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Bambini in ospedale: il racconto di una bambina

Alice, nove anni, racconta cosa vuol dire per i bambini essere ricoverati in ospedale

Alice ha nove anni ed  è stata ricoverata in pediatria per quasi quattro giorni. Prima l'arrivo in pronto soccorso, nel tardo pomeriggio del venerdì, poi le visite di infermiere e medico e infine, quasi senza aspettarselo, il ricovero in reparto. Il trasferimento in reparto segna la bimba di un'esperienza nuova e dolorosa, che ha raccontato nel suo diario.

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"Quando sono stata male e mamma mi ha detto che dovevamo andare all'ospedale io avevo paura e non ci volevo andare. Poi in macchina pensavo che magari dopo la visita mi rimandavano a casa perchè non era niente di grave.
Quando mi hanno detto che mi dovevano ricoverare e che dovevo stare lì almeno fino al lunedì ho pianto; pensavo che ricoverare voleva dire che dovevano fare cure ma non che dovevo stare proprio lì in ospedale e soprattutto stare a letto!

Per fortuna l'infermiere Constantine e la dottoressa Silvia che c'erano in pronto soccorso erano abbastanza bravi e simpatici e mi hanno fatto sentire un pò tranquilla anche se la visita mi ha fatto solletico e fastidio!
Prima di portarmi nella camera, FA mi hanno portato in una stanzina molto piccola piena di adesivi di farfalline e delle Principesse Disney e dei Car's chiamata medicheria dove un'infermiera antipatica, Annarita, mi ha fatto distendere sul lettino e mi ha riempito di pinzette nei polsi e nei piedi e mi ha messo dei cavetti elettrici con gli adesivi per farmi un esame del cuore, l'elettrocardiogramma. Questa infermiera mi ha sgridata perchè mi muovevo e ridevo e perchè l'altro infermiere mi ha fatto il solletico e quell'antipatica per scusarmi, mi ha detto che se facevo rumore non poteva sentire il nome del mio ragazzo! Proprio una stupida!

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Dopo quell'esame un'altra infermiera Angela, mi ha messo un laccio nel braccio e mi ha fatto i prelievi del sangue e mi hanno messo un cerottone sul braccio. Io avevo paura che mi avesse lasciato l'aghetto nel braccio. Quello mi ha fatto tanto male e avevo anche paura e mia mamma mi teneva la mano però le lacrime mi sono uscite lo stesso.
Dopo queste torture mi hanno portato in camera e ho conosciuto Claudia una ragazzina di 14 anni.



Mi sono addormentata presto dopo aver mangiato un pezzo di pane con prosciutto e un cappuccino e mi annoiavo veramente tanto perchè non c'erano televisione o libri da leggere! Durante la notte un'infermiere mi ha svegliata con il termometro nell'orecchio ed io mi sono  anche spaventata! Ti senti svegliata ed è come essere rinchiusa in gabbia.
Il giorno dopo sono arrivate mie zie che ci hanno portato la borsa del cambio e alcuni libri e giochi e anche il libro di Italiano, per fare qualche compito.

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Durante la mattinata mi hanno fatto altri esami, prima un altro elettrocardiogramma, poi esami strani, mi hanno messo il gel sulla pancia e si vedevano le immagini su un monitor come faceva mamma quando aspettava Helena e Nicola...
Me l'hanno fatto due medici diversi per due volte in due diversi ambulatori ed io avevo paura che dicessero che avevo qualcosa malato.
Io ero un pò svogliata e non avevo voglia di fare niente e poi le dottoresse quando parlavano con mamma non le dicevano niente!
Il mio letto era molto alto e facevo fatica a salire così mi metteva mamma prendendomi in braccio.
Sabato prima hanno dimesso Claudia che poverina era lì già dal lunedi e verso l'ora di pranzo è arrivato Matteo un bimbo di quindici mesi troppo bello e simpatico. Matteo era pieno di bollicine e tutto rosso in faccia e anche se all'inizio piangeva molto, grazie alla mia molla siamo diventati subito amici.
Sabato sera sono andati a trovarmi mie cugine e miei zii con le mie zie e anche domenica.

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Domenica sera mentre mamma era in bagno mi è uscito sangue dal naso e mamma è uscita di corsa quasi nuda, si è coperta in fretta e mi ha portata dalle infermiere che mi hanno messo ghiaccio sotto la testa e mi ha fatto ritornare a letto. Poi mi hanno fatto fare la pipì in un contenitore, come hanno fatto anche quando mi stavano ricoverando.
Dell'ospedale anche se ho conosciuto altri bambini molto simpatici e anche qualche ragazzo che andava lì a farci ridere e giocare (volontari dell'ABIO e ABOS), non mi è piaciuto quasi niente! Primo mi mancavano i miei fratellini e mia nonna, non ero a casa mia e non avevo le mie cose e mi annoiavo tantissimo, poi perchè le stanze erano tristi e grigie, non c'erano adesivi ne pareti colorate, poi non c'era televisione, si cenava troppo presto e passavano cinquanta medici ogni volta che mi facevano restare spogliata un sacco di tempo per visitarmi tutti (specializzandi) e poi la mattina le signore delle pulizie passavano prestissimo e facevano tanto baccano svegliando noi bambini.
Finalmente lunedì anche se mi hanno fatto di nuovo i prelievi dopo pranzo mi hanno dimesso e sono potuta tornare a casa!"

Ingrid Busonera
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