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La depressione in età evolutiva: l'importanza di una diagnosi precoce

Tra i diversi quadri psicopatologici riscontrabili in età evolutiva, il disturbo depressivo può essere considerato uno dei più rilevanti per frequenza, gravità e prognosi a medio e lungo termine

depressione_1Tra i diversi quadri psicopatologici riscontrabili in età evolutiva, il disturbo depressivo può essere considerato uno dei più rilevanti per frequenza, gravità e prognosi a medio e lungo termine.
Ancora oggi si presenta come una delle categorie diagnostiche psichiatriche di maggiore interesse scientifico e clinico. La depressione in età evolutiva è stata per anni un’entità clinica controversa e relativamente poco studiata. Il motivo di ciò va ricercato nelle posizioni concettuali estremamente diverse assunte dagli studiosi che si sono interessati dell’argomento.
Molti sostengono che la depressione come sindrome completa è estremamente rara in età evolutiva, ed in ogni caso va compresa e studiata fine a se stessa, indipendentemente dai canoni valutativi utilizzati per gli adulti, facendo riferimento a segni e sintomi caratteristici del giovane.

Negli ultimi anni sono stati fatti notevoli progressi nella conoscenza del disturbo depressivo ad insorgenza precoce, grazie agli studi approfonditi, soprattutto nei paesi di lingua inglese.
In Italia Scarcella e Lozito (2000) in un loro articolo, centrato sulla discussione della depressione in età evolutiva, non lasciano dubbi sul fatto che una depressione nell’infanzia esiste e non solo in termini psicodinamici, ma anche clinici. È piuttosto in discussione la sua frequenza, la diversa sintomatologia in rapporto all’età, la eventuale continuità con i disturbi distimici o bipolari dell’adulto. Secondo i due autori una prima questione aperta è quella della difficoltà diagnostica. Ciò che rende più problematica la diagnosi di depressione in età evolutiva è che il bambino di solito, a differenza dell’adulto non si lamenta direttamente di essere depresso.

La fenomenologia depressiva del bambino, infatti, è più riconoscibile nelle manifestazioni oggettive (come la riduzione dell’attività, dell’iniziativa e degli interessi) che in quelle soggettive e introspettive.
Gli autori sottolineano, un ulteriore elemento che complica la diagnosi di depressione in età evolutiva, rappresentato dalla sua periodicità, che è di difficile accertamento nell’infanzia e nell’adolescenza per la continua interferenza di periodi critici di fisiologica labilità dell’umore.
Dal momento che molto spesso tale sofferenza psichica non assume un carattere chiaro e ben definito, essa se male interpretata e male individuata, può fare fluttuare il minore verso una malattia somatica o moltiplicare le difficoltà di adattamento all’ambiente circostante ed ostacolare l’integrazione sociale, con il conseguente rischio di rifiuto e di isolamento.
La depressione può compromettere il processo di sviluppo interferendo nel funzionamento sociale del soggetto. Di notevole importanza è la considerazione di come un disturbo depressivo, che si manifesta e si struttura nel corso dello sviluppo, possa limitare il bambino nella capacità di padroneggiare i compiti evolutivi, ostacolando fortemente i processi di conoscenza della realtà e creando tensione nelle relazioni con i coetanei e la famiglia.

Da ciò consegue l’importante ruolo degli adulti nel riconoscere i campanelli di allarme, affinché sia possibile fornire al ragazzo un’adeguata comprensione ed un ascolto mirato. Una diagnosi precoce e accurata consente di poter iniziare una strategia terapeutica minimizzando la durata e la gravità della depressione. Purtroppo questo disturbo non viene sempre riconosciuto dalle famiglie, in quanto viene spesso interpretato come una normale oscillazione dell’umore, tipica di una particolare fase legata allo sviluppo.

