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Il gioco da 0 a 36 mesi

Come spiegare ai genitori l’importanza che riveste il gioco nella vita di un bambino? Con una frase semplice: il gioco è il lavoro del bambino. E’ attraverso il gioco che il bambino può crescere e imparare a vivere rispettando sè stesso e gli altri

playQualche giorno fa, la mamma di un bimbo di 18 mesi, confidandosi con me circa le attività proposte nella sezione dei semidivezzi, (che ho curato personalmente e che frequenta mio figlio) diceva: “I laboratori che proponi sono bellissimi perché, sai, non voglio che mio figlio giochi e basta!!!” 

Come spiegare ad una mamma l’importanza che riveste il gioco nella vita di un bambino? Con una frase molto semplice: il gioco è il lavoro del bambino. E’ attraverso il gioco che il bambino può  crescere e imparare a vivere rispettando se stesso e gli altri.
Secondo Piaget (noto psicologo dell’età evolutiva) il bambino piccolo, dopo essere riuscito a padroneggiare una determinata attività, continua a svolgerla per il puro piacere di svolgerla, per gioco.
In questo caso, l’azione è caratterizzata dall’attenzione al mezzo e non al fine.
In altre parole, il bambino esplora l’oggetto profondamente: infila le dita nei buchini, lo mette in bocca, se lo passa tra i capelli, lo scuote in aria per sentire che rumore fa, ne osserva il colore e si chiede ”Che cos’è questo oggetto?” (attività in cui prevale l’accomodamento) dopodichè utilizza il gioco e si chiede: “Cosa posso fare con questo oggetto?” (attività in cui prevale l’assimilazione)

Quindi:
NOVITA’→ ESPLORAZIONE→ ACCOMODAMENTO
NOTO→ GIOCO →ASSIMILAZIONE

Il gioco è intrinsecamente motivato, non si è costretti a giocare; il gioco è un comportamento spontaneo, chi gioca è protagonista attivo.
Anche la situazione, l’ambiente e la tipologia di oggetti disponibili sono molto importanti.

Tipi di oggetti diversi inducono il bambino a fare giochi diversi:
- materiali poco strutturati (es. bambole di pezza, costruzioni, blocchi di legno e cartoni) danno origine a giochi più fantasiosi;
- materiali strutturati (es. bambole realistiche, costumi di personaggi specifici, casette) sono usati in modo più aderente al contenuto;
- oggetti di grandi dimensioni e larghi spazi invitano a giochi di movimento;
- oggetti piccoli sono utilizzati, più spesso, per attività costruttive


carrelloGli adulti intervengono spesso nel favorire alcuni giochi e nel disincentivarne altri: danno la preferenza a certi giocattoli, che sono costituiti, il più delle volte, da materiale plastico, danno la preferenza ai giochi distinti per genere: non compreranno mai le “pentoline” e le bambole ad un maschietto né le macchinine o i robots alle femminucce.

Il gioco preferito di molti bambini che ho osservato nella fascia d’età 0-18 mesi è: pentole, coperchi, contenitori di plastica per alimenti.
In altre culture, i bambini sono liberi di giocare con oggetti di uso comune e i giocattoli sono fatti di materiale naturale e secondo me è giusto far conoscere ai bambini diversi tipi di giochi e di materiali.
Nella nostra cultura preferiamo comprare giocattoli pieni di luci-suoni-colori al bambino per stimolare i suoi sensi quando, in realtà, non ne ha assolutamente bisogno!!!

Intendiamoci: mio figlio di 14 mesi ha tutta la gamma di giochi esistente sul mercato, ma il suo gioco preferito resta sempre un cestino pieno di mollette, il telecomando del televisore, il joystick del computer e, soprattutto, il portafogli pieno di carte di mamma!!! 

Perché si gioca? A cosa serve? Il gioco ha un significato?
II gioco consente al bambino di esercitare le proprie abilità e gli permette di acquisire abilità più complesse.

Piaget ha distinto nel bambino tre tipi di gioco che si manifestano in diverse età:
1. Giochi di esercizio
2. Giochi simbolici
3. Giochi con regole

I GIOCHI D’ESERCIZIO (0-18 mesi)

Sono i primi ad essere praticati. Si suddividono in:

- Esercizio semplice e cioè ripetizione di gesti: scuotere un sonaglio, battere le mani, mettere e togliere un oggetto dalla bocca sono azioni che un bimbo comincia a padroneggiare dai 6 mesi in poi, spesso sono gesti legati a canzoncine di facile memorizzazione, altre volte il  bimbo le compie per il puro piacere di eseguirle;
- combinazioni senza scopo sono esercizi più complessi: allineare a 2 a 2 dei birilli, travasare da un secchiello ad un altro la pasta grossa, la farina e altri materiali ancora, disporre in vario modo dei cubetti di legno. Voglio precisare che la distruzione delle combinazioni create e la ricostruzione di esse fa parte integrante del gioco, se vostro figlio distrugge la torre che avete appena costruito per lui non è preoccupante, non diverrà un futuro kamikaze: sta solo giocando!!!
- combinazioni con uno scopo come saltare da un posto ad un altro utilizzando una distanza sempre maggiore, aiutano il bimbo a prendere consapevolezza delle sue capacità; in questo caso il bimbo gioca per vedere quanto è “bravo”

Il bambino mette in atto queste azioni per il piacere che ricava dal padroneggiare gli schemi sensomotori appena appresi

coloriplayI GIOCHI SIMBOLICI (18/36 mesi)

(simbolo = qualcosa che sta al posto di qualcos’altro) Questo tipo di gioco implica capacità cognitive più complesse.
Il bambino fa uso dell’attività rappresentativa. Egli è consapevole di “far finta di”, utilizza il “come se”.
I giochi simbolici si suddividono in:
- schemi simbolici e cioè riproduzione di schemi sensomotori al di fuori dei loro contesti e in assenza dei loro obiettivi abituali. Ad esempio il bambino fa finta di effettuare una delle sue azioni usuali come posare la testa sul cuscino e chiudere gli occhi come se dormisse;
applicazione di schemi simbolici ad oggetti nuovi come utilizzare una conchiglia come una tazza, un cubo come un’automobile…
- combinazione di simboli in giochi più lunghi e complessi come fingere di fare qualcosa che gli è stato proibito…ripetere, usando una bambola, una situazione spiacevole o paurosa…realizzare, in modo fantastico, un proprio desiderio

Il bambino utilizza anche il gioco per proteggersi da un impatto troppo duro con la realtà.
Questo è un motivo in più che rende il gioco tanto importante; il gioco è per i piccoli anche un modo di comunicare qualcosa all’adulto. Perciò l’osservazione è fondamentale nel ruolo del genitore e dell’educatore. Un buon educatore sa giocare con il bambino ma anche rimanere da un lato e lasciare libero il piccolo di esprimere quello che ha dentro.

I GIOCHI CON REGOLE (da 7/8 anni in poi)

Sono caratterizzati dalla presenza di regole.
Non differiscono molto, per contenuto, dai giochi d’esercizio o da quelli simbolici.
Però i giochi con regole hanno una struttura più complessa in cui il quando e il come realizzare l’esercizio o la finzione vengono decisi a priori. Per Piaget, solo i giochi con regole possono essere definiti sociali.
Ciò che differenzia la regola insita in questi giochi dalla regolarità dei due tipi di giochi precedenti è il “senso dell’obbligo”


A cura della pedagogista dott.ssa Mariaelena La Banca

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