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Haiku, la poesia e il gioco per comunicare con i bambini

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Un'intervista interessante a Silvia Geroldi coordinatrice di laboratori di educazione artistica, poetica e visiva per bambini e adulti. Tra gli strumenti utilizzati nei suoi laboratori c'è l'haiku

Haiku per bambini

Silvia Geroldi, milanese d'adozione, ha studiato comunicazione. È una blogger (measachair, stimadidanno, haikusedutisottolaluna) e conduce laboratori di educazione artistica, poetica e visiva, per bambini e adulti. Tra gli strumenti che più utilizza nei suoi laboratori c'è l'haiku, una antica forma di poesia giapponese che si struttura in tre versi di cinque, sette, cinque sillabe.

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  • Silvia, come ti è venuto in mente di insegnare ai bambini a scrivere haiku?

Mi sono accostata agli haiku grazie a Pino Pace, scrittore e docente, autore del libro di haiku per bambini intitolato "Un gatto nero in candeggina finì", Notes Edizioni, con illustrazioni di Tai Pera. Il suo approccio giocoso agli haiku mi è molto piaciuto e mi sono fatta coinvolgere. Contare le sillabe sulle dita è contagioso, sai? Oggi coordino il blog hakusedutisottolaluna, ideato insieme a Pino Pace, Viviana Violo e Anna Morchio. Pubblico componimenti di bambini e adulti, racconto esperienze di insegnanti, educatori e genitori, mostro quanto gli haiku siano strumenti duttili per interagire con i bambini.

Sviluppo del linguaggio 0-3. Il rapporto con la natura

Inoltre, conduco laboratori in vari contesti, declinando l'haiku sia in modo tradizionale – come espressione poetica ispirata alla natura – sia interpretandolo come forma di microscrittura. Sperimento e sono molto fortunata, perché incontro persone aperte che mi lasciano fare. E del resto i bambini rispondono con il sorriso e la meraviglia, quindi funziona.

  • Microscrittura: dicci di più

Certo, questa è la declinazione più recente dell'haiku e sta prendendo molto spazio sui canali social, twitter in particolare. Si tratta di una tendenza internazionale, a quanto mi risulta, e se da una parte snatura l'haiku privandolo degli elementi classici (osservazione della natura, attenzione agli elementi stagionali, rovesciamento semantico nel primo verso), dall'altro mostra le potenzialità ludiche del linguaggio sintetico. Io lavoro molto su questo aspetto. Incastrare un testo nella forma 5/7/5 è una piccola sfida che anche i bambini colgono molto bene, specialmente se sono autonomi nella sillabazione delle parole. La sfida, le regole: è un gioco! La poesia arriva dopo, se arriva, e all'improvviso. Ci coglie impreparati. Ci meraviglia, come ogni poesia deve fare.

  • Qual è stata la tua sperimentazione più azzardata?

Certamente giocare con le parole con i bambini piccolissimi, di quattro, cinque anni. Non sanno sillabare, ma hanno occhi grandissimi e si accorgono delle cose piccole: di un sassolino, una foglia, una conchiglia. Hanno una sensibilità molto vicina a quella degli autori tradizionali, sanno essere in armonia con il mondo. Vedono, a differenza degli adulti frettolosi.

  • Come riesci a trasformare questa attenzione bambina in gioco poetico?

Prima di tutto cerco di far capire agli adulti coinvolti (genitori o educatori) che il gioco degli haiku è un momento di comunicazione ludico-emotiva con i bambini, è uno scambio affettivo. Si crea insieme, che è un gesto molto intimo. Io con i bambini gioco e mi godo la meraviglia, ma in realtà il mio scopo è mostrare agli adulti le potenzialità infinite del linguaggio. I miei laboratori non sono semplice intrattenimento, il risultato è sempre imprevedibile perché i bambini spiazzano. Spesso, se si porta a casa qualcosa, si tratta “solo” di un collage impiastricciato con una scritta strampalata. Tutto qui? No, è un'esperienza, l'inizio di un cammino tra adulto e bambino.

La comunicazione non verbale dei bambini

Un percorso che porta le parole e la poesia fuori dagli obblighi scolastici, nella vita di tutti i giorni e nel gioco, nelle coccole. Dunque, i primi a saper giocare e divertirsi devono essere gli adulti, che fanno da guida e da complice. Perché se dai sette anni in poi i bambini contano le sillabe sulle dita in autonomia, con i piccolissimi tutto si sposta soprattutto su un piano fisico: si usano le mani, che toccano i materiali, ne accolgono il profumo e il colore... si creano immagini... si dialoga...e poi, su quelle stesse dita, si conta. Si contano i pensieri e le sillabe, in un gioco di calorosa interazione.

E con le parole si dà forma a pensieri minimi, sospendendo ogni tipo di giudizio di valore e ponendosi in ascolto. Fiori sul lago si specchiano nell’acqua. Son vanitosi. Un pesciolino è piccolo e bellino e fa glu glu glu. Un aquilone vola nel cielo alto e poi torna giù. Spunta dall’erba un piccolo bruchino e ci saluta.

Se vuoi saperne di più su Silvia Geroldi

IL BLOG: Haiku Seduti sotto la luna

Un'altra intervista: Haiku, poesia per bambini

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