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La paura del buio

Uno dei timori più diffusi nell’infanzia è quello legato alla paura del buio. Il momento di addormentarsi può diventare fonte di agitazione, in alcuni casi di vero e proprio panico

Come cresce un bambino mese per mese

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    Redazione PianetaMamma 27 giugno 2013

    di Isabella Ricci

     

    Uno dei timori più diffusi nell’infanzia è quello legato alla paura del buio. Il momento di addormentarsi può diventare fonte di agitazione, in alcuni casi di vero e proprio panico. La paura del buio non è solo una paura da bambini. Se ci guardiamo indietro possiamo comprendere quanto questo timore appartenga profondamente alla nostra natura di esseri umani e quanto sia ancestrale.

    I nostri occhi, contrariamente a quelli di alcuni animali, non sono costituzionalmente in grado di vedere nel buio: prima della scoperta del fuoco la paura dell’oscurità è connessa al timore che tutto il mondo circostante sia inghiottito dalle tenebre, comportando che si dubiti che il mondo sia lo stesso al ritorno del giorno o al risveglio. Un qualcosa che è profondamente connesso al timore di una separazione, dal mondo e dai propri sensi, unica via per interpretarlo. Per dare una spiegazione di questo fenomeno sconcertante quasi in tutte le culture sono stati creati dei miti: la luce è ciò che viene accostata alla vita, mentre le tenebre rappresentano la morte anche nell’immaginario di alcune religioni. Il timore che coglie molti bambini prima di andare a dormire si riferisce a tutto questo. Ma soprattutto è paura di separarsi (LEGGI) dalla mamma e dalle persone care, paura che nell’addormentarsi qualcosa venga perduto. 

     


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    Ecco allora qualche accorgimento utile per gestire più facilmente questo momento, che coglie molti genitori alla fine di una giornata di lavoro. E’ preferibile abituare fin dall’inizio il bambino ad addormentarsi (LEGGI) nel proprio letto e riservare l’accesso al lettone solo in casi eccezionali, come ad esempio se il bambino è spaventato da un temporale o se ha la febbre alta.
    Se questa vi sembrerà una scelta crudele, perché scatenerà il pianto (LEGGI) del bambino, vi accorgerete in futuro di aver preso la decisione giusta, perché avrete incoraggiato vostro figlio alla ricerca dell’autoregolazione, rendendo più serene le sue notti e anche le vostre. Ciò non significa che il rituale dell’addormentamento non debba essere gestito con premura, affetto e pazienza. 


    Può essere utile caratterizzare in maniera prevedibile questo momento, in modo da costruire nel tempo una sequenza di azioni che si ripetono ogni sera secondo la stessa struttura, creando così una cornice di coerenza e di stabilità che farà sentire il bambino più tranquillo, finchè esso non smetterà naturalmente di vivere l’addormentarsi come un qualcosa di problematico. In ogni caso non è necessario che il bambino si addormenti al buio (LEGGI). È possibile che la mamma gli resti accanto fino a che non gli si chiudano gli occhi e solo allora si può decidere di spegnere la luce. Oppure si possono utilizzare quelle piccole luci che si attaccano ad una qualsiasi presa della corrente, per far sì che la camera non resti mai nell’oscurità completa. 

     

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    In questo caso è preferibile rimuovere dalla stanza oggetti di forme particolari affinchè non proiettino ombre che possono risultare spaventanti, ottenendo l’effetto opposto rispetto a quello desiderato. Può inoltre essere fondamentale la presenza di un oggetto morbido, come un peluche, una copertina che il bambino intorno all’età di un anno sceglie come inseparabile da sé, soprattutto in assenza della madre (LEGGI). Questo fenomeno è stato notato per la prima volta da Donald Winnicott, un medico britannico, negli anni Sessanta del Novecento. A questo oggetto è stato dato il nome di “oggetto transizionale”.

     

     

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    Esso va a configurarsi come un qualcosa che il bambino sente come intimamente proprio, anche se riconosce essere altro da Sé, e che costituisce una sorta di ponte tra il suo mondo interno e la realtà esterna. E’ importante che questo oggetto non sia mai violato dall’adulto, che ne dovrebbe avere la massima cura e rispetto. Questo oggetto generalmente sarà a poco a poco disinvestito ed abbandonato dal bambino durante la crescita in maniera del tutto naturle e spontanea.
    Infine ricordate che la vostra disponibilità ed il vostro calore saranno il rimedio più efficace per fugare questo timore molto diffuso tra i bambini. La facilità di accesso alle figure di attaccamento in caso di necessità è ciò che rassicura maggiormente il bambino.



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