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Vaccini inaccessibili: la battaglia di Save The Children

Nel mondo 1 bimbo su 5 non ha accesso ai vaccini. La lotta di Save The Children

Bambini e vaccini

1 bambino ogni 5 nel mondo ancora non ha accesso ai vaccini. Sono per la gran parte bambini che vivono nei paesi in via di sviluppo e, all’interno di essi, nelle regioni più povere e nelle comunità più remote o emarginate. Ogni anno 1,5 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono infatti ancora per malattie prevenibili ed evitabili grazie ai vaccini.

E’ dimostrato che, in particolare, i bambini in zone rurali hanno il 50% in meno di possibilità di essere vaccinati rispetto a coloro che vivono in centri urbani; tale possibilità è 3 volte inferiore per i bambini che appartengono al quintile più povero della popolazione  rispetto a quelli del quintile più ricco.



In alcuni dei paesi più poveri del mondo la quota di popolazione infantile coperta dalle vaccinazioni non supera il 20%: in Nigeria, per esempio, scende addirittura al 16% fra i bambini del quintile più povero.

Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto “A chance to reach every child” di Save the Children, l’Organizzazione dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini e difendere i loro diritti, dei quali si è discusso in occasione del recente summit per il rifinanziamento dell’Alleanza Globale per i Vaccini (GAVI), una partnership pubblico-privato istituita nel 2000 per salvare centinaia di migliaia di bambini migliorando e ampliando sensibilmente l’accesso alle vaccinazioni, in oltre 70 paesi tra i più poveri del mondo.

Intervenuta al vertice Jasmine Withbread, CEO Save the Children International, ha ricordato che negli ultimi 15 anni l’Alleanza per i Vaccini, in collaborazione con  governi, organizzazioni internazionali e il settore privato e con il supporto di organizzazioni della società civile come Save the Children, ha fatto sì che 440 milioni bambini fossero vaccinati, 6 milioni di vite salvate, 250 nuovi vaccini messi a punto e che il costo medio dei vaccini pentavalente, antipneumococco e contro il rotavirus fosse ridotto del 37%.

Un mondo dove i bambini muoiono di fame

Per il 2016-2020 l’Alleanza per i Vaccini ha elaborato un piano che consentirebbe di salvare altri 6 milioni di vite, immunizzare più di 300 milioni di bambini da malattie mortali raggiungendo anche quelli finora esclusi, contribuire a rafforzare i sistemi sanitari e far scendere ulteriormente il costo dei vaccini che resta ancora elevato, soprattutto per quanto riguarda i nuovi.

Tra gli obiettivi del piano, un forte incremento dell’immunizzazione da rotavirus (+47%), rosolia (+44%), papilloma virus (+33%) e febbre gialla (+25%). Ma per raggiungere questi traguardi è importante che tutti i Paesi facciano la loro parte, Italia compresa.

Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia, spiega:

La conferenza di Berlino è il primo grande test sulla determinazione della comunità internazionale a fare del 2015 l’anno chiave nella lotta alla povertà estrema e alla mortalità infantile, cioè alla morte inaccettabile ogni anno di milioni di bambini sotto i 5 anni per cause prevenibili come una diarrea o una polmonite. I vaccini sono uno degli interventi di salute pubblica più indispensabili ed efficaci per ridurre la mortalità infantile, e siamo molto preoccupati che i donatori possano non rifinanziare pienamente il piano previsto dalla Gavi esponendo centinaia di migliaia di bambini al rischio di morte. Ancora di più ci preoccupa che a pochi giorni dalla conferenza l’Italia non abbia reso noto il proprio impegno a differenza di altri donatori. Il nostro Paese deve fare la sua parte. Chiediamo al Governo di mantenere la quota di finanziamento assicurata negli anni scorsi pari a circa il 6% del fabbisogno totale indicato per il 2016-2020, riconfermando così il suo ruolo significativo tra i principali donatori istituzionali

La lettera di una ricercatrice sui vaccini

I vaccini rappresentano uno dei migliori investimenti in sviluppo e salute e uno degli interventi con il miglior rapporto costi-benefici.

L’impatto dei vaccini infatti non riguarda solo il singolo bambino ma riduce la diffusione delle malattie in un’intera area, con la conseguente riduzione dei costi correlati alle eventuali cure, inoltre contribuisce a migliorare il rendimento scolastico dei bambini, aiuta singoli, famiglie e comunità ad essere più produttivi, promuovendo lo sviluppo sociale ed economico di un intero paese.

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