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La dislessia si cura con gli psicofarmaci

L'Ospedale Bambin Gesù di Roma ha aperto un nuovo reparto di neuropsichiatria per minori dove saranno curati anche disturbi come la dislessia: ma è giusto usare i farmaci per questi problemi?

Silvio De Fanti, Vicepresidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, ha denunciato l'apertura, presso l'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, di un nuovo reparto di neuropsichiatria per minori, dove anche malattie come la dislessia possono essere curate con gli psicofarmaci. Secondo De Fanti si tratta di "uno scandalo di gran lunga peggiore della recente notizia di genitori inviati in una clinica privata al costo di 38.000 euro per operare i propri figli".



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Il reparto dell'ospedale dispone di 8 posti letto. E servirà anche per occuparsi di disturbi dlel'apprendimento e del linguaggio, come la dislessia, la disortografia, la disgrafia o la discalculia. Malattie che, secondo De Fanti, non dovrebbero essere trattate in ambito psichiatrico.

Il Professor Stefano Vicari, Responsabile dell’unità operativa di neuropsichiatria infantile del Bambin Gesù, intervistato da Radio Vaticana, ha spiegato quali sono i "due grandi capitoli delle malattie psichiatriche in età evolutiva", ovvero i “disturbi dello sviluppo, cioè i disturbi che sono presenti fin dalla nascita nel bambino, come l’autismo, il disturbo del linguaggio, l’ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività) e la dislessia, anche se la dislessia si rende evidente quando il bambino arriva a scuola: però, è qualcosa che si porta dietro”.

Secondo il professore "dobbiamo convincerci che la malattia psichiatrica è una malattia biologica, come la polmonite, il cancro o qualunque altro disturbo. Ha una sua origine biologica forte, il contesto ambientale certamente la può favorire o contenere; ma è una malattia”. E per questo deve essere curata con i farmaci, anche se si tratta di bambini. Secondo il professore, infatti, “un disturbo psichiatrico non riconosciuto al suo esordio o mal curato ha un’altissima probabilità di diventare una disabilità cronica in età adulta”.







E spiega l'obiettivo di questo nuovo reparto: "Nelle scuole di specializzazione di pediatria spesso non si insegna a riconoscere i segni precoci dell’autismo o dell’anoressia, di una depressione o di un esordio psicotico. Così sono ancora moltissimi i ragazzi e le ragazze non diagnosticati e non curati, spesso con effetti drammatici… Il nostro impegno è quello di diffondere una cultura psichiatrica che faccia della salute mentale una priorità educativa, il cardine del normale sviluppo dei nostri bambini”.

Ma non tutti sono d'accordo sul fatto che anche disturbi come la dislessia possano essere considerati alla pari di problemi come l'autismo. Bisognerà capire se effettivamente in questo nuovo reparto si vorrà cercare di curare la dislessia con psicofarmaci oppure se si porteranno avanti, in assenza di patologie neurologiche specifiche, solo terapie non farmacologiche.



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A questo proposito la Professoressa Vincenza Palmieri, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, pone una domanda: "Come mai il personale psichiatrico si occupa in maniera così invasiva e senza limitazione professionale alcuna, di competenze che appartengono a questioni di carattere esclusivamente pedagogico? Quali sono i risultati, sul piano epidemiologico e della ricerca scientifica, di tanta ingerenza e di tali prassi?

E poi spiega:Da tempo stiamo denunciando l’abuso diagnostico e terapeutico su bambini assolutamente sani ma che, a causa di una legge improbabile (la Legge 170 del 2010), basata su falsità scientifiche e su diagnosi che altro non sono che la riproposizione di un sintomo o di un segnale di difficoltà (come la disgrafia, ad esempio) finiscono nell’imbuto della salute mentale! E delle case farmaceutiche o, recentemente, a causa proprio dei sistemi compensativi previsti dalla succitata normativa, delle aziende informatiche!”.
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