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Il mutismo selettivo

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Cos'è il mutismo selettivo? La psicologa ci spiega quali sono le cause e come intervenire per aiutare il bambino a superare le sue paure

Mutismo selettivo

Ci sono dei comportamenti infantili che possono sembrare piuttosto strani ed incomprensibili soprattutto se riguardano contesti in cui il bambino dovrebbe interagire e socializzare, cioè in presenza di estranei o a scuola. Ed ecco che il piccolo tende a nascondersi dietro le gambe della mamma, a chiudersi in se stesso, a non parlare per lungo tempo e a far di tutto per passare inosservato.

Cos’è il mutismo selettivo? Innanzitutto va fatta una distinzione tra autismo e mutismo selettivo e, anche se son presenti alcune analogie, in realtà sono due cose differenti. L’autismo è una patologia psichiatrica infantile che riguarda tendenzialmente gli aspetti relazionali: il bambino non ha sviluppato la capacità di interagire col mondo circostante e per questo non manifesta nessun genere di comunicazione sia con i propri genitori che con gli estranei. Il suo mondo interiore è il proprio punto di riferimento come unico possibile e col quale genericamente comunica: l’autistismo mutacico, è uno stadio dello sviluppo ancor più arretrato del bambino che parla o emette suoni.

Mutismo selettivo nei bambini: cause e rimedi

Il mutismo selettivo è l’assenza di comunicazione da parte del piccolo in particolari contesti e deriva tendenzialmente da fobie specifiche. L’assenza di linguaggio e dell’interazione con gli altri sono, quindi, delle componenti comuni ad entrambe le patologie con caratteristiche di particolare gravità legate prevalentemente all’autismo.

Sintomi del mutismo selettivo

Secondo il Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM IV-R) il mutismo selettivo o elettivo si manifesta con i seguenti sintomi:

  • Il bambino non parla in determinati situazioni tra cui la scuola o in occasioni sociali;
  • Parla laddove si sente a proprio agio come in famiglia o a casa (qualche volta il comportamento è presente anche in questi frangenti);
  • Il mutismo dura da almeno un mese;
  • L’incapacità del bambino a parlare interferisce con la sua capacità di funzionare a scuola o durante le attività sociali;
  • Non vi è presenza di altri disturbi (schizofrenia, autismo, ritardo mentale o disturbi della comunicazione).

È chiaro che la difficoltà del bambino è motivata da una reale incapacità a comunicare poiché sopraffatto da un’ansia che “toglie letteralmente la parola”, per questo è associata alla fobia sociale il cui livello di gravità è il più alto. Capita che, in situazioni in cui comunemente tutti i coetanei sono abbastanza spontanei, lui abbia un blocco emotivo che lo immobilizza fino a restare “senza voce”.

La fobia sociale è una paura specifica legata a situazioni in cui deve esibirsi, ma tale difficoltà persiste anche quando non gli viene richiesto di farlo, nel senso che si sente continuamente “sotto i riflettori” pur non essendolo. Il mutismo selettivo compare tra il 1 e i 3 anni d’età periodo nel quale il piccolo sviluppa le capacità comunicative ma che utilizza parzialmente in quanto le caratteristiche di timidezza e di riservatezza sono preminenti. Ed ecco che una volta a scuola risultano più manifeste, favorendo una preoccupazione non indifferente nei genitori che vengono informati tramite le insegnanti.

Mutismo selettivo, come intervenire

Il mutismo selettivo però non sempre viene riconosciuto come tale poiché i casi sono rarissimi e per questo la diagnosi può risultare non corretta. In ambito scolastico l’indicazione più idonea è proprio quella di eseguire un piano di intervento individualizzato soprattutto se il bambino riesce a progredire a livello di apprendimento ma ha difficoltà ad interagire verbalmente. Tale percorso gli permetterà di favorire il suo inserimento diminuendo la sua ansia e incoraggiando la sua crescita. In famiglia, l’obiettivo principale dovrebbe essere quello di aiutarlo nella sua evoluzione evitando il più possibile le punizioni, le pressioni e le richieste esplicite di “comunicare” contro la sua volontà.

È importante permettergli di sentirsi a proprio agio sia in casa che fuori, “accettando” il suo mutismo e standogli vicino nelle situazioni più difficili da gestire come supportarlo, coccolarlo, sorridergli e parlargli con dolcezza e calma. Qualsiasi tipo di difficoltà può essere superata se riconosciuta in tempo, per cui è fondamentale che ci sia comprensione ed empatia nei confronti dei suoi vissuti e delle sue fragilità.

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