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Cosa fare quando il bambino non fa la pipì: i consigli della pediatra

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I consigli della pediatra su cosa fare quando il bambino non fa la pipì durante la notte o per più di 4 ore

Cosa fare quando il bambino non fa la pipì

È del tutto normale eliminare quotidianamente l'urina attraverso la minzione, e la quantità può variare in base al peso, l'età e la quantità di liquidi assunti, ma a volte capita che il bambino smetta o riduca di urinare per diverse ore e/o anche per un'intera giornata. Vediamo cosa fare quando il bambino non fa la pipì.

Il bambino fa poca pipì cause 

I reni dei bambini appena nati, non sono ancora maturi e non consentono di espellere le urine con una certa facilità. I neonati, infatti, eliminano la pipì subito dopo aver assunto il latte materno o artificiale, diluito alcune volte con dell'acqua. Per questo motivo, nei primi mesi di vita, il loro cibo deve essere esclusivamente liquido, in modo da permettere ai reni di superare la fase di "rodaggio" per essere in grado di funzionare bene, in quanto all’inizio non sono in grado di concentrare le urine per eliminare le scorie, usando una minima quantità di acqua, mentre diluiscono le sostanze di rifiuto in notevoli quantità di acqua: ecco perché i neonati fanno tante pipì, leggere e acquose, e perché la sua alimentazione è liquida, per evitare accumuli tossici e il rischio di disidratazione. 

Il bambino fa ancora la pipì a letto, cosa fare?

Il bebé mano a mano che cresce riesce a trattenere la pipì anche per molto tempo, perché sta giocando o è preso a leggere o a guardare la televisione. Quando però, il periodo tra una pipì e l'altra si allunga per molte ore, bisogna incominciare a indagare sulle probabili cause. Se la quantità di urina è inferiore a 1 ml/kg/h nei neonati e a 0,4 ml/kg/h nei bambini, si parla di oliguria, se invece la quantità emessa durante l'arco dell'intera giornata non raggiunge i 100 ml, si parla di anuria.

Quando un bimbo non fa pipì da 24 ore cosa fare

Come si manifesta l'anuria? Si verifica una riduzione sia nella quantità, sia nella frequenza o minzioni delle urine, rispetto al solito. Il lattante non aggiunge le classiche 5 pipì nel giro di 24 ore, considerate fisiologiche e indice di buona salute. Ma può emettere anche solo poche goccioline tali da lasciare pressoché asciutto il pannolino.

  • Le cause possono essere viste nel neonato che rimane poco attaccato al seno, anzi, meno del necessario o, se è già svezzato, beve poco, o se siamo in piena canicola estiva o se ha un febbrone da cavallo e quindi diviene normale che faccia meno pipì.
  • Ci dobbiamo preoccupare? No, nessun allarme perché proprio in questi due ultimi casi in questi casi i liquidi vengono eliminati attraverso l’abbondante sudorazione e le goccioline emesse con la respirazione, che si fa più frequente.

Cosa fare se il neonato non fa la pipì

Cosa fare quando il bambino non fa la pipì? Come possiamo evitare la riduzione della minzione.

  • Se il piccolo è allattato al seno, attacchiamolo più spesso per brevi poppate: la prima parte del getto è la più acquosa e serve a dissetarlo e a reidratarlo.
  • Se invece è svezzato, somministriamogli più liquidi. La bevanda ideale, in questo periodo critico, è un’acqua mediominerale, ovvero con un contenuto di sali tra 500 e 1500 mg al litro (il tasso ideale per reintegrare anche le perdite di sodio, calcio e potassio, sali che il piccolo elimina con il sudore e che sono fondamentali per il suo benessere), succhi di frutta, latte o delle spremute di agrumi per i più grandicelli.

Se il neonato non fa pipì da 4 ore o per una intera notte

Se il bimbo non fa la pipì da 4 ore molto probabilmente ha introdotto pochi liquidi, poco latte, ha sudato di più, quindi non allarmatevi e cercate di farlo bere. Se la mancata minzione è lunga una intera notte si sospetta una disidratazione, l'urina scarsa o addirittura assente, il pannolino resta asciutto, similmente quando i bimbi più grandi non fanno pipì anche per più di 8 ore. Questo si manifesta per carenza di introduzione di liquidi, per eccessiva sudorazione, per il caldo, perché il bimbo vive in un ambiente caldo. 

