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Psicosi infantili: approccio psicologico moderno

Un anno fa parlavamo di psicosi nell’ articolo “Psicosi infantili e psicosi puerperali” destando non poche polemiche da parte di alcuni genitori. Oggi abbiamo intervistato per Voi uno specialista chiedendo delle definizioni dettagliate circa le patologie citate

autiUn anno fa parlavamo di psicosi nell’ articolo “Psicosi infantili e psicosi puerperali” destando non poche polemiche da parte di alcuni genitori. Oggi abbiamo intervistato per voi uno specialista chiedendo delle definizioni dettagliate circa le patologie citate nell’articolo di cui sopra, al fine di andare incontro per quanto possibile alle domande dei nostri lettori, fermo restando che questo, come il precedente, sono articoli puramente informativi che non vogliono sostituirsi ad una consulenza medica.
L’esperto al quale abbiamo rivolto le domande è il Dottor Luca Saita, un giovane psicologo che ha acquisito il suo bagaglio formativo all’Università La Sapienza di Roma e alla University of Sunderland in Inghilterra dove ha avuto modo di approfondire e conoscere nuove tecniche di terapia psicologica nei suoi approcci più moderni e al quale dedichiamo un ringraziamento speciale per la grande disponibilità con cui ci ha accolto.

Dottor Saita, che cos'è l'autismo nello specifico?

Prima di iniziare a rispondere alle domande vorrei fare una premessa. Mi accingo a rispondere non nel modo tipico dei manuali di psichiatria, che possono essere facilmente trovati su qualunque sito internet con una breve ricerca, e che indicano sintomi, esordio, e tutte le caratteristiche tipiche delle varie sindromi, bensì in una prospettiva ed in una chiave più moderna, in linea con gli ultimi studi di psicoterapia familiare, del ramo cosiddetto 'sistemico-relazionale', ovvero che tiene conto degli individui e del contesto dove gli individui esistono e vivono. Partendo dalla definizione
di Winnicot 'There is no such thing as a baby, there is a baby and someone', cioè non esiste un bambino in sè e per sè, esiste un bambino insieme a qualcun'altro, è importante considerare tutto ciò che accade al bambino
parallelamente al contesto famiglia.
Passando alla prima domanda, l'autismo si può definire come una chiusura del bambino verso il mondo, con un evitamento attivo di tutti gli stimoli esterni di tipo relazionale, e la fissazione su oggetti o su attività ripetitive. Il bambino appare quindi 'estraneo' al mondo, non ricambia lo sguardo, non si relaziona.
Non bisogna confondere però l'autismo infantile con le psicosi infantili, perché il segno distintivo dell'autismo è proprio nella mancanza di relazione con l'altro, laddove, al contrario, nelle psicosi, che consistono in una difficoltà a tenere conto della realtà, il contatto con l'altro può essere stabilito e mantenuto.

Definire l'autismo nello specifico, effettivamente non è stato ancora fatto. Prima di tutto perché ci sono livelli differenti di autismo, secondo poi perché nonostante la grande mole di studi, le cause non sono state ancora chiarite
in modo definitivo. Sicuramente, come in molte patologie, prima si riesce ad intervenire, prima si può aiutare il bambino.

- Cosa sono le psicosi sintomatiche e le psicosi funzionali?

Le psicosi funzionali sono facilmente identificabili poiché strettamente connesse ad un danneggiamento organico, seguito ad esempio a malattie o traumi. In questo caso quindi, è un danno organico, fisico, ad essere la causa.
Nelle psicosi sintomatiche invece non vi è la presenza di un disturbo organico, quindi diciamo che l'origine è psicologica. Entrando in questo argomento, entriamo in un campo difficile, in quanto le cause della psicosi infantili possono essere molteplici. Vorrei fornire io una prospettiva nuova e moderna, innovativa, che ha riportato risultati brillanti ed inaspettati, e che ha preso piede solo da 40 anni a questa parte.
Le psicosi infantili sono state oggetto di numerosi studi da parte di psicoterapeuti, primi fra tutti in Italia il "gruppo di Milano", i cui primi studi sono culminati con la pubblicazione del libro 'I giochi psicotici della famiglia'.
Per questi autori le psicosi non sono solo 'della persona', bensì fanno parte del sistema stesso, per cui non è più la persona ad essere psicotica, ma il contesto, ed i 'giochi' che il contesto opera, a livello relazionale e comunicativo.

