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Encopresi: se la stipsi segnala un disagio

Quando un bambino soffre di encopresi: capire le ragioni e risolvere il problema?

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D.ssa Giuliana Apreda
Psicologa Psicoterapeuta

 

La perdita di feci può riscontrarsi fin dai primi anni di età e spesso rappresenta il sintomo di un disturbo più profondo: la stipsi funzionale. Per arrivare a tale diagnosi bisogna escludere un'anomalia o malattia organica dell'intestino.
La massima ritenzione fecale, spesso si associa, ad una distensione addominale e dilatazione dell'ampolla rettale.
L'encopresi è causata da problemi psicologici e relazionali.

L'acquisizione della continenza fecale si raggiunge intorno ai due/tre anni di età (LEGGI), si verifica un progressivo abbandono del pannolino e in molti bambini coincide con il controllo della continenza urinaria.
La stitichezza in un bambino spesso insorge in correlazione con situazioni di stress familiari o relazionali (traslochi, vacanze, nascita di un fratellino, separazione dei genitori) (LEGGI).

 


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In tutte queste situazioni se le feci sono trattenute per molto tempo verrà riassorbita molta acqua nel retto e conseguentemente diventa più difficile evacuare le feci a causa dell'aumentare del loro volume e della loro consistenza. Si può determinare un accumulo di fecalomi nell'ampolla rettale ed il continuo contatto con le pareti del retto genera una assuefazione del sistema sensoriale propriocettivo viscerale che cessa di inviare segnali al sistema nervoso centrale con conseguente perdita della capacità di percepire la sensazione di riempimento nel retto. La stipsi, in questi casi, diventa strutturata e compare il classico sintomi della costipazione di tipo funzionale: l'encopresi.
I bambini che soffrono di encopresi presentano tipici atteggiamenti del corpo e del viso: natiche strette, gambe incrociate, deambulazione sulla punta dei piedi e saltellano senza un apparente motivo. Si verificano, inoltre, piccole perdite di feci perché i voluminosi fecalomi si accumulano nell'ampolla rettale e distendono il retto e compromettono il meccanismo di continenza. 


Le feci “liquide” scivolano tra la massa fecale e le pareti del retto e gli indumenti intimi (e non solo) si sporcano di continuo.
I genitori tendono ad interpretare la perdita fecale come un atto volontario e spesso il bambino viene condotto dal pediatra per problemi di diarrea (LEGGI).
Le scariche di diarrea sono di solito legate all'infezione dell'ammasso fecale per una rapida riproduzione batterica che comporta una colite tossica.
La maggior parte dei bimbi che soffrono di questo disturbo hanno una storia che risale al periodo neonatale caratterizzata da evacuazioni difficili e poco frequenti, essere sottoposti all'uso di clisteri o supposte, rimproveri e punizioni da parte dei genitori. 

 


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I genitori cadono in un profondo sconforto (e spesso disperazione) e si colpevolizzano ritenendo il disturbo un loro personale fallimento oppure come provocazione e/o pigrizia del proprio figlio. I bambini con encopresi tendono all'isolamento e a giocare poco con il loro pari, anche a causa del cattivo odore delle feci emesse involontariamente. E' spesso associata una instabilità emotiva caratterizzata da intense risposte motorie, scarsa espressività del viso, eccessiva sensibilità nei confronti delle critiche, stato ansioso con facilità al pianto etc.

Il controllo delle feci è di sicuro uno dei primo poteri che il bambino impara ad esercitare (LEGGI). E' consapevole che le evacuazioni compiacciono i genitori e che può trattenerle quando vuole. L'evacuazione diviene allora un modo per ricevere l'approvazione dei genitori e viceversa la non evacuazione un modo per esprimere la sua volontà. Il ricorso a punizioni e a comportamenti rigidi o coercitivi nel corso di educazione all'utilizzo del vasino conducono ad una contenzione reattiva delle feci e alla resistenza all'uso del vasino e successivamente del water. Anche l'uso di clisteri e supposte (a volte necessarie nei primi periodi di trattamento) enfatizza in modo eccessivo le funzioni intestinali e si corre il rischio di creare forti tensioni nel rapporto madre e bambino. E' consigliato, quindi, di ricorrere il meno possibili a questo tipo di rimedi per risolvere il problema.
L'associazione di una terapia farmacologica ad una terapia psicologica familiare consente un miglioramento della sintomatologia. Nel corso del trattamento eventuali insuccessi terapeutici e possibili ricadute non devono essere vissute dal bambino e dalla sua famiglia con ansia o vissuto di colpa che potrebbe aggravare la sintomatologia. Le relazioni familiari possono essere molto rigide e il sintomo stipsi rappresenta un tentativo da parte del bambino di mantenere, attraverso il suo disagio, un certo equilibrio familiare