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Autismo nei bambini: come riconoscerlo e cosa fare

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Autismo nei bambini: facciamo un po' di chiarezza con l'aiuto della nostra psicologa. Come riconoscerne i sintomi, quali sono le cause e come dovrebbero comportarsi i genitori

Autismo nei bambini

Troppo spesso si sente parlare di autismo in maniera poco informata e a volte con una certa leggerezza. Non appena nel contesto degli asili o delle ludoteche si nota un bambino introverso, che si isola o che predilige un determinato tipo di passatempi subito ci si allerta e si sospetta il peggio. Ma cerchiamo di capire con l'aiuto della nostra psicologa cosa si intende con la parola "autismo", quali sono i sintomi e come dovrebbero comportarsi i genitori.

I Sintomi dell’autismo

Sin dalla tenerissima età è possibile osservare nel bambino dei sintomi riconducibili all’autismo. Riconoscerlo in tempo ed in maniera preventiva può migliorare la condizione dei bambini. Individuare l’autismo non è cosa semplice, ma neanche impossibile. Nei lattanti, infatti, già prima degli 8-12 mesi alcuni comportamenti possono far pensare che ci sia qualche atteggiamento di evitamento all’interno delle relazioni intrafamiliari soprattutto nei confronti della mamma che lo allatta e lo osserva in maniera più diretta.

Un cartone per raccontare il mondo visto dai bimbi autistici

Il Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali – V, riconosce dei criteri per fare una diagnosi di Autismo:

A) Deficit della comunicazione e dell’interazione sociale in contesti diversificati tra loro

  • Deficit nello scambio e nella reciprocità emotiva, difficoltà a condurre una conversazione attraverso una ridotta condivisione di interessi, emozioni, percezioni e reazioni fino alla totale assenza di iniziativa nella ricerca di interazione
  • Deficit della comunicazione non verbale (gesti, espressioni del volto, postura, linguaggio del corpo) e verbale. Scarsa ricerca del contatto oculare o evitamento completo
  • Deficit nello strutturare e mantenere delle relazioni appropriate al livello di sviluppo, difficoltà a fare amicizia, ad adattarsi all’ambiente e scarso interesse per le persone.

B) Comportamenti ristretti e ripetitivi: Ecolalia, stereotipie comportamentali, uso ripetitivo di oggetti, frasi idiosincratiche

  • Riluttanza ai cambiamenti: rituali motori, persistenza nel fare la stessa strada o mangiare lo stesso cibo, domande ininterrotte, manifestazione di forte stress nei confronti dei cambiamenti.
  • Interessi limitati, di fissazione, anormali. Forte attaccamento per oggetti insoliti e interessi persistenti.
  • Iperattività o ipoattività agli stimoli sensoriali forniti dall’ambiente: apparente indifferenza al caldo/freddo e al dolore, risposta ostile nei confronti di suoni, eccessivo annusare o toccare gli oggetti, attrazione per gli oggetti che ruotano.

C) I sintomi sono presenti già dalla prima infanzia, ma possono non essere percepiti sino al momento in cui entra a contatto con situazioni sociali più esplicite.

D) I sintomi devono limitare le attività quotidiane

  • Espressioni del volto e movimento degli occhi

0-9 mesi:i neonati sorridono e entro i 7 mesi riescono a seguire gli oggetti in movimento. Anche attorno ai 3 mesi possono esprimere felicità, gioia ciò che risulta più evidente a 9 mesi periodo nel quale manifestano il loro stato d’animo. Se ciò non avviene parliamone con il pediatra.

  • Suoni e comunicazione

Emissione di suoni e farfugliamento sono caratteristici della crescita fino ai 7 mesi. I piccoli emettono suoni in maniera anche ripetitiva ma è possibile differenziare la loro modalità da quella per la quale si sospetta una sindrome autistica che ha un ritmo diverso. Ad esso si associa lo strillare e il ridere che se non presente potrebbe far supporre di doversi confrontare con uno specialista.

  • Linguaggio

Bisogna porre attenzione all’eloquio il cui ritardo rispetto agli altri bambini o all’età media, potrebbe allarmare i genitori. Nel 20% dei casi i bambini autistici non parlano anche se, nei casi meno gravi, il processo comunicativo non è assente. A circa 12 mesi dalla nascita cominciano a pronunciare le prime parole generalmente ‘mamma’, ‘papà’ o ‘pappa’, ‘nanna’ e a 24 possiedono già un piccolo vocabolario composto da 20 parole circa.

  • Gioco

Se si chiama il bambino e questi non risponde, se evita di giocare con gli altri, se non riesce a imitare gli adulti oppure a simulare determinati giochi, per esempio con i bambolotti, manifestando una difficoltà immaginativa il piccolo potrebbe presentare disturbi autistici. Naturalmente non è la sola presenza di un sintomo a determinare la diagnosi ma un insieme e la sua gravità dipende da tanti fattori naturalmente di origine genetico-ambientale.

Autismo infantile lieve

Esistono tre livelli di gravità dell’autismo.

  • Nel primo caso, il più grave è evidente un ritiro dall’ambiente esterno con una stereotipia del comportamento ripetitivo e fisso ed una quasi totale assenza della verbalizzazione e del non verbale.
  • Un secondo livello di gravità intermedia i cui comportamenti analoghi ai precedenti appaiono abbastanza di frequente e con un interesse sociale di scarsa entità, che lo fa apparire disinteressato.
  • Nel livello più lieve i comportamenti ripetitivi generano interferenze con gli scambi ambientali e di interazione sociale. È possibile che il bambino resista ai tentativi di interrompere la ritualità. È desumibile quanto però, un programma personalizzato e mirato, possa determinare il recupero di alcuni processi interattivi e aiutare il soggetto a potenziare le risorse personali in termini di scambio e di reciprocità relazionale.

Cause dell'autismo infantile

Le cause dell’autismo sono di origine genetica con forte interazioni ambientali. Ciò significa che non è possibile diagnosticarlo se non osservando direttamente il comportamento. Sarebbe anche opportuno effettuare una diagnosi entro i tre anni di vita, poiché è possibile migliorare la qualità della vita di tali soggetti e dei loro familiari. Da circa vent’anni, infatti la sindrome autistica non è più di rilevanza psico-socio-affettiva poiché, essendo congenita, si è posta attenzione su sette geni ad essa correlati. Ciò significa che un soggetto può essere predisposto ma non svilupparla. Inoltre, il rapporto genotipo-fenotipo non è di causa-effetto ma di propensione, è quindi possibile intervenire migliorando la qualità della vita sia loro che dei familiari attraverso interventi psico-educativi strutturati (Moderato, 2016 – direttore servizi per l’autismo).

Autismo infantile come comportarsi

Data la possibilità di una diagnosi precoce, al minimo sospetto, è bene consultarsi con un pediatra che possa dare indicazioni su una corretta diagnosi attraverso figure specializzate quali lo psicologo o un neuropsicologo e sui centri specializzati. È possibile quindi che un trattamento mirato ed efficiente possa migliorare alcuni comportamenti e favorire le interazioni sociali del bambino intervenendo attraverso gli input ambientali in risposta ai quali il bambino risulta essere deficitario.

 

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