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Nuove scoperte sulle coliche dei neonati

I batteri possono essere buoni o cattivi. E giocano un ruolo chiave nelle coliche neonatali

Dopo una giornata tranquilla, la sera il bambino scoppia a piangere e  a urlare (LEGGI).
Si ripiega su se stesso come se avesse uno spasmo doloroso e non si calma in nessun modo.


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I giorni successivi, alla stessa ora, succede lo stesso. I pianti sono acuti, insistenti, disperati.
Nonostante il pianto, però, il bambino è perfettamente sano e cresce benissimo.
Con il passare delle settimane, le crisi scompaiono spontaneamente.

Per molte mamme questo racconto sarà sembrato molto familiare.
Sono le coliche gassose del lattante (o coliche neonatali) che colpiscono un gran numero di bambini nei primi mesi di vita (LEGGI).


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Le cause di questo disturbo non sono ancora chiare, ma negli ultimi tempi molti studi si sono focalizzati sui batteri intestinali (LEGGI) E adesso la conferma arriva anche da un nuovo studio condotto dalla Radboud University Nijmegen olandese e pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Pediatrics.

Secondo questa ricerca il responsabile delle coliche sarebbe un batterio trovato nell'intestino dei bambini.

Gli scienziati hanno esaminato campioni di feci di 12 bambini con coliche e 12 senza coliche che sono stati seguiti per i primi cento giorni di vita.

I ricercatori sono riusciti ad analizzare più di mille diversi tipi di batteri presenti nell'intestino grazie a una sofisticata tecnica di sequenziamento del DNA e alla fine hanno scoperto che i bambini che soffrono di coliche (LEGGI) hanno un maggior numero di batteri intestinali chiamato proteobatteri rispetto ai bambini che non soffrono di coliche.

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Stando a quanto spiega Caroline Weerth, uno dei ricercatori, questi proteobatteri sono noti per la produzione di gas, che provoca dolori intestinali nei neonati.

Quali le prospettive per il futuro? i ricercatori precisano che i bambini vengono al mondo con un intestino sterile, cioè vuoto di qualsiasi batterio, ma con il passare dei giorni la flora intestinale si moltiplica e cresce: poter individuare tempestivamente la presenza dei proteobatteri potrebbe rivelarsi utile per prescrivere trattamenti efficaci e rapidi, come quelli a base di batteri buoni (LEGGI), chiamati probiotici.


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