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Displasia congenita dell'anca: cos'è e come si interviene

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La pediatra ci parla della displasia congenita dell'anca nei bambini; come riconoscerla e come intervenire

Displasia congenita dell'anca nei bambini

La displasia dell'anca (DCA), nota anche come lussazione congenita dell'anca (LCA) è il termine medico che indica uno sviluppo anomalo dell'articolazione dell'anca che porta gradualmente la testa del femore a dislocarsi dalla cavità acetabolare. La maggior parte delle persone con displasia dell'anca sono nate con questa condizione. Il neonatologo prima, poco dopo la nascita, e il pediatra poi, durante le visite al primo, terzo, sesto mese, valuta se il nuovo nato presenta i segni di displasia dell'anca: se è diagnosticata precocemente, si corregge facilmente; se è diagnosticata dopo l'età dei 2 anni, può essere necessario un intervento chirurgico per garantire un movimento fisiologicamente articolato.

Non ci sono prove diagnostiche durante la gravidanza che possano prevedere la displasia dell'anca nei neonati e non può essere rilevata dall’esame a ultrasuoni prenatale materno, quindi non si può fare prevenzione.

Cause

La displasia dell'anca è una condizione di nascita, anche se può svilupparsi dopo la nascita in alcuni neonati. Nell'articolazione sana dell'anca, l'estremità superiore del femore (coscia) incontra una parte curva del bacino chiamato acetabolo per adattarsi come una palla e ruotare liberamente nella concavità. Nel caso della displasia spesso la causa è data dagli ormoni materni che aiutano a rilassare i legamenti per facilitare il parto. L'anca sinistra è più frequentemente coinvolta rispetto alla destra a causa della posizione del feto nel grembo materno che porta ad allungare l'anca sinistra più che la destra. 

Le più importanti visite mediche nei primi anni di vita

I fattori che contribuiscono alla displasia dell'anca sono le primipare con bacino molto stretto, le madri di giovane età con più lassità legamentosa, la storia familiare positiva e la posizione del muscolo otturatore. Quando in famiglia c’è una persona con displasia dell'anca, la probabilità che un nuovo necessiti di un trattamento per la stessa manifestazione è del 5-10%. La frequenza della displasia dell'anca che richiede il trattamento varia a seconda della nazionalità, del sesso, della razza e di altri fattori. La displasia dell'anca è circa quattro volte più comune nelle femmine che nei maschi.

Displasia congenita dell'anca nel neonato

Quando la displasia dell'anca è presente alla nascita, l'anormalità può essere rilevata durante un esame fisico di routine del neonato. Durante questo esame, il neonatologo, e poi il pediatra, afferra le ginocchia del bambino, le piega a novanta gradi verso il bacino, poi, con delicatezza, si allontanano, si divaricano e si roteano le cosce; nel caso in cui l’articolazione coxo-femorale non sia adeguatamente sviluppata il pediatra avverte un caratteristico “clac”, uno scatto che è il segno della fuoriuscita della testa del femore dalla cavità acetabolare. Si tratta di una manovra che serve a evidenziare i casi di displasia congenita dell’anca più grave, ma non è in grado di fornire indicazioni su quelli più lievi. Questa è la manovra di Ortolani (dal nome del pediatra ferrarese Mario Ortolani che la ideò). Portare il neonato al fisiatra è la regola, che deciderà per il trattamento da fare. 

Displasia congenita dell'anca nel bambino

In una percentuale minima di casi, il problema non si manifesta che durante l'infanzia. La diagnosi della displasia dell'anca tardiva può essere rilevata durante gli esami di routine della stabilità dell'anca nell'ambulatorio del pediatra durante le visite filtro. I segni che possono portare alla displasia dell'anca e quindi a un’anca che non si sviluppa correttamente includono:

  • Una discrepanza di lunghezza della gamba del lato interessato
  • Zoppica
  • Un camminamento a scorrimento (di entrambe le gambe)
  • Gamma di movimento limitata

Per confermare una diagnosi di displasia dell'anca nei piccoli, fino a 4-6 mesi di età, si utilizza l’ecografia, esame che offre un notevole vantaggio rispetto alla radiografia perché le immagini possono essere prese con l'anca in movimento.

Sintomi della displasia

  • Nel bambino che cammina l’effetto del peso corporeo tende a lussare l’articolazione, determinando un accorciamento dell’arto corrispondente e quindi un'andatura difettosa.
  • Nel bambino grande e poi nell’adulto, a seconda che l’anca sia lussata o meno, si possono manifestare dei problemi di iperlordosi, a carico della colonna, e valgismo del ginocchio, nel primo caso, mentre nel secondo caso, un’anca sub lussata può sviluppare precocemente un’artrosi severa e determinare, così, un importante accorciamento dell’arto.

Cosa fare? Come intervenire?

  • Se viene diagnosticata alla nascita, può essere corretta tramite un’apposita cintura o un tutore;
  • se la diagnosi è fatta quando il bambino ha già iniziato a camminare il trattamento è più complesso e i risultati non sono sempre positivi. I trattamenti sono: non chirurgico e chirurgico. Nel primo caso, nei neonati, si ricorre al divaricatore di Pavlik: uno speciale tutore indossato dal piccolo mediamente per due mesi. Ha lo scopo di mantenere la testa del femore nella cavità acetabolare ed è studiato in modo che le gambe del bambino possano muoversi liberamente e che il cambio pannolini sia agevole. Nei bambini più grandicelli (2-6 mesi di età), il femore viene riposizionato correttamente utilizzando un tutore quasi simile al precedente, che è indossato continuamente per sei settimane e per altre sei settimane parzialmente.
  • Nei bambini tra i sei mesi e i due anni si interviene con l’intervento di riduzione chiusa, ovvero gessatura dopo aver manipolato la coscia e ricollocato la testa del femore. Nel secondo caso, sempre piccoli di età compresa tra i sei mesi e i due anni, quando i precedenti interventi non hanno sortito l’effetto desiderato. Dopo l’intervento è necessaria una gessatura allo scopo di mantenere la posizione dell’anca.
  • In linea generale, una displasia congenita dell’anca trattata precocemente e in modo adeguato solitamente non lascia strascichi; se, invece, non è trattata per tempo e/o correttamente nel corso degli anni si possono manifestare problematiche di vario tipo: dolore, zoppia, artrosi ecc., per le quali saranno richiesti interventi chirurgici ad hoc. Può capitare che in alcuni casi, anche se il trattamento è precoce e adeguato, i risultati sperati possono mancare.

 

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