- A che età si può manifestare una schizofrenia infantile?

Esiste un detto sudamericano che dice "la pazzia è un'arte". I bambini possono essere grandi artisti, quindi fin dai tre
anni riescono in questo. L'età limite è quella dei vent'anni. Dopo i vent'anni non si riesce più a diventare schizofrenici. Aggiungo a questo, che è ormai dimostrato come la schizofrenia sia inserita in una serie di giochi familiari, per cui alla famiglia 'serve' uno schizofrenico. Per quali motivi? Molto spesso per placare grandi conflitti familiari tra i genitori, per spostare la tensione e lo sguardo di tutti su 'altro'. Anche i bambini più piccoli, possono
percepire le tensioni, quindi, in maniera difensiva iniziano a fare 'i matti', così da tenere in scacco e contemporaneamente salvare l'intera famiglia. Aggiungo che non sempre è così, esistono illimitate variazioni sul tema,
seppure la scuola di Psicoterapia Familiare di Palo Alto in California, ha dimostrato questo per bene

- Che cosa sono le schizofrenie precoci e quali possono essere i sintomi?

Le schizofrenie precoci sono le schizofrenie che hanno un esordio in età scolare a livello della scuola elementare, o anche precedente. I sintomi possono essere di due tipi: sintomi positivi, ovvero allucinazioni, fissazioni, linguaggio
disorganizzato e comportamento disorganizzato o catatonico;
sintomi negativi, ovvero apatia, depressione, perdita del piacere.
Anche per questo vale quello detto prima.
I sintomi negativi sono stati riletti dalla teorie più recenti in termini di 'sciopero', oppure sono funzionali a tenere un
genitore a casa, diciamo che il bambino diventa quindi un 'controllore' di un genitore. Anche i sintomi positivi giocano le stesse funzioni di quelli negativi. Ricordo un caso da manuale, di un bambino che faceva il catatonico, fino a farsi accompagnare dalla mamma al bagno e a farsi pulire a 9 anni, tutto questo svelato in terapia familiare come un espediente per controllare la mamma, avendo letto il bambino sugli occhi del padre più volte il suo terrore che la
moglie lo tradisse.
La grande evoluzione della scienza e nella cura delle psicosi e delle schizofrenie, è stata quella di dare un ruolo 'ATTIVO' al malato, anche ai bambini, per cui la malattia 'SERVE' a qualcosa o a qualcuno, ed è questo che la genera, ed è questo quello che va capito per poterla curare

- Che cos' è la sindrome simbiotica?

La sindrome simbiotica è una difficoltà del bambino di staccarsi dalla mamma, distacco che genera grande ansia e paure così forti tali che il distacco non è più possibile. La teoria dell'attaccamento ha studiato tali dinamiche, soprattutto Bowlby, con il concetto di 'base sicura'. Non è facile staccarsi per il bambino quando sente che la mamma non fornisce una base sicura, oppure quando sente il suo bisogno che lui le stia accanto.
Voglio aggiungere un punto importante rispetto a tutto quello detto fin qui: il bambino ha un ruolo attivo, quindi non si tratta di 'colpe' dei genitori che 'rovinano' i figli.
I figli a volte possono essere 'impiccioni', mettersi a ficcare il naso nelle cose dei genitori, pensare di comprendere bisogni del genitore e poi assecondarlo anche se questo non è stato chiesto loro. E questa è la parte che i figli mettono, e che nulla ha a che fare con i genitori.

- Il disturbo bipolare infantile rientra nella gamma delle psicosi. Quali sono le sue caratteristiche e come si cura?

Il disturbo bipolare infantile, tradotto in termini non tecnici, significa il passare da uno stato di eccitazione maniacale
ad uno stato di grande depressione da parte del bambino, che diventa da iperattivo a depresso. Questo è un quadro molto grave, molto più grave per quanto riguarda gli adulti, e per la cura di tale disturbo è consigliata una psicoterapia familiare, che riesca a svelare i motivi di tale comportamento del bambino, e quali fattori determinano il disagio che sfocia in una esagerata attività, fino alla depressione.

Dott. Luca Saita
Psicologo
www.psicologoroma.eu
Iscrizione Psicologi del Lazio n. 13.213
Studio: Via Nomentana n. 133 Roma -00161-
Per contatti: cell. 3356779357

Antonella Marchisella




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