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Sclerosi multipla: il metodo Zamboni funziona oppure no?

Nicoletta Mantovani dichiara di aver sconfitto la sclerosi multipla grazie al metodo Zamboni. Di cosa si tratta?

Nei giorni scorsi l'annuncio di Nicoletta Mantovani, la vedova di Luciano Pavarotti. Malata da 25 anni di sclerosi multipla (LEGGI), ha dichiarato di essersi sottoposta al metodo Zamboni e di aver sconfitto la sua malattia.

I suoi sintomi - problemi agli occhi e di equilibrio, vertigini, insensibilità alle mani, formicolii, stanchezza cronica, incontinenza, disturbi del sonno, difficoltà nell’articolare le parole - sono scomparsi e lei da il merito al metodo Zamboni.

Di cosa si tratta?
Paolo Zamboni è convinto che Secondo una malformazione nota come “insufficienza venosa cerebro-spinale cronica” (CCSVI) potrebbe contribuire ai danni del sistema nervoso centrale nella sclerosi multipla.
La CCSVI è un’anomalia del flusso sanguigno in cui il sistema venoso, a causa di malformazioni che causano un restringimento delle principali vene cerebrali, non è in grado di rimuovere efficacemente il sangue dal sistema nervoso
centrale. Quindi, curare questa malformazione con un'angioplastica potrebbe migliorare i sintomi legati alla sclerosi multipla.


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I sostenitori del metodo Zamboni chiedono a gran voce l'apertura di centri specializzati che applichino questa tecnica, ma ad oggi manca ancora il via libera del Governo, e anche parte della comunità scientifica si mostra perplessa di fronte alla reale efficacia della cura Zamboni.

L'Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM), insieme alla Federazione Italiana Sclerosi Multipla, ha dato vita due anni fa al progetto Cosmo, il più ampio progetto di ricerca realizzato in Italia sul metodo Zamboni: 1.767 (1.165 persone con Sm, a confronto con 376 controlli normali e con 226 persone con altre malattie neurologiche), 35 i centri neurologici coinvolti, 26 i sonologi formati, distribuiti sull’intero territorio nazionale, 3 lettori esperti internazionali per la lettura centrale dello studio.


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I primi risultati non sono, però, incoraggianti: su 1.165 malati di sclerosi multipla esaminati, la Ccsvi è stata riscontrata solo in 38 di essi, cioè solo nel 3,26% dei pazienti. In altre parole, il 97% delle persone con SM non ha la CSSVI.
L’insufficienza venosa cerebrospinale cronica è palese in 12 persone sane su 376 esaminate, pari al 2,13% dei casi; è stata rilevata inoltre nel 3,10% dei casi di pazienti con altre patologie neurologiche: solo 6 su 226.
L'Aism quindi ha concluso che "la frequenza così bassa, abbinata con l’esigua presenza di Ccsvi in tutti e tre i gruppi diversi di persone analizzate toglie ogni possibile dubbio ed elimina la possibilità di un’associazione tra Sm e Ccsvi. Per curare la sclerosi multipla e sconfiggerla è necessario percorrere altre strade".

Qualcuno, però contesta i risultati. A denunciare "pregiudizi e carenze metologiche" è lo stesso Paolo Zamboni, che aveva preso parte allo studio e poi lo ha abbandonato, nonchè l'Associazione ‘Ccsvi nella sclerosi multipla Onlus’.


Per approfondire:
CCSVI nella sclerosi multipla
AISM
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