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Il piattismo dei piedi nei bambini

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La pediatra ci parla delle deformità del piede nel bambino e in particolare del piede piatto nei bambini. Quali sono le cause di questo difetto e quali sono i trattamenti possibili ? Quando è necessario un intervento chirurgico ?

Piede piatto nei bambini

L’attività del pediatra e la sua collaborazione con l’ortopedico e il fisioterapista sono di fondamentale importanza per una corretta prevenzione ed un corretto trattamento delle deformità del piede nel bambino, come è per il piattismo. A volte il pediatra può rimanere disorientato di fronte alla varietà di immagini di piattismo che rileva all’esame podoscopico, e alla grande varietà di soluzioni che vengono spesso proposte da diversi ortopedici di fronte alla stessa patologia.

Sotto il termine “piede piatto confluiscono molte patologie (fratture, miopatie, ecc.), ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di un piede piatto lasso infantile (dai 3 agli 8 anni) o di un piede piatto del fanciullo (fra gli 8 ed i 12-13 anni). Alla nascita tutti i piedi sono piatti e, in pratica, prima dei 3 anni il piede piatto è normale, per la mancata maturazione dei meccanismi antigravitari (ipotonia muscolare, lassità dei legamenti, ecc.) e per l’abbondante adiposità della volta plantare.

Fra i 3 ed i 6 anni il 50% dei bambini ha ancora un piede piatto, ed un abbassamento della volta plantare è presente normalmente nel 15% degli adulti. Le forme para-fisiologiche sono asintomatiche e tendono al miglioramento spontaneo, sono generalmente associate a calcagno valgo e vengono descritte in letteratura in una quantità sorprendentemente diversa di termini (piede piatto lasso, statico, flessibile, fisiologico, funzionale, essenziale, idiopatico, sindrome pronatoria, ecc.), che pur con sfumature diverse di significato raggruppano grossolanamente queste affezioni non dipendenti da una causa specifica.

Come prevenire e curare il piede piatto

Il piede piatto è un piede caratterizzato dall’appiattimento della volta plantare normalmente formata dalla forma e dal reciproco incastro delle ossa del piede, dalla maturità del tessuto connettivo costituente capsule e legamenti, e dal perfetto funzionamento di una serie di muscoli chiamati cavizzanti.

Piede piatto, cause

Quando il bambino inizia a camminare, l’immaturita’ del tessuto connettivo e lo scarso sviluppo dei muscoli permettono un ampia escursione dei movimenti ammortizzanti del piede, con l’appiattimento della volta ad ogni passo. Questo fenomeno iniziale non è di insufficienza ma elemento di apprendimento. La volta che si appiattisce permette di toccare o sfiorare il terreno a diversi elementi riflessogeni situati nella pianta del piede, che inviano informazioni propriocettive ai centri nervosi che a loro volta azionano per via riflessa spinale i muscoli deputati alla creazione e al mantenimento della volta dando loro informazione della quantità e forma che devono conferire alla volta. Quando per cause ancora non ben note si verifica un rallentamento o un inceppamento di questi meccanismi, la volta plantare non assumere prontamente la sua forma e dimensione normale o non si forma affatto, ci troviamo di fronte ad un piede piatto.

Esistono due forme cliniche di piede piatto infantile

  • piede piatto flessibile, è la varietà più comune, frequentemente si associa a lassità articolari generalizzate, è sempre asintomatica, benigna, molte volte si associa ad altri disturbi posturali (ginocchio valgo, passo intrarotato).
  • piede piatto rigido, è caratterizzato da rigidità e dolore del piede, si associa a condizioni patologiche congenite e a seconda dell’entità della deformazione distinguiamo 4 gradi di deformità, caratterizzati da diverse impronte plantari osservabili al podoscopio o all’esame baropodometrico.

L’esame clinico è importante per:

  • classificare il grado di deformità del piede del bambino ed escludere condizioni più gravi. La diagnosi precisa, effettuata da un medico specialista, mediante l’osservazione diretta e il ricorso a esami strumentali è fondamentale;
  • instaurare un trattamento ortesico idoneo che sarà più efficace quanto più è precoce;
  • effettuare una valutazione globale dell’apparato muscolo scheletrico in modo da individuare alterazioni posturali contrastabili con la scelta di esercizi e sport idonei.

Il piede piatto va sempre inquadrato in un contesto posturale, valutando globalmente il bambino e ponendo attenzione ai disturbi associati come le alterazioni della colonna , il ginocchio valgo o il passo intra o extrarotato;

  • seguire nel tempo l’evoluzione della deformità, seguendo il bambino nel periodo della crescita, aiutando la correzione spontanea dei difetti di allineamento posturali;
  • per valutare l’eventuale ricorso all’intervento chirurgico di calcaneo stop nei casi più severi non migliorati dal trattamento conservativo.

