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Pannolini: croce e delizia delle mamme

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Il racconto divertente di una mamma che ci spiega perché la sua vita senza pannolini sarebbe stata molto più complicata

Pannolini, salvezza delle mamme

Non ho realizzato in pieno quanto fossi grata a chi ha inventato i pannolini (grazie, signor Pannolini, non ti conosco ma ti voglio bene) finché un giorno non mi sono recata con la famiglia in un agriturismo gestito da un'amabile fricchettona.

Come da copione aveva mille mila figli di ogni età, e quando mi sono accinta a cambiare mia figlia neonata mi ha guardato con interesse e curiosità e se n'è uscita con una frase che mi ha gelato il sangue: “Ah, io non ho mai usato i pannolini.” Il mio spirito di autoconservazione mi ha impedito di indagare oltre, ma se fino a quel momento inconsciamente e superficialmente sentivo di odiare i pannolini e tutto ciò che rappresentavano, improvvisamente ho capito che la mia vita senza di loro sarebbe stata molto più complicata.

Tuttora, il mio rapporto con i pannolini è complesso: non vedo l’ora di poterne fare a meno, ma ne accumulo scorte su scorte terrorizzata all’idea di restare senza. Immagino in quali altri modi più appaganti potrei spendere il budget destinato ai pannolini, ma al tempo stesso mi rendo conto che al momento non c'è maniera migliore di investire quei soldi. Se penso alla mia mamma, costretta ogni sera a fare il bucato dei pannolini di stoffa sporchi, mi si stringe il cuore. Ancora una volta, grazie signor Pannolini.

Nei primi tempi, cambiare il pannolino sembra un affare di stato. Non hai ancora il naso allenato e quando ti accorgi che il tuo fagottino di gioia sta seduto sulla sua naturale regolarità da almeno mezz’ora, il senso di colpa ti trafigge. Ogni volta che devi uscire di casa, prepari una borsa delle dimensioni di un piccolo trolley, contenente mezza dozzina di pannolini, fasciatoio portatile, creme, salviettine e persino un cambio d’abiti completo per far fronte alla tragica ma concreta evenienza che il pannolino imploda dall’interno.

Passati otto o nove mesi, lo scenario cambia radicalmente. Impari ad accorgerti subito quando arriva il momento di cambiarlo, ma non lo fai perché sta giocando tranquillo e tu devi rispondere a un paio di mail. Hai regalato la diaper bag a tua madre che la usa come sporta per fare la spesa (comodissima, con tutte quelle tasche) e prima di uscire infili un pannolino di scorta nella borsetta e stop.

Per non parlare della destrezza con cui ora padroneggi il momento del cambio: riesci a sostituire il pannolino e svolgere le necessarie operazioni di pulizia in qualsiasi situazione e il tuo senso del pudore si è completamente ridimensionato. Ora sei in grado di detergere un sederino sporco e puzzolente mentre chiacchieri del più e del meno, in compagnia di altre mamme ormai navigate che non si scandalizzano certo per così poco.

Dopo un paio di figli, il cambio del pannolino si è armonicamente inserito all’interno della routine domestica: lo cambi a cadenza regolare, senza nemmeno accorgertene, al netto di incidenti di percorso. Hai liberato un ripiano dello sgabuzzino (ci starebbe bene una piccola targa con dedica al signor Pannolini) dove stoccare le scorte quando sono in promozione e ti fiondi al supermercato agguerrita, con l’idea di riempire il bagagliaio dell’auto: ormai, è questo l’unico vero problema dei pannolini. Mai. Restare. Senza.

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