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Vacanze: giocare con la sabbia fa bene

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La pedagogista ci parla dell'importanza del gioco della sabbia per bambini; attraverso la Sandplay Therapy possono comunicarci cose che con le parole non riescono ad esprimere

Gioco della sabbia per bambini

Non vedevo l’ora di scrivere questo articolo e proporlo a tutte le mamme di PianetaMamma come spunto di riflessione per osservare il proprio figlio sotto una luce diversa.
Sono una grande sostenitrice della Sandplay therapy, così si chiama il metodo di terapia del gioco con la sabbia, al quale mi sono affacciata per la prima volta nel 2004 durante una ricerca all’università. Come educatrice prima e come pedagogista oggi, trovo questo metodo divertente ed efficace per far emergere eventuali “malesseri” del bambino.

Cos'è il gioco della sabbia come terapia

La Sandplay Therapy nasce da un'intuizione della psicologa svizzera Dora Kalff (1904-1989), allieva di C.G. Jung, e si inserisce a pieno titolo nel solco della Psicologia Analitica di cui Jung è stato il fondatore.
Utilizza come materiale una cassetta, che per comodità chiameremo sabbiera, contenente della sabbia, e numerosi oggetti come animali di plastica, rametti e legnetti, conchiglie, sassolini….
Nello spazio della sabbiera il BIMBO ha la possibilità di rappresentare pensieri ed emozioni ai quali non sa dare nome o spiegazione.

L'importanza del gioco per i bambini

Il vassoio di sabbia si pone come "spazio libero e protetto" all'interno del quale, dal confronto con gli elementi inconsci personali e transpersonali che possono trovarvi rappresentazione, scaturisce un processo di trasformazione e uno sviluppo più armonico della personalità, in linea con le potenzialità dell'individuo. Di solito il bimbo rappresenta, in questo scenario privilegiato, situazioni che lo hanno colpito particolarmente fornendo un linguaggio simbolico anche a chi non ha parole per esprimere il proprio “malessere”, consentendo di rappresentare il mondo interno così come si è costellato.

Mi è capitato una volta di osservare una bimba di 3 anni, che avevo fatto giocare con la sabbiera perché da 1 settimana rifiutava il cibo a scuola, posizionare tutti gli animali che davano la schiena ad una conchiglia che rappresentava il piatto con la pasta. Quando finì di giocare le chiesi come mai tutti gli animaletti non volevano mangiare. Lei rispose che gli animaletti non volevano diventare grandi. In questa linea teorica sulla facoltà della fantasia creativa nella vita mentale dell'uomo e della enorme capacità di attivazione del gioco, viene valutata la sandplay therapy. Questa è una metodica di recente applicazione che viene utilizzata sia nella terapia del bambino che dell'adulto. Ma non necessariamente va vista in chiave di “cura di una malattia”.

Come sfruttare la sandplay therapy al mare con il nostro bimbo?

Possiamo osservare i bambini in normali situazioni di gioco, per esempio in riva al mare, e come essi si dedicano con particolare divertimento a manipolare la sabbia, elemento particolarmente plasmabile e adatto alla composizione di svariati scenari. Per il bambino il gioco è un bisogno elementare come il nutrirsi e l'essere contenuto da braccia rassicuranti. Alla felicità provata nel contattare la sabbia umida, plasmabile dalla sua piccola mano, o dalla sabbia asciutta che scorre fra le dita, si aggiunge il piacere di costruire scenari veri e propri, all'inizio indifferenziati, poi forme di cibo che viene cucinato fino a diventare castelli, villaggi, una composizione di ambienti diversi ed una vita di personaggi che si muove in essi. Il gioco acquista una valenza simbolica ed organizzativa: il bambino costruisce un suo mondo del quale è creatore e protagonista.
E noi genitori possiamo creare insieme a loro il nostro piccolo mondo felice.
Procuriamo ai piccoli dei legnetti, delle conchiglie, dei sassolini, portiamo animali di plastica, personaggi in miniatura dei loro eroi e divertiamoci a giocare con loro.
Una cosa è certa: ci divertiremo un mondo!!!

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