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Il marketing dei giocattoli che prende in giro i genitori

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L'arte subdola del marketing dei giocattoli. Non potendo "ammaliare" il neonato, il mercato preferisce bombardare i genitori-consumatori con messaggi pseudo-subliminali creando bisogni inesistenti

Marketing dei giocattoli

Sviluppo della percezione visiva, uditiva e tattile ma soprattutto: coordinazione oculo-manuale. Sapevo che sarebbe successo, è insito nella nostra società ed essere alti meno di un metro non rende immuni. Dal momento in cui emettiamo il nostro primo vagito (quello che significa “rimettetemi dentro immediatamente”) diventiamo un bersaglio per il mercato, che farà di tutto per attirarci tra le sue braccia crescendoci forti, sani e felicemente consumisti.

Ma il mercato sa bene che il bambino appena nato è ancora puro e si rende perfettamente conto che le reali esigenze per stare bene si riducono a pochi semplici elementi quali un abbraccio, una poppata e una pernacchia sulla pancia; per questo preferisce bombardare gli adulti di messaggi pseudo-subliminali e creare loro bisogni inesistenti, tipo il cestino “mangiapannolini” che vorrebbe negare il fatto che la cacca puzza immettendo nell'ambiente ulteriore plastica o lo “sterilizzatore”, un elettrodomestico che imita la funzione dell'acqua bollita. Ovviamente sono solo giudizi personali e anche un po' fricchettoni, ognuno è libero di acquistare ciò che ritiene più opportuno. Quello che non mi piace è essere preso in giro.

L'ABC dei giochi per i bambini

Scrivere sulla confezione di un pupazzo parlante che “sviluppa la percezione visiva, uditiva e tattile” vuol dire prendere in giro il consumatore. O meglio è come scrivere “contiene un liquido che può bagnare” sulle bottiglie di acqua. Se una cosa la puoi vedere, toccare e magari farle emettere un rumore, è naturale che sviluppi quei sensi. Anzi quei sensi, quelle percezioni, il bambino le sviluppa ogni santo giorno giocando sul tappeto o facendo un giro al parco o anche al supermercato. E poi c'è la ciliegina sulla torta: la “coordinazione oculo-manuale”, cioè il far corrispondere l'azione delle mani ad una percezione visiva, cioè guardare qualcosa e poi toccarla, cioè qualcosa che il bambino sperimenta ed implementa da solo praticamente in ogni momento.

Non vivo su Marte e soprattutto sono il classico scrittore di rubriche che predica bene, poi va al negozio di giocattoli e spende centinaia di euro in giocattoli inutili ma bellissimi, almeno per me. Invece mio figlio, ormai quasi unenne, nonostante tutti i nuovi giochi che parenti ed amici consumisti ogni tanto gli regalano, continua imperterrito ad amare alla follia le stesse due bottigliette di plastica riempite mesi fa, una col riso e l'altra coi ceci. Le cerca con lo sguardo (percezione visiva) e poi le punta per prenderle (coordinazione oculo-manuale), le afferra dalla parte più piccola (percezione tattile) e le solleva agitandole nell'aria per farle suonare (percezione uditiva) e deliziare i presenti con la sua musica soave, accompagnandosi anche con la voce: se dovessi brevettare questo gioco, sulla confezione potrei scrivere che stimola anche le capacità canore.

Tutto questo per dire che anche se siamo genitori per la prima volta, dobbiamo imparare a fidarci del nostro istinto e soprattutto dei nostri figli, che in qualche modo la sanno molto più lunga di noi. Ultimamente abbiamo preso a Pisolo (che non vuole apparire col suo vero nome) uno di quei giochi didattici con le formine e i buchi, per sviluppare tutte le capacità di cui sopra. E' una specie di secchiello con un coperchio forato con le sagome di triangolo, quadrato, cerchio eccetera e le formine corrispondenti di diversi colori. Credo che abbiate capito di cosa parlo, ma è difficilissimo da descrivere. Insomma eravamo sul solito tappeto e stavo spiegando a Pisolo il funzionamento di questo gioco, mettendo le formine corrispondenti nei buchi giusti, mostrando che altrimenti non entrano, poi gliel'ho passato mettendogli una formina in mano.

Lui mi ha guardato facendo uno di quei sorrisi che non capisci mai se sono di affetto o di compassione, ha tolto il coperchio, ha riempito il secchiello con tutte le formine, poi l'ha richiuso. Per come la vedo io ha vinto lui. E il mio ego paterno è strabordato di soddisfazione!

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