L'assenza prolungata di urina può significare disidratazione anche grave. In caso di mancanza di idratazione, l'urina presente sarà molto più scura della norma. Può anche capitare che il bimbetto si rifiuti di fare la pipì durante il tentativo dei genitori di toglierli il pannolino, due anni mezzo-tre anni, ma in questo caso non c'è da preoccuparsi. Ogni bimbo reagisce ai tentativi di introdurre l’abitudine all’uso del vasino con ritmi e modalità personali, come accade per molti altri comportamenti, compreso lo svezzamento.

  • Bisogna dare fiducia al piccolo, tenendo in mente che il compito di un genitore non é solo quello di addestrare i figli all’educazione sfinterica, ma anche quello di cercare di riconoscere quando i figli sono pronti per affrontare una tappa successiva del loro sviluppo. Un ambiente ansioso, che richiede un livello di autonomia non ancora raggiunto dal bambino, facilmente rischia di rallentare lo sviluppo, invece di favorirlo, perché carica inconsapevolmente il bambino di aspettative o di aspettative troppo grandi.
  • Se continua invece a trattenerla, bisogna provare prima con il metodo classico, ossia aprire il rubinetto dell'acqua per fargli venire lo stimolo, e di conseguenza tanta santa pazienza.
  • Se tutto questo non funziona, allora bisogna rimettere il pannolino al bambino e riprovare a toglierlo dopo alcuni giorni, quando lui si sentirà pronto.
  • Se dopo una settimana e nonostante questi provvedimenti, il bambino continua a fare poca pipì e non aumenta di peso come dovrebbe, bisogna consultare il pediatra per valutare se c’è un rallentamento nella crescita.
  • È necessaria una visita anche se la minzione, oltre a essere ridotta, è dolorosa: potrebbe trattarsi di un’infezione delle vie urinarie.

Il neonato si rifiuta di urinare, quando preoccuparsi

Cosa fare quando il bambino non fa la pipì, continua a piangere e si rifiuta di urinare? Il parere del pediatra è fondamentale per escludere patologie come infezioni urinarie, calcoli, ostruzione interna di un uretere o eventuali cisti addominali e che per questo è necessario fare degli esami specifici, come una semplice ecografia. Per un bambino piccolo il rischio di avere un’infezione urinaria è abbastanza elevata e frequente, circa il 3 % delle femminucce e l’1% dei maschietti presentano un’infezione entro i 10 anni di età, ma la maggior parte di queste infezioni si manifestano nei primi 3 anni di vita. Responsabili di queste infezioni sono i batteri che entrano nell’apparato urinario dall’esterno, dall’uretra. 

Nella maggior parte dei casi il sintomo che porta a sospettare l’infezione urinaria è, soprattutto nei bambini più piccoli, la febbre, solitamente molto alta e non accompagnata da altri sintomi. Quando c’è febbre vuol dire che i batteri sono riusciti a risalire lungo le vie urinarie fino al rene e ai bacinetti renali, manifestando la pielonefrite, che è più rischiosa di quella in cui i batteri si sono fermati nella vescica, cistite, che si rende evidente con il bruciore a fare la pipì, con uno stimolo frequente ad urinare e, qualche volta, con un dolore sopra il pube, tutti sintomi difficili da rilevare fino a 2 anni. Nel neonato i sintomi della pielonefrite sono più sfumati, subdoli e sta nella capacità del pediatra sospettare l’infezione. Se i batteri giungono nel tessuto renale innescano un’infiammazione capace di danneggiare questo organo di filtrazione e tanto più importante è questa infiammazione e tanto più a lungo questa persisterà, tanto maggiore sarà il danno.

Quando il danno è avvenuto non si torna indietro e in quella sede col tempo si formerà una cicatrice, ma senza la capacità di riformare il tessuto come all’origine. Ne consegue che se un bambino piccolo ha la febbre alta senza altri sintomi, è importante fare un esame delle urine, mentre non è sempre necessario fare esami ematochimici né è indispensabile il ricovero in ospedale, a meno che il bambino non sia piccolissimo, un mese, o stia così male da farci sospettare uno stato tossico, poco reattivo, che vomita e non si alimenta. Il più delle volte invece basta dare l’antibiotico giusto, per bocca. La terapia è quella antibiotica, importante è fare una diagnosi quanto più precoce possibile per evitare che si formi la cicatrice descritta prima.

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