L’esame podoscopico dell’impronta plantare è un utile strumento di valutazione morfologica dell’appoggio del piede. Lo strumento più semplice per una valutazione statica è il podoscopio, che rimane lo strumento più idoneo per uno screening di base e per una valutazione pediatrica di primo livello. Il podoscopio è costituito da una struttura portante in metallo, con un piano trasparente solitamente di cristallo sul quale il paziente sale, a piedi nudi. Il piano trasparente è illuminato tangenzialmente da un sistema a luce diretta, neon o polarizzata, che rende più evidenti le immagini. In un piano inferiore, uno specchio inclinato riflette l’immagine della pianta dei piedi e ne permette una più comoda visione. Le informazioni derivano dal contorno dell’impronta e dalla distribuzione dei carichi, evidenziata dalla differente intensità luminosa, soprattutto nei podoscopi a luce polarizzata.

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Piede piatto, normale o cavo

In base all’esame podoscopico il piede viene definito piatto, normale o cavo: è considerato normale quando la larghezza dell’istmo è inferiore alla metà del tallone anteriore e superiore ad un terzo. Se la larghezza dell’istmo è maggiore della metà del tallone anteriore, si parla di piede piatto di I grado; se tutta la pianta è a contatto del suolo, di II grado e, se il margine mediale deborda, di III grado, vedi figura

L’esame podoscopico non è significativo prima dei 3-4 anni in quanto il piede piatto è fisiologico, inoltre il corretto posizionamento del bambino non è semplice da ottenere, per cui la prima osservazione al podoscopio deve essere effettuata fra i 4 ed i 7 anni. In questo arco di tempo, l’esame va effettuato precocemente nei pazienti che lamentano qualche disturbo o qualche alterazione del passo, così come in quelli che hanno camminato presto e che sono avanti nello sviluppo rispetto all’età anagrafica, mentre può essere effettuato più tardivamente nei soggetti che hanno camminato tardi ed in quelli con sviluppo fisico e motorio più lento.

In ogni caso, una valutazione deve essere effettuata prima degli 11-12 anni, in quanto dopo tale età non sono più utilizzabili efficacemente le tecniche di artrorisi che consistono nel limitare l’eccessiva flessibilità del piede mediante l’inserzione di una piccola endortesi riassorbibile nel seno del tarso. Prima dei tre anni esiste un solo tipo di piede piatto patologico la cui diagnosi precoce è di fondamentale importanza.

Piede torto o piede piatto reflesso

Si tratta del piede piatto reflesso, una varietà di piede torto congenito che per l’aspetto della pianta del piede è detto anche a barca, a gondola. La diagnosi differenziale con il piede piatto fisiologico è sempre facile, in quanto il piede piatto reflesso è estremamente rigido, mentre il piede piatto fisiologico è flessibile, anzi troppo flessibile. L’esame del piede in pediatria inizia con l’anamnesi familiare, l’anamnesi personale fisiologica e patologica, seguita dall’esame del piede in scarico e sotto carico, dall’esame della marcia, dai test funzionali e dall’esame della calzatura.

Piede piatto, trattamenti

Il trattamento conservativo nel piede piatto nel bambino sono semplici regole di vita quotidiana che il medico specialista ortopedico o fisiatra dà ai genitori e la prescrizione di plantari specifici, frutto di un ragionamento biomeccanico preciso che dia inizio a un progetto terapeutico da seguire nel tempo adatto al caso in oggetto. Scopo fondamentale del plantare è correggere la pronazione del retropiede, sollevando e spingendo verso l’alto l’astragalo e di permettere all’avampiede di ruotare internamente. In commercio troviamo diversi tipi di plantari, ma è solo lo specialista a prescriverlo, perché l’uso di un plantare corretto è fondamentale, in quanto anche qualora non riuscisse a correggere la deformità, esercita in ogni caso un’azione passiva, facendo assumere al piede un allineamento posturale corretto in modo da non creare squilibri allo scheletro e alle articolazioni soprastanti, ovvero lo trasforma in un piedistallo ottimale, fondamentale per il fisico di un bambino in crescita. Il trattamento chirurgico del piede piatto nel bambino si suggerisce nei bambini di 11 -12 anni con piede piatto di 3° o 4° grado, che giungono all’osservazione dello specialista per la prima volta o in cui il trattamento con plantare non ha dato miglioramenti.

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