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Gioco e ordine nella cameretta dei bambini

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Gioco e ordine per il bambino, che ruolo hanno nella sua crescita personale? Se giocare è un'attività fondamentale, anche rispettare le regole è importante. La pedagogista ci spiega come far rispettare l'ordine in camera e al tempo stesso non sottovalutare il processo creativo

Gioco e ordine per il bambino

“L’ordine è qualcosa di artificioso; il naturale è il caos” Arthur Schnitzler

“Questa camera sembra un bazar! Marco, vieni a mettere subito in ordine, non si riesce neppure a camminare, tanti sono i giocattoli che hai tirato fuori!” “Povera me, dopo una dura giornata di lavoro mi tocca anche raccogliere tutti i suoi giochi, perché tanto lui non lo vorrà fare ed inizierà a piangere e protestare perché non vuole riordinare la sua cameretta!” Quante volte ti sarà capitato di invitare il tuo bimbo a mettere in ordine la sua camera, dapprima con toni pacati e sereni, in un secondo momento con un fare decisamente più concitato. Sembra quasi un momento topico, questo, accomuna la vita quotidiana di molti bambini e di molti genitori. Gioco e ordine per il bambino, che significato assumono nella sua quotidianità? E come fare per interrompere un'attività che è fondamentale per la sua crescita?

I tipi di gioco

Il gioco è una tra le migliori forme di espressione per il bimbo a partire dai primi mesi di vita. Attraverso il gioco il bimbo acquisisce e consolida competenze cognitive, emotivi e relazionali. Il gioco infantile si distingue in:

  • Gioco di esercizio senso-motorio -primissimi mesi di vita del bambino- durante il quale il bambino inizia a percepire giocosamente il proprio corpo (ad es. mette in bocca il piedino).
  • Gioco simbolico -dai 18 mesi a 6 anni- grazie al quale rappresenta qualcosa ”pescando” dalle proprie esperienze quotidiane che ha interiorizzato.
  • Gioco con le regole - dai 7 anni in su- proprio di quella fase di vita in cui si può dire che il bambino abbia acquisito delle regole sociali, conosca come rapportarsi con gli altri seguendo un codice di comportamento, dettato dal rispetto di regole imposte dal vivere civile.

La creatività

Attraverso il gioco il bambino esplora la realtà circostante, conosce gli altri e, soprattutto, se stesso. Non si può non associare alla parola “gioco” quella di “creatività”: indissolubile è il legame che tiene saldi i due termini. Il gioco, infatti, stimola la creatività attraverso cui si genera “il nuovo”,” il diverso” . La dimensione della scoperta appare il motore trainante del giocare con creatività. La creatività suscita emozioni sempre nuove, scaturite dalla progressiva conoscenza di cose nuove. Il pensiero creativo si divide in

  • Divergente, ovvero la capacità di creare con originalità ed anticonformismo
  • Convergente, ovvero il pensare in modo razionale e logico (ad esempio il pensiero a cui tende la scuola). Come direbbe Winnicot, psicoanalista e pediatra inglese

E’ nel giocare e soltanto mentre gioca che il bambino e anche l’adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è soltanto nell’essere creativo che l’individuo scopre il Sé

La creatività rende il gioco un momento di crescita di impareggiabile pregnanza per un bimbo, il gioco creativo non va mai limitato entro i confini della logicità. Sento spesso genitori esclamare “mio figlio non fa giochi intelligenti!” Proprio come se il gioco dovesse essere ridotto a mero scopo di intrattenimento educativo formale e non venisse valutato come ponte tra il bambino e la realtà da indagare, invece, con cipiglio di curiosità ed entusiasmo verso la novità da scoprire.

Il valore del gioco

Per un bambino il gioco è una cosa seria, quasi un lavoro, da svolgere con cura e dedizione. Il gioco procura al bambino gratificazione e piacere, lo fa sentire parte attiva del mondo in cui vive su cui può anche agire, modificandolo. Il gioco è il trampolino di lancio verso il cambiamento, il proprio e quello altrui, perché grazie ad esso il bambino scopre valori e ruoli sociali, impara a rapportarsi agli altri. Ed è proprio perché il ruolo rivestito nella crescita psicologica del bambino è così formativo, che l’adulto non deve permettersi di intervenire in un processo di costituzione della personalità di un bambino in età evolutiva.

Fermo restando che una mamma o un papà possano commettere “errori”nella gestione educativa di un figlio, perché non potranno mai essere del tutto preparati ad accogliere un esserino in evoluzione con tutte le accortezze del caso, sarà, comunque, buona norma cercare di pensare sempre che per il proprio figlio non esiste azione, circostanza, della sua vita priva di significato.

Il gioco tra le mura di casa

Il gioco può essere solitario (spazi chiusi, con giocattoli reperibili nel baule dei giochi della propra cameretta) o collettivo (giocato con altri compagni, spesso in luoghi aperti, a volte meno strutturato) Proprio durante il gioco solitario il bambino impiega una gran quantità di forze mentali (concentrazione) e attiva le tante risorse fisiche a sua disposizione. Quando un bimbo gioca non vuole essere interrotto: sacrosanto è quel tempo trascorso con i propri giocattoli, con tutti gli strumenti materiali a disposizione nella sua stanzetta, utilizzati con fantasia, ingegno e creatività!

