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Le conseguenze dell'abuso degli antibiotici

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Perché è sempre più difficile guarire da infezioni anche semplici e banali? La pediatra ci parla delle conseguenze dell'uso e abuso di antibiotici, in particolare nei bambini

Uso e abuso di antibiotici

L’allarme era stato lanciato a livello mondiale da alcuni anni, ma da qualche mese l’OMS afferma che siamo entrati in quella zona chiamata post-antibiotica. Ciò significa avere difficoltà a curare e guarire da infezioni semplici e anche banali. La parola d’ordine è quindi fare in modo di trovare delle contromisure a quella che potrebbe essere una situazione pericolosa per ciascuno di noi.

Purtroppo con l’uso a volte sconsiderato di antibiotici abbiamo permesso il proliferare di patogeni che sono diventati resistenti agli antibiotici, per cui il riemergere e comparire di malattie infettive anche insidiose, il non riuscire a produrre nuovi antibatterici efficaci sono una minaccia reale per la salute del mondo intero. La preoccupazione maggiore è la comparsa di resistenze agli antibiotici di “ultima risorsa” verso batteri multi-resistenti e se nei prossimi anni questa tendenza non si inverte la capacità di debellare alcuni batteri potrebbe essere nulla.

Antibiotici: come usarli in modo sicuro e corretto

La resistenza batterica agli antibiotici è in aumento sia Italia, che è uno dei Paesi caratterizzati dai livelli più elevati di resistenza a questi medicinali, sia in Europa, la causa sono le cattive abitudini di consumo, l’uso indiscriminato dell’antibiotico per un nonnulla, l’abuso ha accresciuto negli ultimi anni la resistenza batterica, rendendo gli attuali antibiotici meno efficaci.

Abuso di antibiotici nei bambini

L’antibiotico non risparmia nessuno, quindi anche i neonati possono essere colpiti dalla non copertura della terapia antibiotica, e anzi questo può manifestare un esito infausto. Recentemente si è visto che proprio l’ambiente ospedaliero può portare a questa conclusione in seguito a infezioni da batteri presenti nell’ambiente ospedaliero, sala parto e operatoria, luogo di degenza, che sono divenuti resistenti e multi resistenti agli antibiotici. Ma anche ambienti poco puliti e protetti possono favorire il quadro, esempio trascorrere molto tempo con un neonato in carrozzina o in fascia nei supermercati, in ambienti affollati, poco igienizzati.

I batteri maggiormente colpevoli e noti in ambito neonatale sono lo stafilococcus aureus, lo psuedomonas aeruginosa,la klebsiella pseudomonas e pneumoniae, il coli, l’enterobacter…, batteri che fino a qualche anno fa erano facilmente debellabili. Il perché lo abbiamo detto, e nei neonati la ridotta risposta immunitaria fisiologica può essere una delle cause in abbinamento alla virulentazione maggiore del batterio che col tempo è mutato rafforzandosi. Ci suffraga tutto questo la ricerca condotta da più parti che ha evidenziato come l’utilizzo prolungato di antibiotici, e a volte non mirato, è associato a un aumentato rischio di colonizzazione da germi resistenti.

Medico e paziente devono avere una consapevolezza maggiore nella prescrizione e nell’assunzione di antibiotici, questo è uno step importante contro le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici che entra a far parte di strategie comuni e iniziative integrate a livello politico-economico, industriale, scientifico e culturale : le cause e i meccanismi dell’antibiotico-resistenza vanno indagati, i comportamenti impropri corretti, l’incidenza delle infezioni evitabili prevenuta e ridotta , terapie innovative e sempre più personalizzate sviluppate e rese disponibili.

A partire dagli anni Settanta, il numero di nuovi antibiotici si è costantemente ridotto e scoprire nuovi farmaci oggi è una grande sfida scientifica. I nuovi approcci per contrastare i batteri più resistenti, includono prodotti di sintesi chimica e naturali diretti a specifici meccanismi di resistenza. Tutti dobbiamo concorrere affinchè la sensibilizzazione di pazienti e operatori sanitari sia massima, ricordare che gli antibiotici vanno assunti sempre nei tempi e nelle modalità indicati dal medico curante, l’autocura, interrompere spontaneamente la terapia, assumere dosi diverse da quelle indicate, vanno evitati, perché si possono avere effetti sia sull’efficacia della cura sia sullo sviluppo dei batteri resistenti.

Usare l'antibiotico sbagliato non cura l'infezione e debilita ulteriormente l'organismo dando ai patogeni maggiori possibilità di fare danni. La parola d’ordine è la prevenzione che si fa lavandosi bene e coscienziosamente le mani ogni volta che tocchiamo il neonato, farlo vivere in un ambiente salubre, ben areato e ossigenato, lontano da fonti malsane. Per esempio, contro le malattie da raffreddamento, gli antibiotici servono poco e nella maggior parte dei casi nulla.

Consigli della pediatra

Sindromi influenzali e simil-influenzali, raffreddore, mal di gola, otiti sono quasi sempre virali, non batteriche, per cui usare gli antibiotici contro i virus non si risolve il problema, ma anzi lo aggrava. Se siamo vittime dell'influenza le uniche strategie realmente utili è stare a riposo, a letto, in un ambiente confortevole, mangiare cibi leggeri e nutrienti, assumere frutta e verdura per introdurre le vitamine, bere molto e utilizzare antipiretici per abbassare la febbre presente per alcuni giorni. Gli antibiotici sono suggeriti dal medico solo in casi particolari, per prevenire o curare possibili infezioni batteriche secondarie facilitate dall'influenza, in particolare polmoniti.

Se manifestiamo il raffreddore, gli antibiotici non servono mai, quindi aspettare che il quadro con rinorrea, naso chiuso, faccia il suo decorso, e aspettare che passino. Anche il mal di gola nella maggioranza dei casi è virale e si allevia con decongestionanti locali: pastiglie, risciacqui del cavo orale con soluzioni disinfettanti ecc.. Solo se è intenso, associato a febbre che tende a persistere oltre 2-3 giorni nonostante l'uso di antipiretici, può essere necessario un intervento con antibiotici, ma a stabilirlo e a dire quale farmaco usare deve sempre essere il medico.

La tosse può essere solo uno dei sintomi dell'influenza oppure una patologia a sé. Agli antibiotici si ricorre se necessario, se la situazione non migliora in 4-5 giorni e c'è il rischio di un'infezione batterica dei bronchi o dei polmoni. Anche in questo caso, a decidere se è davvero il caso di prescriverli sarà il medico. Spetta dunque al medico identificare la natura virale o batterica di una infezione e indicare di volta in volta la terapia idonea, che può essere anche un rimedio fitoterapico, omeopatico, della medicina complementare.

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