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Troppi giocattoli fanno male ai bambini?

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Appena nato ed è già sommerso da mille giocattoli. Tra un compleanno e l'altro, la cameretta comincia a straripare di orsacchiotti, macchine, bambole, etc. Ma troppi giocattoli fanno male ai bambini? Ecco cosa ne pensa la pedagogista

Troppi giocattoli fanno male ai bambini?

Nell’ era del tutto e subito l’ argomento “giocattoli si-giocattoli no” cade a pennello! Prima ancora di venire alla luce il nascituro ha la cameretta piena di ogni cosa tra peluche e giochi sonori. Da quando poi sulle confezioni viene riportata la caratteristica ludico-pedagogica ecco che nonni, zii e in primis i genitori fanno a gara a prendere il giocattolo che stimoli l’aspetto cognitivo, che vivacizzi la sua creatività o lo sviluppo psicomotorio.

L’arrivo di un bambino oggi non si nota più dal fiocco rosa o azzurro appeso alla porta di casa, ma dalla montagna di scatole e scatoloni che contenevano questo o quel giocattolo.

L'ABC dei giochi per i bambini

Vantaggi e svantaggi dei troppi giocattoli

Un tempo l’arrivo del compleanno o del Natale era vissuto dai bambini come un momento di grande attesa, da lì a poco avrebbero, infatti, ricevuto il giocattolo dei loro sogni. Oggi purtroppo non è più così, assecondare le continue richieste dei figli sul comprare spesso giochi grandi o piccoli che siano, fa passare in secondo piano l’entusiasmo e la meraviglia per quel robot dai poteri supersonici o la bambola dai capelli scintillanti.

Ricordo perfettamente, e lo ricordo perché vissuto come un “trauma” (da parte mia), quando una bambina di un ceto sociale molto elevato mi fece vedere un regalo ricevuto dal padre dopo uno dei suoi viaggi all’ estero. La felicità era alle stelle, mai giocattolo fu così amato e desiderato, sì il tempo di far passare una settimana perché alla mia domanda “Chissà quante volte avrai giocato oggi con il tuo pupazzo preferito”, la risposta fu: “Ma chi con quello? Ma guarda che ormai è vecchio, ha una settimana!” In quel momento passai in rassegna la mia collezione di bambole, le vedevo nella mente allineate sulle mensole della mia camera, nella casa dei miei genitori. Di ognuna ricordo ancora oggi il momento esatto di quando le ho ricevute, chi me le ha regalate (molte il caro Babbo Natale).

Non so se ci siano dei vantaggi ad avere oggigiorno così tanti giocattoli, almeno pedagogicamente parlando non li vedo. È sicuramente bello ed emozionante avere tutto ciò che si desidera, ma se poi viene a mancare l’attesa di ricevere qualcosa automaticamente, lo svantaggio maggiore è quello di andare incontro all’abitudine di chiedere sempre giocattoli nuovi.

Colmare l’assenza del genitore

Ricevere in continuazione giochi nuovi non fa parte ovviamente solo di una certa tipologia di famiglia, non sono solo coloro che appartengono ad un ceto sociale elevato, infatti, che spendono per regalare ai figli giocattoli di ultima generazione, ma lo fanno ed anche con una certa frequenza genitori che pur non avendo possibilità economiche considerevoli comprano il gioco richiesto dai figli per colmare assenze dovute spesso agli impegni lavorativi. Ci verrebbe da dire: cosa non si fa per i figli! Già, ma fare invece seguendo un certo criterio forse sarebbe meglio!

L’oggetto ludico non dovrebbe mai essere il sostituto del genitore. Insegnare ai figli che ognuno di noi riveste un ruolo all’ interno della società è fondamentale per fargli capire che se il padre o la madre sono assenti per lavoro è perché così funziona la società. I figli vanno a scuola così come i genitori vanno al lavoro. Ognuno ha i suoi impegni, pertanto l’acquisto di un giocattolo non dovrebbe mai sostituire le figure educative di riferimento.

I nuovi baby-sitter

Per assenza dei genitori non dev’essere intesa solo quella fisica, a volte una madre o un padre passano molte ore a casa, ma il tempo che dedicano ai figli è veramente ridotto. I bambini e i ragazzi sanno come colmare questo vuoto affettivo: trascorrendo pomeriggi interi davanti la tv o i videogames, insomma qualcuno con cui parlare c’è, peccato però che non possa rispondere! Vengono chiamati i nuovi baby-sitter tutte quegli strumenti tecnologici che permettono al soggetto di tenere occupata la mente. Infatti, è difficile trovare al giorno d’oggi un bambino che non conosca o che non abbia l’ultimo videogioco e il tempo a cui si dedicano è minimo un’ora. Tutto ciò non può che far riflettere, viene a mancare lo scopo per cui sono stati creati, va bene “trasformarsi” in un guerriero o andare alla ricerca di un oggetto magico, ma si ha a che fare con oggetti che fanno perdere di vista la realtà circostante.

Per questo tipo di giochi è bene stabilire delle regole prima ancora di comprarli, attaccarle in un punto sempre ben visibile per il figlio e al minimo sgarro togliere momentaneamente il gioco e impegnare il bambino in altre attività. Fondamentale è il tempo da dedicare, per i piccoli di età tra i 6 e i 10 anni sono sufficienti 30 minuti a giorni alterni, per i più grandi un’ ora è più che sufficiente e non tutti i giorni.

La spinner-mania

È stato l’incubo degli insegnanti, per buona parte dell’anno scolastico in classe si vedevano ruotare queste “mini trottole” dall’effetto miracoloso, sono state descritte, e giustificate, dagli studenti come antistress. Ora, che i bambini e i ragazzi di oggi siano stressati lo sappiamo bene, ma vi assicuro che provando questa nuova diavoleria che va tanto di moda lo stress non lo elimina per niente! Lo spinner è solo l’ultimo dei gadget, non lo chiamiamo infatti giocattolo, che fa parte di tutta quella schiera di passatempi da collezione che si trovano nelle edicole. E se il giornalaio riempie il portafogli grazie alla moda del momento, la stessa cosa non possono dire i genitori che, alle continue richieste dei figli di comprare fatine volanti, mini dinosauri e skifidol vari, devono fare i conti con l’economia familiare.

Puntare sul senso del gioco

Spesso manca il senso ludico di un’attività: perché si gioca? E si da invece importanza all’oggetto di per sé che una volta usato è da buttare via e da sostituire. Si gioca per divertirsi, per stare insieme, per condividere qualcosa che per noi è importante. Concludendo, potremmo dire con assoluta certezza che la colpa non è dei nostri figli se in commercio esistono così tanti giocattoli. Il mercato e il business sono sempre in agguato e sanno bene dove puntare.

  • Ciò che invece possono fare i genitori è insegnare il valore dell’oggetto e del costo che comporta. Dire “tanto costa solo 2 euro” porta il figlio a non dare la giusta importanza al denaro. Educarli quindi al valore economico prima ancora di assecondarli in ogni richiesta è fondamentale.
  • Infine, ma non per ultimo, nessun giocattolo di ultima generazione o dall’ elevato costo può sostituire la presenza del genitore. Il tragitto lavoro-casa dovrebbe servire per ricaricare le energie perché sappiamo a chi andiamo incontro. Trascorrere del tempo con i propri figli, nonostante la stanchezza della giornata, è la medicina migliore che possiamo prendere. Non dimentichiamo che le loro giornate sono riempite dalla scuola, dai compiti e dalle attività extrascolastiche, ma una volta a casa prendono il loro giocattolo e desiderano solo condividerlo con voi. 
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