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Comportamenti compulsivi dei bambini e disturbi alimentari

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I comportamenti compulsivi dei bambini, che si manifestano in disturbi alimentari, segnalano spesso la difficoltà a regolare una pulsione ed accettare limiti e regole

Comportamenti compulsivi dei bambini

Melany ha 9 anni, pesa 80 kg ed è alta 163 cm. Ha fame e mangia in continuazione. Non sa dare una spiegazione a questa sua spinta verso il cibo e ogni tentativo di dieta è fallito, con gran senso di frustrazione suo e della madre. È figlia di una donna napoletana e di un uomo di Capo Verde. Si sente ovunque fuori luogo. Abbandonata dal padre all’età di due anni, Melany dice di non sapere dove collocarsi, non si sente né africana né italiana, non è bene accetta tra le sue compagne di classe a causa delle sue forme e dimensioni e, d’altra parte, le ragazze più grandi di età la considerano una bambina. Non ha molte pretese, non ha aspirazioni, non sogna un futuro migliore, l’unica cosa che le piace fare è mangiare.

  • Elisa è una bambina in cura con l’ormone della crescita, che da tempo ha instaurato una serie di rituali ossessivi prima di andare a scuola, fra i quali il bisogno di andare in bagno in modo ricorrente, rendendo l’uscita da casa un momento di grande tensione familiare.
  • Asia, ragazza di 17 anni che alterna anoressia a bulimia, mantenendo sullo sfondo un ricorso all’alcol calcolato rispetto alle calorie assunte, dice:

Il sabato sera faccio sempre l’happy hour e, a differenza delle mie amiche, bevo ma non mangio perché altrimenti le calorie sarebbero troppe. Torno a casa, ubriaca. Non l’ho mai detto a nessuno perché mi vergogna

Tutti gli esempi qui riportati possono essere compresi nella dicitura comune di fenomeni compulsivi. I comportamenti compulsivi rappresentano un aspetto trasversale alla normalità e alla patologia e segnalano una difficoltà del soggetto a regolare la pulsione (quella spinta energetica che la persona soddisfa grazie a un oggetto) e/o ad accettare limiti e norme veicolati dagli adulti di riferimento: Melany ha fame e mangia in continuazione, Elisa non riesce a rinunciare a determinati rituali e Asia tiene sotto controllo le calorie assunte ricorrendo costantemente all’alcol.

Disturbi alimentari nei bambini, come riconoscerli?

La compulsione, raccontata nei casi sopra esposti da tre collaboratori dell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus, è considerata dall’American Psychiatric Association la decima causa di disabilità nei Paesi sviluppati. È a partire da questo dato, dal frequente riscontro nell’attività clinica e dalle domande sulla sua origine e diffusione nella società di oggi, che l’Associazione Pollicino ha deciso di pubblicare, a seguito di una Giornata di Studi sul tema, il libro “Con-pulsione. Una sfida nella clinica contemporanea”, edito da Guaraldi e curato dalla Dottoressa Pamela Pace (psicoanalista, fondatrice e Presidente dell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus).

Capita spesso, infatti, che gli psicoterapeuti dell’Associazione ascoltino genitori che portano dubbi, preoccupazioni ed esasperazioni, rispetto a figli difficili da contenere e da educare. Bambini definiti “piccoli despoti” o adolescenti spavaldi e con comportamenti sregolati. Si tratta, a diverso titolo, di manifestazioni della compulsione o, meglio, della con-pulsione. Nello scrivere questo trattino e nel valorizzare il “con”, il libro “Con-pulsione. Una sfida nella clinica contemporanea” vuole sottolineare principalmente due aspetti: da una parte, il disagio contemporaneo, caratterizzato da un uso spasmodico e dipendente degli oggetti (cibo, gadget, oggetti tecnologici, sostanze…) per un godimento senza limiti e regole; dall’altra, il rimedio e la possibilità di cura che ne conseguono.

Attraverso i comportamenti compulsivi, infatti, l’individuo veicola sempre un appello all’altro: «Chi sono io per te? Che posto ho nel tuo desiderio?» o, ancora, «Intervieni tu, che sei l’adulto, a mettere degli argini, dei confini». Riprendendo il primo esempio clinico, Melany fa fatica a riconoscere un segno d’amore negli adulti di riferimento. In questa situazione, il cibo assurge allora allo statuto di compensazione immaginaria della frustrazione della domanda d’amore. È da qui, dunque, che bisogna partire: da una comprensione del messaggio veicolato attraverso il disagio. Certamente, ciò non è sempre facile. Questo perché la con-pulsione rappresenta, per due motivi, una sfida. Innanzitutto, perché il senso di tali comportamenti, che possono assumere forme diverse, è ermetico e nascosto. Si connota come sfida, inoltre, per la sua differenziazione rispetto al passato e, quindi, per la sua estrema attualità: può infatti essere considerata come un prodotto della società odierna.

Nel mondo di oggi, l’oggetto ha preso il posto di comando: il discorso mass-mediatico promuove e ci pone sempre di fronte nuovi oggetti inanimati, che possiamo (o, meglio, dobbiamo) avere e consumare in modo pieno, totale e immediato. Ciò che viene meno è il confronto con l’altro, la disponibilità ad aprirsi e, quindi, a perdere una parte di sé per guadagnare, nel contempo, qualcosa sul versante della relazione. Il sociale contemporaneo eleva l’eccesso al rango di valore, spingendo il soggetto a chiedersi costantemente «perché no?».

La frustrazione e le norme non vengono semplicemente adombrate, ma addirittura denigrate. In tale situazione, è possibile quindi comprendere la difficoltà che possono avere le famiglie nel tenere fermi principi educativi e nel mostrare tenacia e convinzione nell’imporre limiti e regole. Il libro “Con-pulsione. Una sfida nella clinica contemporanea” può risultare allora una lettura interessante non soltanto per i genitori e per gli operatori che si interrogano, affrontano e si relazionano con comportamenti compulsivi di bambini e ragazzi, ma anche per chiunque desideri confrontarsi con una riflessione poliedrica sulle dinamiche che caratterizzano la società odierna e sulle nuove forme di disagio che in essa prendono corpo. Nel testo, infatti, non è presente unicamente lo sguardo di psicologi e psicoterapeuti, di diversa formazione: psicoanalisti, pediatri, filosofi e neuropsichiatri forniscono le loro interpretazioni, dando vita a contributi che uniscono elementi teorici ed elementi clinici, di esperienza personale e professionale.

Come si evince dai tre esempi riportati all’inizio, nonostante il focus principale sia sul modo in cui la compulsione si esprime nei disordini del comportamento alimentare, non mancano analisi e letture di contesti di vita diversi, che coinvolgono sia i bambini sia i ragazzi. A tal proposito, l’Associazione Pollicino ha deciso di tenere distinte queste due diverse fasi dello sviluppo. In “Con-pulsione. Una sfida nella clinica contemporanea”, una prima parte è dunque dedicata alla considerazione della pulsione e delle sue manifestazioni nell’infanzia; una seconda parte, invece, è incentrata su una lettura di tali fenomeni nel periodo della pubertà e dell’adolescenza.

In appendice, infine, è possibile trovare un’intervista a due endocrinologi, la Dottoressa Nicoletta Polli e il Dottor Marco Bonomi. Attraverso domande e risposte, vengono presi in esame l’iperfagia, l’obesità e le situazioni nelle quali può essere corretto ricondurre tali quadri a meccanismi di tipo psicologico e quelle in cui, invece, si dovrebbero riconoscere come predominanti motivazioni fisiologiche, legate cioè al normale percorso evolutivo dell’individuo, o mediche.

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