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La depressione in infanzia

L’età evolutiva è un momento del ciclo di vita peculiare in cui anche la patologia ha un carattere “evolutivo”, nel senso che non si manifesta negli stessi modi e tempi che si riscontrano nella personalità formata di un adulto

bambino-piange_1La diagnosi della depressione in infanzia è stata una tematica dibattuta a lungo fin dagli inizi del Novecento. Lo stesso Sigmund Freud riteneva che non fosse possibile fare una diagnosi di depressione prima dei sei anni, in quanto non si sarebbe ancora formato il Super–Io, istanza indispensabile per avvertire il senso di colpa, sintomo chiave della depressione stessa, che lo psicoanalista viennese riteneva emergere solo alla conclusione della fase edipica.

Allo stesso modo, per coloro che si occupano di diagnosi in età evolutiva appare assurdo applicare ai bambini gli stessi criteri diagnostici che vengono utilizzati per gli adulti. L’età evolutiva è un momento del ciclo di vita peculiare in cui anche la patologia ha un carattere “evolutivo”, nel senso che non si manifesta negli stessi modi e tempi che si riscontrano nella personalità formata di un adulto. Ciò non significa però che la depressione non esista nei bambini, ma solo che assume delle caratteristiche peculiari, proprie dell’età che stiamo prendendo in considerazione.
E’ quindi possibile parlare di bambini depressi alla stregua di adulti? E come si manifesta la depressione in infanzia? Come adulti siamo abituati ad associare il sentimento della depressione alla perdita di qualcuno o di qualcosa e quindi ci riferiamo ad un evento che genera dentro di noi un lutto da elaborare, da cui deriva la tristezza e l’angoscia per questo strappo incolmabile.
Vivere la depressione è percorrere un cammino che rende il nostro tempo circolare, dove nessuna prospettiva futura compare sul nostro orizzonte, dove il senso che prevale è quello di un’angoscia stagnante, che spegne la voglia di vivere, di una colpa oscura da espiare, a volte al costo della stessa vita.

Se pensiamo a questo scenario ci rendiamo conto che nella mente di un bambino tutto questo è estremamente complesso per poter essere provato. La depressione dell’adulto è altra cosa rispetto a quella del bambino, che non avverte angoscia, né senso di perdita, né colpa, né idee suicidarie.

La depressione nei bambini è stata identificata per la prima volta da Spitz nel contesto dell’ospedalizzazione prolungata. Le videoregistrazioni di bambini intorno ai due anni mostrano le conseguenze di un lungo periodo di deprivazione materna. La depressione infantile è stata così associata a condizioni particolari, come l’istituzionalizzazione, o successivamente come condizione reattiva alla depressione della madre. Un famoso studio condotto da Tronick ha evidenziato come una madre depressa, che mostra indifferenza e disinteresse nei confronti del proprio figlio, che non cerca il contatto visivo con lui e che non vocalizza durante le interazioni, produca nel figlio anche molto piccolo una sorta di contagio emotivo.
Alcuni fattori di rischio sembrano essere correlati al rischio di sviluppare la depressione in infanzia: tra essi la perdita precoce del genitore, l’abuso, l’abbandono e il trauma.
Ma oltre a queste condizioni particolari la depressione intorno ai due o tre anni si manifesta con alcune caratteristiche peculiari che differenziano il quadro clinico da quello dell’adulto: un bambino depresso appare caratterizzato da un umore disforico misto ad irritabilità, insieme a condotte regressive, labilità emotiva, ansia di separazione e lamentele somatiche, solitudine e ritiro sociale.

Il dialogo con il proprio figlio appare lo strumento più efficace per indagare sulle motivazioni che possono aver dato origine a questo stato: a volte dietro un comportamento insolito può semplicemente celarsi la richiesta di una maggiore vicinanza del genitore da parte del bambino.
Nel caso in cui invece la condizione persista nel tempo, e vi si aggiungano anche sintomi come mancanza di appetito e disturbi del sonno, isolamento sociale, che possono compromettere sia l’accrescimento fisico del bambino che il suo processo di socializzazione è il caso di consultare uno specialista

Isabella Ricci

 

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