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I bambini e il loro amico immaginario

Due terzi dei bambini hanno un amico immaginario con cui dialogano, litigano e giocano prima di prendere sonno, o nel ritorno da scuola, o se si ritrovano da soli a casa

Bambini e amico immaginario

Due terzi dei bambini hanno un amico immaginario con cui dialogano, litigano e giocano prima di prendere sonno, o nel ritorno da scuola, o se si ritrovano da soli a casa. Di solito si ha un amico immaginario in età prescolare e alcuni studi confermano che il fenomeno è più frequente nei primogeniti.
Tutto si può dire dei bambini tranne che manchino di un certo senso pratico: si inventano un amico immaginario, con cui giocheranno, si confideranno, litigheranno. Immaginario, segreto, personale, umano, fantastico: come farne a meno? Le luci si spengono, la mamma ha dato il bacio della buonanotte, il buio incombe e il sonno invece no. Oppure da soli a casa, spaventati da rumori e scricchiolii, una solitudine che non ha nulla di esistenziale e malinconica ed è tutta concreta, palpabile, immeritata. O per strada, rincasando e persi nel proprio sovrappensiero. È così che nasce l'amico immaginario, a volte perfettamente invisibile, a volte incarnato in un peluche, un orsacchiotto come Winnie-the-Pooh.

L'amico immaginario è sempre lì, disponibile: non ha la mamma che lo aspetta a casa, non ha orari e obblighi, non va a scuola, è ovviamente emancipato.
Una ricerca condotta dall' Università della Tasmania evidenzia che i più accaniti frequentatori di amici immaginari sono i primogeniti, probabilmente colpiti dall'arrivo del fratellino che li ha spostati dal centro dell'attenzione.
L'amico immaginario può essere la reazione ad una condizione di solitudine e si riscontra appunto per lo più nei figli unici e in bambini timidi o che vivono in un ambiente familiare poco aperto alle relazioni esterne. Un altro studio, inglese, ha stabilito invece che l'intrattenersi con un amico immaginario non ha alcuna relazione con l'inclinazione alla creatività, ma che piuttosto favorisce lo sviluppo di una maggiore sensibilità nei confronti delle illusioni uditive. Questi bambini, da grandi, "riconosceranno" parole e linguaggi immaginari con più facilità.

L'”amico immaginario” permette, dunque, di compensare le tensioni, di ripensare alle proprie esperienze, di elaborarle e sopportarle meglio quando i bambini si sentono infelici. Tuttavia l'utilizzo dell' “amico immaginario” non deve diventare un mezzo per il bambino attraverso cui si rinchiude in se stesso ed evita così il contatto con i coetanei e con gli adulti dai quali forse si sente poco accettato, non compreso e gratificato. Il gioco dell'amico immaginario è un gioco “normale”, ma è preferibile prestare attenzione particolare quando permane nella fase preadolescenziale (dai 10/11 anni in poi); in tal caso quel gioco potrebbe indicare un disagio psicologico che va indagato più a fondo.

Per quanto concerne l'atteggiamento migliore che i genitori possono assumere nei confronti dell'amico immaginario noi psicologi consigliamo di entrare, senza essere invadenti, nello spazio in cui dimora l'amico immaginario per poter anche noi comunicare e giocare con lui. Fare “amicizia” con l'amico immaginario consente ai genitori di conoscere in modo più profondo il proprio bimbo. Soltanto quando diventa una specifica modalità di fuga dalla realtà occorre intervenire per evitare che la fantasia prenda il sopravvento nella vita del bambino e che gli impedisca la distinzione tra gioco e realtà

Dott.ssa Giuliana Apreda
Psicolgoga Psicoterapeuta

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