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Se il bambino è celiaco

La celiachia è una malattia autoimmunitaria di origine genetica che può comportare delle gravi conseguenze, in alcuni casi irreversibili. La cura è solo una dieta senza glutine ma forse sta per arrivare la tanto agognata medicina per celiaci

di  Beatrice Spinelli

La celiachia è una malattia autoimmunitaria di origine genetica che se non viene diagnosticata e trattata tempestivamente può comportare delle gravi conseguenze, in alcuni casi irreversibili. Si manifesta in seguito all’ingestione di proteine del grano che danneggiano la mucosa intestinale.

Per chi ne soffre alimenti come pane, pasta, pizza, biscotti sono assolutamente proibiti. La sostanza “incriminata” responsabile di questa grave intolleranza alimentare infatti è il glutine presente nel frumento, nel farro, nell’avena, nel kamut, nell’orzo, nella segale, nella spelta e nel triticale. Nello specifico ciò che l’organismo della persona celiaca non riesce a digerire ed assorbire è una componente proteica del glutine, cioè la gliadina.



L'alimentazione del bebè mese per mese



Questa proteina produce una risposta immunitaria abnorme a livello intestinale che a sua volta genera un’infiammazione cronica che può danneggiare gravemente  i tessuti dell’intestino impedendo l’assorbimento di importanti nutrienti. La celiachia ha un’incidenza che varia da paese a paese: secondo le statistiche più recenti ogni anno vengono fatte circa 5000 nuove diagnosi della malattia che colpisce un italiano su 100/150. L'Associazione Italiana Celiachia (AIC) classifica la malattia in forme diverse:

    * tipica, in cui i sintomi sono perlopiù diarrea e arresto della crescita;
    * atipica, che si presenta tardivamente con sintomi soprattutto extraintestinali (come l'anemia);
    * silente, nella quale mancano sintomi evidenti;
    * potenziale, evidenziata da esami sierologici positivi (presenza di antigliadina IgA e IgG) ma con biopsia intestinale normale

Nei bambini piccoli, nella maggior parte dei casi, l’intolleranza al glutine si evidenzia a distanza di qualche mese dall’introduzione del glutine nella dieta con i sintomi caratteristici della diarrea, vomito, irritabilità, arresto della crescita o calo ponderale.

Nelle forme che esordiscono più tardi, cioè dopo il 2°-3° anno di vita, i disturbi gastroenterici sono meno intensi e in genere prevalgono altri sintomi, come un ritardo nell’accrescimento della statura e/o del peso, ritardo dello sviluppo puberale, dolori addominali ricorrenti e anemia che non si risolve nemmeno con la somministrazione di ferro per via orale. La dieta senza glutine, condotta con rigore, è l’unica terapia che garantisce al  bambino celiaco un perfetto stato di salute.

L'AIC- Associazione Italiana Celiachia ha redatto un prontuario degli alimenti permessi e di quelli da evitare: la guida viene aggiornata ogni anno.

Sul sito dell'associazione, www.celiachia.it si possono trovare anche gli indirizzi dei ristoranti e delle gelaterie “gluten free” oltre a tante altre informazioni.



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Seguire la dieta che impone la celiachia implica un forte impegno di educazione alimentare e un grande controllo da parte dei genitori perché se è vero che il bambino celiaco può mangiare tranquillamente la carne, il latte, i latticini, le uova, le verdure, il riso e il mais che non contengono glutine, è anche vero che vanno eliminati dalla sua dieta tutti gli alimenti contenenti frumento, orzo e loro derivati, come ad esempio il malto. Ciò significa che al bambino andrebbe negata la maggior parte degli alimenti confezionati, dalle merendine alle torte, la pasta e il pane, la pizza. 


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Se non fosse che ormai sul mercato è possibile trovare diversi prodotti sostitutivi, che portano la sigla degli alimenti senza glutine (il simbolo è quello della spiga sbarrata) che permettono al bambino celiaco di seguire una dieta varia e bilanciata e di ridurre notevolmente l’elenco degli alimenti proibiti. Infatti in alternativa o in combinazione alle farine che contengono glutine è possibile utilizzare farine e altri derivati delle patate, del riso, della soia o di altri legumi. È anche possibile usufruire di alcune agevolazioni dal momento che i prodotti gluten-free possono essere concessi gratuitamente attraverso la presentazione di una documentazione rilasciata dalla ASL che attesta l’esistenza della malattia.


 Come seguire un'alimentazione sana e corretta



In definitiva la difficoltà maggiore per i genitori di un bimbo celiaco riguarda la gestione alimentare: la dieta deve essere organizzata in base alle informazioni dettagliate disponibili sugli ingredienti di ciascun prodotto in vendita nei supermercati o dei piatti di un ristorante o di una mensa. Il problema è che spesso il glutine può essere “nascosto” in alcuni cibi, perfino in alcuni farmaci come additivo, aroma o conservante.

Per questo è molto importante che i genitori si assicurino che anche salse, sughi e bevande non contengano glutine, neanche in minima parte. Allo stesso modo bisogna controllare le etichette dei prodotti industriali, quali i gelati, i dadi, salumi perché nella composizione degli addensanti potrebbe esserci il glutine. Oggi molti prodotti presentano ben in evidenza la scritta “senza glutine” e questo costituisce un prezioso accorgimento per i celiaci.


La celiachia

Meglio comunque leggere bene l’etichetta per evitare brutte sorprese e richiedere informazioni dettagliate sui piatti nel caso in cui ci si trovi in un ristorante. Da questo punto di vista negli ultimi anni la situazione è molto migliorata perché c’è una maggiore attenzione verso questo malattia. Sugli scaffali dei supermercati compare sempre più spesso la dicitura gluten free per indicare prodotti sicuri per le persone celiache e sono sempre più numerosi i ristoranti che specificano nei menu le portate senza glutine.

Ma bisogna prestare la massima attenzione anche in casa: in cucina nulla deve essere “contaminato” dal glutine. Ad esempio bisogna assicurarsi che l’acqua di bollitura non sia stata precedentemente usata, magari per cuocere la pasta, o che sia presente anche una minima traccia della sostanza sulle stoviglie o sui piatti. La ricerca medico-scientifica comunque lascia ben sperare per il futuro perché negli USA è stata messa a punto una pillola contro la celiachia che è ancora in fase di sperimentazione. Qualora i test sull’uomo diano un esito positivo il farmaco, da assumere prima dei pasti, permetterebbe di bloccare l’effetto tossico del glutine consentendo così alle persone celiache di alimentarsi in modo normale

 

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