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Ciuccio: pro e contro

Aiuta a farlo addormentare, calma il pianto più ostinato: difficile fare a meno di questo piccolo oggetto

Negli ultimi vent'anni l'uso del ciuccio si è diffuso considerevolmente. Stando alle statistiche lo userebbe il 70% dei neonati! La suzione è un meccanismo naturale presente nel bambino persino prima della nascita. Ecografie, fatte molto prima della nascita, ci mostrano spesso il feto che si succhia il pollice e l’istinto di suzione è quello che permette al neonato di nutrirsi al seno della madre o al biberon.

Soprattutto nei primi mesi di vita il bambino dedica gran parte delle ore di veglia a succhiare e successivamente, nella fase orale, continua ad utilizzare la bocca per conoscere il mondo intorno a sé. Per il bambino quindi succhiare è un atto spontaneo che procura piacevoli sensazioni, sia che si tratti del seno, del ciuccio o del dito.
E’ un antidoto alla paura e al senso di solitudine che è comune nel lattante, ma anche quando il bambino è più grande. Per questo motivo abituarlo a cercare il ciuccio non è dannoso: l’importante è non abusarne, per non renderne poi troppo difficile l’abbandono.

 

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Al contrario di quanto si pensa, infatti, un utilizzo contenuto del ciuccio non provoca danni irreversibili né ai denti né alle arcate dentarie, soprattutto se usato entro i tre-quattro anni d’età.
Inoltre il ciuccio è senz’altro meno dannoso della suzione del pollice, dal momento che esercita minore pressione sui denti, ed è più controllabile dalla mamma che può decidere quando sospenderlo.

Quando usare il ciuccio
Il ciuccio è consigliabile in tutte quelle situazioni in cui il bambino si trova in difficoltà, per esempio quando non riesce ad addormentarsi o in caso di coliche gassose. E’ una sorta di autoconsolazione quando la mamma non c’è, un modo per scaricare la tensione o il mezzo che fa sentire sicuro e protetto il piccolo.
E’ sbagliato ricorrervi come ancora di salvezza anche quando lui non lo cerca oppure ogni volta che piange: in fondo anche lui in qualche modo deve pur esprimersi!

 

ciuccio-pro-e-contro

 

Quale ciuccio scegliere
In commercio ci sono tantissimi tipi di ciucci ma gli specialisti consigliano il ciuccio anatomico, cioè a forma di goccia, schiacciata e ricurva verso l’alto, disegnata per adattarsi meglio alla forma del palato del bambino, mentre quello a ciliegia, di forma rotonda somigliante al capezzolo della mamma, rischia, a lungo andare, di compromettere lo sviluppo del palato e delle arcate dentarie.
In realtà poi non esistono studi che rivelino l’efficacia o la pericolosità di una forma rispetto ad un’altra. L’uso costante e prolungato comunque, può influire negativamente sullo sviluppo dei denti e del palato.

 

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I materiali con i quali vengono realizzati i ciucci sono fondamentalmente di due tipi: il silicone ed il caucciù. Il primo è un prodotto chimico di origine sintetica a base di silicio, trasparente, indeformabile, che non assorbe gli odori ed i sapori e non subisce alterazioni anche dopo numerose sterilizzazioni, sia mediante bollitura che a freddo. Il secondo è una gomma naturale, più morbida, elastica e soprattutto più resistente alle lacerazioni rispetto al silicone.
Le particolari caratteristiche di inalterabilità rendono il ciuccio di silicone particolarmente adatto durante i primi mesi di vita, mentre con la eruzione dentaria è opportuno passare al succhietto di caucciù più resistente alle lacerazioni rispetto al silicone.

Quando arriva il momento di fargli abbandonare il ciuccio
Verso i tre anni, quando il piccolo acquista fiducia in se stesso e diventa più sicuro, molti bambini spontaneamente abbandonano il ciuccio, altri invece non vogliono proprio saperne di rinunciare al loro insostituibile compagno. E’impossibile stabilire un momento ideale per smettere di succhiare, che sia valido per tutti i bambini, l’importante è che in nessun caso deve essere una interruzione improvvisa: assolutamente vietato far sparire il ciuccio senza dare spiegazioni al bambino, si creerebbe un trauma nel bambino.

 

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Bisogna agire gradualmente, magari con l'aiuto di piccole astuzie come queste:

- limitarne l’uso alle situazioni più critiche: ad esempio quando si addormenta o se la mamma è assente
- distrarre il bambino spostando la sua attenzione verso altri oggetti o attività
- proporre qualche mansione “da grande” che con il ciuccio non possa fare
- evitare di focalizzare l’attenzione sul “problema ciuccio” con continui sforzi per farglielo abbandonare
- non colpevolizzarlo se insiste a volerlo, ma lasciare che il "distacco" avvenga quando si sente psicologicamente pronto. Proprio per questo è meglio evitare di farlo in concomitanza con altri cambiamenti per lui molto importanti, come l’inserimento all’asilo o la nascita del fratellino


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