La depressione in età evolutiva è stata considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il principale disturbo psichiatrico del XX secolo; può infatti assumere il carattere di un disturbo mentale serio e insidioso che interessa l’umore, le energie, gli interessi, il sonno, l’appetito e la vita relazionale delle persone, con il rischio di protrarsi in maniera continuativa fino all’età adulta.
La depressione ad insorgenza precoce è un disturbo che si presenta con una frequenza che varia tra lo 0,4% e il 2,5% della popolazione. La prevalenza della depressione è simile nei due sessi prima della pubertà, ma tende ad aumentare con l’età nel sesso femminile rispetto al sesso maschile.

Essa, tende a presentare caratteristiche di ricorrenza o ciclicità e a protrarsi nel corso dell’adolescenza e fino all’età adulta: studi longitudinali hanno infatti sottolineato come l’insorgenza precoce di un disturbo depressivo aumenti il rischio di una condizione di depressione nell’età adulta.
Il rischio di permanenza di un disturbo depressivo nell’età adulta è maggiore se il pattern clinico del disturbo infantile, si approssima a quello dell’età adulta. Altro elemento da considerare è il fenomeno della “comorbidità”, (presenza contemporanea nella stessa persona di più patologie che tra loro non presentano alcun nesso causale) che nella depressione ad insorgenza precoce è altissima.
Le diagnosi più frequentemente in comorbilità sono: disturbi della condotta, disturbi d’ansia, disturbi dell’apprendimento, disturbi di sviluppo. L’associazione con altre diagnosi in comorbidità, sembra a sua volta influenzare non solo la durata del singolo episodio depressivo, ma anche la risposta al trattamento e la prognosi.
In età evolutiva sintomi depressivi sono espressi in modo multiforme a seconda dello stadio di sviluppo del giovane.

Nei primi anni dell’infanzia (tra i 2 e i 4 anni di età) è possibile iniziare a identificare forme precoci di depressione, in un’inibizione globale delle risposte accompagnate da tristezza, apatia, scarsa mimica facciale, scarso contatto visivo, pianto particolarmente frequente e agitazione al momento del distacco. A livello somatico è possibile incontrare un rallentamento del processo di crescita e una regressione nelle funzioni fisiologiche.

Più tardi (tra i 4 e i 6 anni) il bambino tende a comunicare il suo disagio somatizzandolo, ovvero manifestando ansia, eczemi, disturbi del sonno, nausea, vomito, coliche addominali, stereotipie motorie.
La natura della depressione inizia a cambiare sostanzialmente, quando il bambino raggiunge l’età scolare (dai 6 anni in poi).
Questo cambiamento è legato all’internalizzazione definitiva dei sistemi di valori genitoriali, al consolidamento della coscienza di sé e ad una vasta comprensione del mondo esterno. L’auto-attribuzione di inadeguatezza insieme a sentimenti di frustrazione e insoddisfazione, diventano una fonte permanente nella depressione del bambino in età scolare. Egli tende a manifestare il suo disagio attraverso l’iperattività, la mancanza di concentrazione e lo scarso rendimento scolastico, la difficoltà rispetto all’inserimento sociale e all’integrazione nel gruppo dei pari.
Durante l’adolescenza lo sviluppo ha raggiunto uno stadio in cui la depressione assume proporzioni adulte. I processi intellettivi sono maturati ad un livello adulto e consentono la piena dimensione della rappresentazione di sé, del giudizio, della percezione del tempo e dei sentimenti di conflitto interno. Inoltre sono note le connessioni dell’adolescenza con le crisi emozionali ed il dubbio su se stessi; ogni insuccesso viene attribuito totalmente a responsabilità personali. Tutte queste caratteristiche rendono maggiormente assimilabile la depressione adolescenziale a quella dell’adulto

LETTURA CONSIGLIATA:
Orbach, I. (1991). Bambini che non vogliono vivere, Firenze, Giunti

Dott.ssa Giuliana Apreda
Psicologa Psicoterapeuta


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