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La storia di un bambino disprassico che oggi va in bicicletta

Un parto difficile e un bambino che con il tempo manifesta difficoltà nella parola e nel movimento. Questa è la storia di Elia, pubblicata su Vanity Fair. Il racconto a lieto fine di due genitori che hanno un bambino affetto da disprassia

Un parto difficile (LEGGI) e un bambino che con il tempo manifesta difficoltà nella parola e nel movimento. Questa è la storia di Elia, pubblicata su Vanity Fair; il racconto a lieto fine di due genitori che hanno un bambino affetto da disprassia, una sindrome poco conosciuta in Italia. Si tratta di un disturbo della pianificazione dell'atto motorio che causa un deficit nel percorso di apprendimento e verbalizzazione. Chi ne soffre, pur essendo dotato di normale intelligenza, fatica a parlare, a usare un linguaggio adeguato al contesto, a mettere insieme gli elementi della realtà, e così diventa complicato anche correre, andare in bici etc.



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Il protagonista di questa storia è Elia, un bambino che ora ha 5 anni e mezzo e che soffre di questo disturbo. I genitori, Natalia e Alessio Pizzicannella, raccontano a Vanity, di essersi trasferiti in Svizzera, a Locarno perchè avevano capito che in Italia, il piccolo non sarebbe stato seguito seriamente dalle strutture pubbliche. Da settembre Elia andrà all'asilo, all'Istituto Sant'Eugenio, dove vengono seguiti anche bambini con disturbi del linguaggio e dell'apprendimento (LEGGI). Natalia e Alessio raccontano la sensazione di stupore provata per l'accoglienza ricevuta e l'aiuto e la disponibilità manifestati dall'Istituto e dal Supporto Pedagogico della città.





Poi i genitori raccontano la storia del piccolo: Elia è nato dopo un parto difficile, con uno schiacciamento irregolare del cranio, tremore forte, ipertono accentuato. I medici avevano detto loro di non preoccuparsi, ma in realtà quelli erano i primi sintomi dei fastidi più gravi che si sarebbero presentati in seguito. A 2 anni e mezzo sono comparsi i primi problemi: il bambino non rispondeva alle sollecitazioni ed era "fermo" fisicamente; c'è chi pensava fosse autistico, e chi diceva che si trattava solo di un disturbo di linguaggio. Grazie ad una logopedista di Palestrina, Natalia e Alessio hanno scoperto che il bambino soffriva di disprassia. Elia ha iniziato privatamente un percorso di recupero e potenziamento cognitivo utilizzando il metodo Feuerstein (LEGGI) con una specialista. I risultati si sono visti da subito, ma purtroppo durante il giorno, nella scuola materna, il bambino veniva lasciato da solo, a guardare la finestra, senza essere coinvolto nelle altre attività. Così la mamma e il papà di Elia hanno deciso di non mandarlo più a scuola, dove la situazione stava solo peggiorando.



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Ma ora per Elia è iniziata una nuova vita in Svizzera, grazie anche al percorso di recupero seguito: ha imparato a disegnare, vestirsi e svestirsi da solo, e andare in bici. E i genitori, fiduciosi, dicono " ..Ben seguito potrà recuperare al cento per cento e fare la vita che desidera. Erano disprattici anche Beethoven, John Lennon e Walt Disney. E lo sono Steven Spielberg (GUARDA LE SUE FOTO), Jack Nicholson (GUARDA LE SUE FOTO), Quentin Tarantino (GUARDA LE SUE FOTO)

Fonte Credits| Vanity Fair
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