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Anoressia mentale del lattante

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A volte la neomamma non riesce ad identificarsi nel bambino e a garantirgli una presenza emotiva, quando ciò accade si parla di anoressia mentale del lattante

Anoressia mentale del lattante

Il parto per una donna non costituisce soltanto un estremo momento di felicità: esso comporta una nuova condizione sia fisica quanto psicologica spesso traumatica. In alcuni casi la neomamma non riesce ad identificarsi con il nuovo arrivato, assumendo un atteggiamento di difesa, sarà inibita al contatto con il nascituro tanto da risultare psichicamente assente. Quando ciò accade si parla di "falsa presenza" e di anoressia mentale del lattante.

Si parla di "falsa presenza" quando nel rapporto madre-bambino la presenza fisica della genitrice non è accompagnata da quella psichica, tale che il legame cenestetico risulta inefficace(dal greco kinèo muovo e aìsthesis sensazione) ovvero che fa conoscere i movimenti del corpo e delle sue membra.

Il legame cenestetico è di vitale importanza per un bambino: si tratta di un contatto affettivo profondo fatto di sguardi, di carezze e manipolazione fisica. Quando questo tipo di legame in qualche modo viene inibito sarà come osservare madre e bimbo da un obiettivo attraverso cui noteremo un abbraccio impacciato da parte della madre, nel quale quasi certamente mancherà anche il contatto visivo, mentre il piccolo apparirà irrigidito.

La donna si troverà di fronte a continue paure di perdere il piccolo, come in una morte imminente, accentuando sempre più il distacco dal figlio e mostrandosi fredda nonostante tutte le sue preoccupazioni interiori.
L’alimentazione nell’infanzia è teatro delle emozioni e dei vissuti che connotano la relazione genitore–bambino, il rifiuto del cibo è una comunicazione forte a cui è compito dell’adulto rispondere in maniera adeguata. I genitori dovrebbero riuscire ad equilibrare il bisogno del bambino d'avere sia più autonomia, sia limiti più chiari e definiti.

Baby blues e depressione post parto

Al riguardo si può citare il caso di Melanie descritto da Leon Kreisler in "Clinica psicosomatica del lattante". La piccola Melanie venne ricoverata all'età di 14 mesi in condizioni fisiche precarie: presentava un peso corporeo di soli 6 Kg e un'accentuazione dei vomiti durante le visite materne, era triste e priva di contatto con l'ambiente.
La madre provava inconsciamente desideri di rivalità e di gelosia nei confronti della piccola (il bambino rappresenta l'oggetto su cui vengono trasferite le paure inconsce di castrazione legate al complesso di Edipo).

La madre di Melanie era terrorizzata dall'idea ossessiva di soffocare la piccola mentre la nutriva, aveva sofferto di scompensi psichici e più membri familiari si presentavano fobici ed affetti da idiosincrasie alimentari. Tali scompensi psichici turbarono anche una prima gravidanza della donna che assistette impotente al decesso della primogenita sempre a causa di un'anoressia mentale del lattante.

Il drammatico destino fu anche quello della secondogenita Melanie, deceduta per la stessa malattia a distanza di un anno dalla morte della sorellina. La mancanza di contatto madre-bambino ha portato al triste epilogo della morte delle due piccole.

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