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Lettera della mamma di un bambino allergico

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Avere un bambino allergico non è semplice. Ecco la lettera della mamma di un bambino allergico a un papà molto gentile e sensibile

Mamma di un bambino allergico

La volontà di una mamma e di un papà è di crescere un figlio libero: libero dal giudizio degli altri, libero dal pensiero corrente – affinché ne abbia uno proprio – libero da un'immagine allo specchio. Eppure può accadere che un bambino possa essere vincolato da ciò che il suo corpo gli impone: per qualche motivo l'organismo non riesce ad assimilare certi cibi e produce delle reazioni allergiche, che in alcuni casi possono essere addirittura mortali.

Se da una parte un genitore desidera rinforzare le unicità che ha il proprio bimbo, dall'altra a volte vorrebbe che fosse uguale agli altri. Le allergie sono diverse dalle intolleranze. Queste ultime infatti coinvolgono il metabolismo - ciò spiega perché si può diventare intolleranti a determinati alimenti anche nel corso della propria vita – mentre le allergie riguardano il sistema immunitario e sono di solito ereditarie: l'allergene - ovvero quella proteina presente in un cibo innocua per molti ma che per la persona allergica è causa di rischio – innesca una serie di reazioni nel sistema immunitario tra cui la produzione di anticorpi che scatenano i sintomi come prurito, tosse o affanno. In alcuni casi – per fortuna non la maggioranza – la reazione allergica è così violenta da rischiare la vita per shock anafilattico.

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Immaginate che a soffrire di una forma molto grave di allergia sia un bambino piccolo: ciò determinerà inevitabilmente la sua vita sociale. Alle feste, a scuola, al ristorante i suoi genitori dovranno alzare costantemente la soglia di attenzione. Se ad esempio soffre di un'allergia al latte o alla frutta a guscio non è sufficiente eliminare questi alimenti dalla dieta, perché essi sono contenuti anche in altri cibi che all'apparenza non centrano nulla. Si sa quanto i bimbi siano golosi, quanto amino il cioccolato, che purtroppo può contenerli entrambi. E allora bisogna imparare a convivere con una compagna di vita un po' “bastarda”: si insegna al proprio figlio a non mangiare nulla che non sia portato da casa, a evitare tutto ciò che non si conosce. A malincuore bisogna essere una sentinella.

Lo racconta bene Rebecca Fishman Lipsey - giornalista e mamma di un bambino allergico – che dal sito dell'Huffington Post descrive ciò che prova quando il suo piccolino viene invitato a delle feste di compleanno:

Quando arriva la torta ricoperta di candeline, dentro di me prego che resti "calmo" quando tutti gli altri bimbi ne prendono un pezzo mentre lui deve mangiare sempre gli stessi dolcetti "sicuri" che porto da casa. Anche quando cerco i prodotti migliori, non riesco mai a stare al passo con le delicate prelibatezze che abbondano in queste occasioni

Ovviamente una madre sa che suo figlio dovrà per tutta la vita fare i conti con l'allergia e a volte non può far a meno di provare invidia:

Vorrei essere una persona migliore, ma devo essere onesta. A volte sono invidiosa di fronte a tutti quei bambini che si godono la torta, senza preoccuparsi di nulla. Il mio piccolino deve essere sempre attento e disciplinato, mentre io sono diventata una maniaca del controllo degli ingredienti. Succede sempre. Il mondo non soddisferà i bisogni alimentari di mio figlio e, se sbaglio, posso mettere a rischio la sua vita

Eppure. Eppure c'è chi – quando meno te lo aspetti – si prodiga affinché il tuo bambino per una volta possa divertirsi senza pensare ad una possibile catastrofe. Il figlio di Rebecca è stato infatti invitato ad una festa di una compagna il cui papà ha assicurato che ci sarebbe stata una torta senza frutta a guscio e che avrebbe ripulito la casa da eventuali tracce di noci. Il tutto senza avere particolari legami con la famiglia di Rebecca, ma solo per una parola tanto usata e spesso non “sfruttata” fino in fondo: l'empatia. Essa è ciò che ti permette di trovare un'immedesimazione, un'immersione nello stato d'animo altrui. Probabilmente questo papà avrà pensato a come avrebbe potuto sentirsi sua figlia nella stessa situazione e ha agito di conseguenza. Perché non è uno scherzo non mangiare del cibo che a detta di tutti è buonissimo. E ha compiuto una delle azioni che dovrebbero compiere i genitori: l'accoglienza.

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E la giornalista conclude la lettera con queste parole:

A te, caro papà, posso solo dire grazie. Grazie per aver compreso che mio figlio vuole solo divertirsi come un matto senza avermi sempre alle costole. (...)  Per non averci fatto sentire un peso o un problema. Per avermi mandato un invito che ho potuto accettare senza esitazioni, per la prima volta.

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