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Dislessia nei bambini: i consigli della logopedista

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Come riconoscere una dislessia nei bambini, quali sono i segnali più evidenti? La logopedista ci spiega cosa può fare un genitore e un insegnante

Dislessia nei bambini

“Non legge bene, non sarà forse dislessico?” “Mio figlio non sa le tabelline perché è pigro e non vuole ripeterle a casa” Questi quesiti mi sono stati posti da due diverse mamme che hanno accompagnato il proprio figlio per una valutazione DSA nella stessa giornata. Ultimamente si sente parlare sempre più spesso di dislessia, DSA, problemi a imparare le tabelline ma non si riesce a inquadrare bene il problema. Partiamo dal principio, la dislessia rientra nei Disturbi specifici di Apprendimento e riguarda una difficoltà nel leggere.

Spesso la dislessia è associata a disortografia e/o disgrafia e/o discalculia. È opportuno che sia un professionista specializzato in quest’ambito ha effettuare dei test e delle prove specifiche prima di definire un bambino come dislessico. Ma quindi cosa può fare un genitore? Come riconoscere o sospettare una dislessia?

Dislessia nei bambini, cosa fare? Rime e ritornelli ci possono aiutare

Dislessia, sintomi nei bambini

Tra i segnali più evidenti e costanti nei bambini con dislessia troviamo lo scambio di grafemi, ossia il bambino quando legge spesso scambia lettere simili ma orientate diversamente: b/d p/q ad esempio. Difficoltà nel ricordare delle sequenze, difficoltà nel seguire istruzioni, confusione destra/sinistra, problemi nella metafonologia (rime, divisioni di parole, riconoscimento iniziale e finale della parola). Se il genitore nota queste difficoltà è comunque opportuno portare il proprio figlio da uno specialista per comprendere meglio la natura del problema.

Ricordiamoci, inoltre, che una difficoltà di linguaggio, che un bambino si porta dietro, può sfociare in una difficoltà specifica di apprendimento, quindi è bene non trascurare i primi segni. Ricordo inoltre a tutti i genitori con figli con DSA che la legge 170 del 2010 riconosce i disturbi specifici dell’apprendimento e li tutela. I bambini/ragazzi con DSA possono utilizzare strumenti compensativi/dispensativi come mappe concettuali, tabelle, schemi, hanno diritto a tempi più lunghi per lo svolgimento di alcune prove, questo per superare le loro specifiche difficoltà e poter proseguire serenamente con il proprio percorso di studio.

Ritornando alle domande delle mamme, un bambino che non legge bene non è sempre dislessico. Nel secondo caso un bambino che ha una dislessia ha, spesso, una difficoltà oggettiva a ricordare le tabelline perché comporta un’importante memoria sequenziale, il bambino non deve perciò impegnarsi di più e ripeterle a casa, ma può utilizzare strumenti compensativi (come la tavola pitagorica) per risolvere questa difficoltà e poter svolgere un’operazione. Ora sfatiamo alcuni luoghi comuni:

Un bambino dislessico non è

  • il bambino dislessico non è pigro!
  • Il bambino dislessico non deve esercitarsi e impegnarsi di più!
  • Il bambino dislessico non è poco intelligente!
  • Il bambino dislessico va bene a scuola perché ha le verifiche più facili!

Un bambino dislessico è

  • Il bambino dislessico ha delle difficoltà oggettive soprattutto nella decodifica del testo scritto e nelle sequenze!
  • Il bambino dislessico deve utilizzare gli strumenti compensativi e dispensativi per avere le stesse possibilità degli altri nello svolgere alcune attività!
  • Il bambino dislessico è un bambino intelligente e spesso creativo! Le verifiche devono essere adattate in tempi e modalità per dare allo bambino dislessico le stesse possibilità degli altri nello svolgere la prova!

Sappiamo quindi che le persone con dislessia hanno problemi a leggere ma le sfide che si trovano ad affrontare non sono tutte uguali. Alcuni potrebbero non essere in grado di abbinare i suoni con le lettere, altri trovano difficile il riconoscimento visivo di sillabe e lettere, alcuni leggono molto lentamente. La maggior parte presenta più di una di queste difficoltà. Il logopedista, attraverso un’accurata osservazione e la somministrazione di prove specifiche, deve individuare le difficoltà del bambino e, quindi, il tipo di dislessia che hanno davanti e stilare un piano di trattamento adeguato a quel particolare "paziente".

Il bambino dislessico spesso ha una bassa autostima, soprattutto se gli altri compagni lo percepiscono come il bambino “che non sa fare”, per questo le insegnanti devono spiegare alla classe cosa significa essere dislessico. Ricordiamoci che questi bambini faticano molto per stare al passo con il programma della classe e possono apparire, ad uno sguardo poco attento, pigri e svogliati. L’ansia e la frustrazione possono portare questi bambini a perdere la motivazione per continuare a provare.

Dislessia come curarla

Fortunatamente esistono molti strumenti e strategie che possono aiutare, naturalmente non tutto è utile e bisogna capire quali funzionano meglio per il bambino, ma trovare le giuste strategie e vedere un miglioramento può aumentare la fiducia del bambino. Importante è il supporto della famiglia per migliorare l’autostima di questi bambini, spesso l’insegnante riferisce: io ho detto al bambino di utilizzare gli strumenti compensativi ma lui si è rifiutato, si vergognava a non fare il compito come gli altri, oppure: gli altri bambini lo prendevano in giro e non ha più voluto leggere, è una cosa naturale a quell’età.

Certo non si possono obbligare i bambini a seguire una determinata regola se non la capiscono, quindi compito degli insegnanti è chiarire alla classe il perché quel determinato bambino deve utilizzare gli strumenti speciali e loro no, altro compito degli insegnanti ma anche delle famiglie è quello di far capire al bambino con dislessia che utilizza quegli strumenti per stare al passo con gli altri e non per avere un vantaggio in più, non è un “barare” usare la mappa preparata o la tabellina per riuscire a portare avanti il problema. Questo, tuttavia, non deve essere una scusa per pretendere voti alti se i bambini-ragazzi non si impegnano o pensano che ormai con la diagnosi di DSA possano non imparare niente, perché gli insegnanti li aiutano lo stesso.

I ragazzi devono avere rispetto della scuola e soprattutto capire che devono studiare con gli adeguati ausili ma svolgere la loro parte perché, comunque, la scuola rappresenta la base per la costituzione della loro preparazione e del loro futuro. Il futuro di questi bambini non deve essere un fallimento, ci sono tanti adulti con dislessia che hanno avuto successo e hanno fatto strada nella vita e così potrà essere per loro. Oltre a questo ricordiamoci che, attualmente, ci sono diversi strumenti anche gratuiti che possono aiutare un bambino con dislessia: programmi per la lettura in voce (leggono al posto del bambino), programmi di correzione ortografica, software per creare mappe, tachistoscopi per migliorare la velocità di lettura. Ricordiamoci infine che la dislessia non definisce chi sia una persona né limita quello che può fare.

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