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I disturbi dell’apprendimento (DSA) nei più piccoli

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I disturbi specifici dell'apprendimento rientrano tra i disagi dei bambini in età scolare. La psicologa ci spiega come riconoscerli e cosa è possibile fare

Dislessia

"Stefano è il primogenito di due figli, ha compiuto 6 anni nel mese di agosto mentre il fratello ne ha 2. Già dalla scuola materna si è evidenziata una certa difficoltà nei processi di apprendimento e, una volta entrato alla scuola primaria, ha subito dato l’impressione di avere problemi comportamentali che lo hanno portato a distrarsi sempre di più. Ciò ha costituito un impedimento per le sue attività scolastiche poiché non riesce a concentrarsi. Legge sillabando, sa contare fino a 10 (ma sembra non avere buona logica) e ha bisogno continuamente dell’aiuto dell’insegnante per portare a termine il lavoro scolastico. “Socializza” solo col gruppo che ha frequentato alla scuola dell’infanzia con cui ha spesso rapporti conflittuali. "

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C’è attinenza tra ritardo mentale e disturbo dell’apprendimento?

Il ritardo mentale viene solitamente diagnosticato quando il funzionamento intellettivo è significativamente al di sotto della media. È accompagnato da deficit adattivi e ha un esordio prima dei 18 anni. Il criterio per classificare il ritardo mentale è dato dal punteggio del QI, ossia il quoziente intellettivo valutabile attraverso una batteria di test cognitivi e neurologici.

Il disturbo specifico dell’apprendimento rientra, invece, tra i disagi dei bambini in età scolare. Più evidenti in questa fase perché si manifestano con difficoltà della lettura, della scrittura e del calcolo. Si parla quindi di dislessia, disortografia e discalculia. Spesso sono associati a disturbi del comportamento quale l’ipercinesia o iperattività, osservabile già dai tre anni in su. I bambini con DSA sono dotati di una normale intelligenza, non c’è pertanto attinenza tra deficit mentale e disturbo dell’apprendimento.

Disturbi Specifici dell'Apprendimento (D.S.A.)

Cosa comporta un DSA e come si riconosce?

La dislessia non permette al bambino di riconoscere il lemma e di comprendere ciò che legge. Di conseguenza non riesce neanche a scrivere correttamente! Il calcolo può risultare difficile poiché il bambino non individua i simboli numerici, dimentica di aggiungere il riporto, non riesce a contare gli oggetti o a seguire i vari passaggi matematici, come se mancasse di logica. Il mediocre rendimento nella lettura, nell'espressione scritta e nella matematica scritta costituiscono le difficoltà specifiche di questo disturbo ed emerge proprio dai numerosi errori di ortografia, di grammatica e di punteggiatura e dalla incapacità di comporre testi scritti lineari e completi. Per esempio, inverte le consonanti b/d, m/n, v/f o i numeri simili 12/21, 13/31. Non riesce a memorizzare le tabelline e alcune informazioni in sequenza come l’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell'anno. Confonde i rapporti spazio-temporali (destra/sinistra, ieri/domani, mesi e giorni, lettura dell'orologio) e può avere difficoltà a esprimere verbalmente ciò che pensa.

In alcuni casi sono presenti anche difficoltà di alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe), nelle capacità attentive e di concentrazione. Il DSA, particolarmente invalidante dal punto di vista psicologico, induce nel bambino che si relaziona con i coetanei, uno stato di depressione poiché lo sconforto derivante dall’insuccesso è difficile da superare autonomamente.

Per evitare che i bambini a lungo andare abbandonino la scuola, le insegnanti sempre più spesso segnalano ai genitori il disagio.

Dislessia: in Italia troppe diagnosi

Quali tutele esistono a livello legislativo per i bambini che soffrono di DSA?

Sussistono oramai diversi corsi di aggiornamento del personale docente ed è difficile che una maestra o un’insegnante non si accorga che un bambino resti indietro nell’esecuzione dei compiti o nei dettati. A tal proposito le normative vigenti dal 2010 e dal 2012 prevedono che l’istruzione degli alunni con DSA sia un diritto e per il quale vi è l’obbligo delle istituzioni scolastiche a formare il personale docente e a supportare adeguatamente i bambini senza nessun genere di discriminazione. Infatti, l’ausilio di programmi specifici per l’apprendimento (software con sintesi vocale, registratore, la calcolatrice e le mappe) sono utilizzati proprio per i bambini con DSA, figli della generazione digitale.

Ma cosa è possibile fare?

Spesso il bambino finisce con l'avere problemi psicologici, quale demotivazione, scarsa autostima e depressione, è bene quindi intervenire tempestivamente segnalando il caso alle ASL competenti e, se sovraccariche di lavoro, ad un esperto dell’area evolutiva (psicologo, psicoterapeuta, psiconeurologo, neuropsichiatra infantile). In tal modo è possibile fare una valutazione approfondita e strutturare un programma di intervento individualizzato che miri al recupero delle aree deficitarie.

È possibile quindi ricorrere ad un esperto quando un insieme di sintomi ci fanno supporre che qualcosa non va? Alcune scuole, data la lunga attesa dei certificati delle ASL accettano quelli rilasciati da professionisti privati con titoli riconosciuti dallo Stato e di comprovata competenza.

Quando è utile lo psicologo professionista?

I disturbi emotivi ed affettivi dello sviluppo generale del bambino sono fondamentali per recuperare la sua performance. Una collaborazione tra l’esperto e l’istituzione scolastica permette di entrare in contatto anche con la famiglia supportandola nell’elaborazione del disagio e fornendo le indicazioni più utili per agevolare nel bambino il suo recupero, tentando di armonizzare il rapporto e di riequilibrare il malessere interiore.

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