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Troppo fluoro fa male ai denti e anche alle ossa

La fluoroprofilassi è davvero utile? In realtà potrebbe essere dannosa per i denti e per le ossa

I dentini dei bambini

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    Lavare i denti
    Redazione PianetaMamma 15 luglio 2013
    La carie dentale è ancor oggi una delle patologie cronico degenerative a più elevata prevalenza in quasi tutti i paesi del mondo. L’impiego del fluoro quale agente cariostatico ha radici lontane nel tempo. Fu il Dr. Dean nel 1942 a mettere in evidenza come l'assunzione di fluoro in fase pre-eruttiva (LEGGI) dava origine ad uno smalto con struttura più resistente agli acidi.
    Da allora gli studi che si sono occupati dell'argomento sono stati innumerevoli, molti volti a dimostrate l’efficacia dell’elemento nella prevenzione della carie, ma molti altri a cercare di sconsigliarne l’uso per non incorrere nella fluorosi, ovvero l’effetto dell’assunzione a lungo termine di un eccessivo quantitativo di fluoro durante la fase di amelogenesi (produzione dello smalto dei denti) nei denti permanenti (2-3 anni). Infatti, la prolungata assunzione di fluoro può colpire le ossa, tant’è che affligge ancora oggi l’80% dei bambini in età scolare. Quindi, cari genitori, prima di effettuare la fluoroprofilassi ai vostri bambini, pensateci bene. Vedi le foto: I dentini dei bambini



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    I danni della fluorosi dentaria
    Esistono pochi studi scientifici condotti sugli integratori di fluoro e tutti dimostrano che l’effetto di questi supplementi sulla prevenzione delle carie è decisamente blando. Non solo… In realtà, la scienza ha anche riscontrato svariati effetti negativi dovuti a un’eccessiva somministrazione di fluoro sulla salute dell’uomo. Tuttavia, molti pediatri e dentisti consigliano ancora la fluoroprofilassi (compressine o gocce) per i bambini di pochi mesi. Il punto è che l’integrazione di fluoro può essere dannosa.



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    La fluorosi dentaria è in aumento soprattutto tra la popolazione che fa uso di integratori a base di fluoro. Di fatto, si manifesta con lo scolorimento dello smalto dei denti. I denti appaiono screziati, macchiati, puntinati, decolorati, ecc. Così, lo smalto saturato di fluoro è più vulnerabile all’attrito e all’erosione.
    Inoltre, i danni da fluoro non si manifestano solo a livello dei denti, ma anche delle ossa e di altri tessuti umani. Il fluoro ha effetti negativi anche sul sistema nervoso centrale e determina alterazioni comportamentali e deficit cognitivi.

    Curiosità: gli abitanti dell’antica Ercolano soffrivano di fluorosi scheletrica, come quelli di oggi.
    Grazie a un’indagine multidisciplinare i ricercatori dell’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche di Portici (Imcb-Cnr) e dell’Università Federico II di Napoli hanno dimostrato come questa patologia metabolica delle ossa e delle articolazioni sia endemica dell’area vesuviana.



    Lo studio, pubblicato sulla rivista «PLoSONE» (Public Library of Science), è coordinato da Pier Paolo Petrone del Museo di antropologia dell’Università Federico II, con Michele Giordano dell’Imcb-Cnr, Fabio Guarino e Stefano Giustino del Dipartimento di biologia strutturale e funzionale dell’Università. Vedi le foto: I dentini dei bambini All’origine della malattia invalidante, che colpisce decine di milioni di persone soprattutto in Africa, in India e in Cina, vi è l’alta concentrazione naturale di fluoro nelle acque e nel suolo, tipica delle aree vulcaniche. La ricerca ne rileva e descrive le caratteristiche nelle vittime dell’eruzione del 79 d.C., dopo aver passato in rassegna 76 scheletri appartenuti a una popolazione di età da 0 a 52 anni.
    Dall’esame delle peculiarità morfologiche, radiologiche, istologiche, chimiche, scheletriche e dentarie si è constatato un aumento significativo della concentrazione di fluoro con l’età e un correlato grado di lesione della colonna vertebrale e di altri distretti articolari” spiega Michele Giordano dell’Imcb-Cnr.



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    Per la determinazione del fluoro negli scheletri è stata adottata l’analisi di attivazione neutronica strumentale (Inaa). Una tecnica complessa, utilizzata presso lo University of Missouri Research Reactor, che ha rivelato livelli di fluoro da 2.000 a 11.300 ppm (parte per milione), indicativi dell’avvelenamento intra-vitam. I valori di fluoro più alti, maggiori di 9.000 ppm, si osservano negli adulti sopra i 40 anni, che rivelano una fase patologica molto grave, paralizzante, come quella osservata tuttora nelle regioni endemiche”.

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    Questi livelli sono a tutt’oggi presenti ed attivi, come risulta da test clinico-epidemiologici su un campione di bambini in età scolare dei comuni vesuviani, “che ha rivelato l’80% di fluorosi dentaria e caratteristiche cliniche di portata epidemica, quali dolori articolari, dermopatie, ipertiroidismo e contenuto di fluoro nel sangue superiore ai valori massimi raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità”, come conclude Pier Paolo Petrone.
    La comparazione dunque mostra per le popolazioni vesuviane un rischio permanente, non sempre valutato, anche perché le fasi iniziali della malattia sono mal diagnosticate”.

    Per ulteriori informazioni:
    http://www.compagniairis.it/iris/bambini/fluorosi.asp?m=bambini&sub=bBYes
    http://www.dottorperuginibilli.it/index.php/non-date-integratori-di-fluoro-ai-vostri-figli-
    http://www.apeg.it/apeg/Iniziative_APeG/Odontoiatria/Fluoroprofilassi.htm

    Silvia Casini


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