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Displasia congenita dell'anca: cos'è e come si interviene

Entro i tre mesi dalla nascita del proprio figlio bisogna fare l’ecografia alle anche, ma sapete tutte il perché?

DISPLASIA DELL'ANCA - Nel neonato le ossa non sono del tutto conformate e, a livello delle loro estremità (epifisi), presentano dei nuclei di accrescimento, ovvero porzioni cartilaginee che con la crescita permetteranno l’allungamento dell’osso e la sua calcificazione. Ma cosa succede se il nucleo d’accrescimento è “displasico”? 

L’anca è una delle articolazioni colpite con maggior frequenza da malformazioni congenite e scoprirne in tempo la sua criticità permette di intervenire tempestivamente evitandone i danni secondari.

Chi sono i sono i soggetti a rischio? La lussazione congenita dell’anca ha carattere eredo-familiare,  predilige il sesso femminile ed ha una frequenza dell’1% nelle popolazioni francesi, spagnole, balcaniche e dell’Italia settentrionale. 

A cosa serve l'ecografia delle anche

Ma mentre si aspettano i tre mesi per l’ecografia quali sono i campanelli d’allarme che possono aiutare le mamme a capire se c’è un problema all’anca? Quali i segni clinici indicativi di questa patologia?

Il segno clinico principe della displasia congenita dell’anca è il segno di Ortolani (anche noto come il segno dello scatto) che si evoca tenendo anca e ginocchia del bimbo flesse a 90° con le ginocchia posizionate nel palmo della mano dell’esaminatore, il pollice nella parte interna delle cosce e le altre dita sul trocantere (all’altezza dell’articolazione dell’anca). Se allontanando le gambe tra loro, e quindi abducendo le anche, si percepisce al tatto uno “scatto”, corrispondente alla parte di femore che rientra nella sua porzione articolare corrispondente (l’acetabolo), allora tale segno è positivo e quindi ci si trova di fronte ad un anca displasica.

Molto spesso questa manovra risulta dolorosa per il bambino per cui può iniziare a piangere.  Difatti, alcune mamme proprio durante il cambio del pannolino si accorgono della presenza di un problema in quanto il neonato, infastidito dalle gambe divaricate,  inizia un pianto più o meno consolabile. Nota bene: tanti neonati piangono durante il cambio pannolino, ciò non implica che siano tutti affetti da displasia congenita dell’anca!

Lo screening neonatale, cos'è e perchè si fa

Nei mesi successivi possono comparire dei segni più marcati e significativi per questo difetto congenito, evidenti al lato corrispondente dell’anca displasica.  Si presenta così la fase di prelussazione in cui sono palesi l’asimmetria delle pieghe cutanee (aumentate in numero e profondità), l’accorciamento dell’arto rispetto a quello sano, l’ appiattimento del gluteo, la tendenza della gambina a ruotare esternamente e l’impossibilità di separare le gambe con la stessa ampiezza.

Il passo successivo è rappresentato dalla lussazione che avviene nel momento in cui il bambino con i primi passi e caricando l’articolazione del proprio peso, la lussa.  Ma grazie alle visite mediche effettuate già in sala parto e allo screening ecografico si è ridotta al limite l’incidenza della lussazione inveterata. 

Cosa prevede la cura? In base all’entità della displasia si passa da un semplice “doppio pannolino” all’uso di divaricatori specifici con lo scopo di riportare la testa del femore nell’acetabolo, rispettando così la fisiologia dell’anca.

Tranquille mamme! La maggior parte dei casi si risolvono senza danni secondari che possono interferire con la corretta deambulazione

 

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