La propria cameretta assume una dimensione “magica” per il bambino, diventa il suo regno, fortezza inespugnabile in cui vietatissimo è , in genere, l’accesso ai genitori. Ci sono dei bambini che imparano a giocare da soli molto presto, dimostrando una certa emancipazione dalle figure genitoriali, altri che hanno bisogno della presenza dell’adulto a lungo prima di saper giocare in autonomia. Sta di fatto che, al termine di vere e proprie sessioni di gioco, la cameretta del bimbo sembra essere una ludoteca: Lego o soldatini in ogni dove, piste delle macchinine o principesse delle ultime fiabe, lasciati sotto al letto o in angoli della stanza il bambino. Insomma: regna il disordine!

La camera dei giochi, fortezza inespugnabile

Quando un genitore entra in camera del proprio figlio, magari sul far della sera, e lo invita a sistemare i giochi perché è ora di lavare le manine ed andare a cena, ha luogo un vero e proprio braccio di ferro tra mamma/papà e figlio. Il piccolo recalcitrante a voler interrompere la sua attività di gioco, che percepisce con estrema serietà, si oppone agli spesso ripetuti inviti a sistemare giocattoli e oggetti di arredo della stanzetta in disordine. Lo spazio della camera deve essere considerato anche dall’adulto un luogo “sacro” per il suo bambino, luogo che andrà rispettato.

E’pur vero, però, che, anche se la cameretta è luogo di giochi e quindi zona a misura di bamino, esistono delle regole che deve rispettare. Una di queste è mettere in ordine dopo aver giocato i giocattoli utilizzati. Una stanzetta in ordine e ben sistemata rende il bambino più sicuro di sé e più sereno, perfettamente a proprio agio.

Pulire la cameretta con l'aiuto dei bambini

Come far rispettare l’odine in camera?

Il bambino si muove perfettamente in una stanzetta dove ogni cosa è al proprio posto, dove ciò che era stato sistemato su quello scaffale si trova sempre lì. Si tratta di un ordine che conferisce sicurezza al piccolo “inquilino”. Se un bimbo però appare restio a voler riordinare a stanza, a “ricomporla” dopo aver giocato sino all’ultimo istante, bisognerà adottare dei trucchetti per far sì che il momento del riordino non faccia rima con sbuffi e malumori!

  • Si potranno riempire ceste o scatole semi trasparenti di un colore diverso, dove riporre questa o quell’altra tipologia di gioco. Ad esempio le macchinine nella cesta rossa, gli accessori di Barbie in quella verde ecc. In tal modo il bimbo assocerà il colore del contenitore al contenuto: attività molto utile per i bimbi in età prescolare che, ad es., devono ancora imparare i colori.
  • Sarebbe utile anche realizzare vere e proprie etichette da incollare sulle scatole con le immagini raffiguranti il giocattolo stesso, così il bambino visualizzerà immediatamente il luogo in cui riporre il suo prezioso oggetto. Questa azione può rivelarsi educativa ed anche divertente se, nel frattempo, al bimbo viene fatta ascoltare la sigla di un cartone animato del cuore o intonata una canzoncina che tanto apprezza sin da piccolino!

Durante questo momento di “riordino formale” della stanza il bambino si riappropria di sé e del proprio ordine mentale scardinato dalla forza travolgente della fantasia e della creatività durante il gioco. Tuttavia, se il bambino proprio non vuole saperne di sistemare le sue cose o di interrompere i suoi giochi per farlo, la mamma o il papà dovranno puntare tutto sulla comunicazione. La vera chiave di volta nella relazione educativa con un figlio è sempre il dialogo. L’adulto deve spiegare, senza promettere premi o minacciare con punizioni, che mettere in ordine la propria stanza è un suo dovere, che avere una cameretta ordinata è utile anche per lui che più facilmente ritroverà i suoi giocattoli.

  • Mai il genitore dovrà svalutare l’attività ludica del piccolo, anzi gli si dovrà dire”sei stato bravissimo nel fare questo e potrai rifarlo ancora tutte le volte che lo desideri, ma ora è arrivato il momento di sistemare tutto ciò che ti è servito per questo tuo splendido lavoro!” I toni dovranno essere pacati, l’intento è far capire l’importanza dell’ordine al bambino e non terrorizzalo con ritorsioni nel caso di non ubbidienza.
  • Sarà importante far comprendere che ci sono delle regole, come quella del tenere in ordine le proprie cose, valide anche per gli stessi mamma e papa: non dimenticare che parallelamente alle parole, contano i fatti che si concretizzano nell’esempio. L’adulto per primo deve mostrarsi ordinato e compìto nella gestione delle proprie cose.
  • Concesso l’aiuto al bambino nel sistemare i giocattoli più voluminosi, magari sullo scaffale più in alto a cui non arriva, è bene non mai perdere di vista che attraverso il riordinare della camera si aiuta lo sviluppo dell’autonomia.
  • Infine, mai porre divieti di utilizzare questo o quel gioco o, addirittura, di tirarli fuori nello stesso tempo, questo per non interrompere il flusso creativo del bambino. Tutto si può usare, purché si riconosca la sacrosanta regola del mettere in ordine alla fine delle ore dei giochi.
  • Anzi, si può fare del riordino una sorta di continuazione del gioco stesso , immaginando che i giocattoli “tornino” in una loro casetta immaginaria. D’altra parte, perché il rispetto di una regola non può essere anche divertente?
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