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Curare l'autismo e non solo con i suoni della natura

In Toscana Wolfgang Fasser cura i bambini con disabilità di vario genere con strumenti musicali antichi e i suoni della natura

Curare autismo e iperattività con la musica e i suoni della natura: è quanto riesce a fare Wolfgang Fasser, 57 anni.
Cieco dall’età di 22 anni a causa di una retinite pigmentosa Wolfgang ha imparato ad appropriarsi degli altri sensi per riunirsi alla natura e per diventare musico terapista e fisioterapista.

Oggi Fasser cura i bambini affetti da sindrome autistica o da Adhd (LEGGI) con i suoni della natura incontaminata dell’Appennino dell’Alto Casentino, in Toscana. Di notte cammina per i boschi, aiutandosi con un bastone e senza alcun timore di inciampare o smarrirsi in questo luogo che è ormai diventato la sua casa, e registra il canto dei gufi o degli uccelli, il fruscio degli alberi, i passi di una volpe, l’acqua di un ruscello.


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Una colonna sonora sempre diversa, unica e speciale, che poi fa riascoltare ai suoi piccoli pazienti che riescono pian piano ad entrare in contatto con loro stessi e anche a comunicare con il mondo esterno (LEGGI). Ma la musica di Fasser è anche quella di strumenti antichi e desueti: un flauto, un pianoforte, la fisarmonica e un grande GONG, ma anche un lettino sonoro sotto il quale suonano 55 corde come se fosse un’arpa e un balafon africano che sono custoditi presso l’associazione “Il Trillo” che lui stesso a fondato a Poppi, in provincia di Arezzo, e che accoglie tanti bambini che hanno bisogno di rientrare in contatto con la loro parte più profonda.


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Nell’ultimo decennio circa 70 bambini con disabilità motorie, autismo, ritardi nello sviluppo o disturbi del comportamento e varie forme di autismo sono passati per Il Trillo e per ciascuno di loro Fasser – che si è formato all’Università in fisioterapia ed è specializzato in musicoterapia (LEGGI)– sceglie un percorso personalizzato.

Un esempio? Il lettino sonoro è perfetto per i bambini che hanno disturbi della percezione o disturbi nel linguaggio o di ascolto, mentre la stimolazione sonora  e musicale, inserita in un contesto ludico, riesce a risvegliare l’interesse dei bambini con paresi cerebrale costretti a fare esercizi per il recupero delle funzioni motorie.
E’ il caso di Jenny, cinque anni, che non riusciva a muoversi e faceva solo qualche piccolo passo sbilanciato. Oggi Jenny cammina da sola e studia all’Università di Arezzo.

Per info: Wolfgang Fasser
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