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Libri: "Io mi svezzo da solo!" di Lucio Piermarini

L'autosvezzamento consiste nel lasciare libero il bambino di mangiare ciò più lo incuriosisce e desidera: una teoria avvincente

Lo svezzamento è una fase che spesso ci coglie impreparate: durante i mesi dell'attesa ci siamo ampiamente documentate sui libri e durante corsi preparto, ma le informazioni riguardavano quasi esclusivamente il parto e l'allattamento.

Ora che la fase dell'allattamento esclusivo sta per finire, ci accorgiamo che non abbiamo la più pallida idea di come procedere. La paura di non essere più indispensabili e che il legame che si creava con le poppate possa cessare del tutto si accompagna allo smarrimento totale circa le nostre nuove mansioni. Osserviamo dubbiose la folla di prodotti per l'infanzia sugli scaffali del supermercato ed ascoltiamo confuse le profezie catastrofiche dell'amica che passa le sue giornate ai fornelli nel tentativo disperato di propinate all'ex poppante un cibo che sia al contempo sanissimo e gradito. Lo svezzamento è, a tutti gli effetti, un momento importante sia per il bambino sia per la sua mamma e per entrambi può costituire un vero e proprio trauma se affrontato in modo scorretto.

Una buona base di partenza è la figura di un pediatra che durante questi mesi abbiamo imparato a conoscere e stimare. La fiducia nei confronti del proprio medico è fondamentale, così come anche sviluppare una propria opinione: in fin dei conti ogni bambino è diverso e nessuno più di una mamma può conoscere il proprio figlio neonato. Lo svezzamento infatti non passa attraverso a regole codificate ma viceversa deve essere tarato nei tempi e nei modi specifici del nostro bambino; tabelle e ricette preconfezionate possono servire come regola generale da non applicare quasi mai alla lettera.

Per venire a capo dei mille interrogativi che ci si affollano nella mente quando inizia ad avvicinarsi il momento dello svezzamento, uno dei testi a mio avviso più validi è "Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento" di Lucio Piermarini. Qui il problema "svezzamento" viene affrontato, appunto, anche attraverso dei dialoghi tra la mamma Candida e altri personaggi di fantasia, tra cui un pediatra "un po' saccente e un po' ignorante, un po' paternalistico e un po' cattivo" che Piermarini identifica come se stesso a inizio carriera. Candida, invece, è un po' il prototipo della mamma in questa fase delicata; è piena di dubbi e di certezze al tempo stesso, timorosa di far male ma anche sicura del suo istinto. Un istinto che, come prima istanza, porta a chiedersi come mai un neonato che si attacca al seno dopo essersi alimentato per nove mesi in maniera diversa, non dovrebbe anche avere l'istinto di provare nuovi cibi nel momento in cui il suo organismo ne necessita.

Ed è proprio questa la grande risposta contenuta nel libro di Piermarini: saper cogliere i segnali attraverso cui il neonato ci comunica la sua disponibilità a "svezzarsi da solo". E' un metodo, come recita la quarta di copertina, più semplice e complesso insieme. In luogo delle complicate metodologie standardizzate sposa un approccio che mette in primo piano il bambino e i suoi genitori, che vengono chiamati in causa come educatori e interpreti, nel loro affetto, delle modalità di svezzamento del loro neonato. Durante la trattazione, sempre ironica e scorrevole, Piermarini si occupa anche di fare chiarezza circa diverse leggende metropolitane relative allo svezzamento, dall'abolizione del sale allo spauracchio delle allergie. Importanti sono anche le sue considerazioni che fanno luce sulla giungla degli alimenti per l'infanzia, che secondo l'autore perdono la loro ragion d'essere nel momento in cui il neonato viene svezzato dopo i sei mesi, traguardo raccomandato anche dall'OMS e dall'UNICEF.

L'approccio di Permarini è quindi, sostanzialmente, "bambinocentrico", e parte dalla considerazione, sempre utile in questi casi, che la natura non fa mai niente per caso. Tutto si svolge come se qualcuno avesse disposto le cose in modo che, quando compaia il bisogno di integrazione del latte materno, il bambino sia maturo per assumere agevolmente e senza rischi alimenti diversi dal latte; si parla, più specificamente di un bambino che ormai è in grado di tenersi eretto col capo e col busto al fine di masticare e deglutire il cibo sminuzzato, che può assimilare e digerire piatti preparati con ingredienti sani e di uso comune, che ha un sistema immunitario già abbastanza sviluppato, nel quale la barriera intestinale necessaria all'opposizione alle allergie è giunta a maturazione e i cui reni sono in grado di filtrare le nuove sostanze introdotte.

In questo modo il bambino inizierà a vivere, contemporaneamente, anche un nuovo modo di alimentarsi alla stessa tavola dei genitori, in un momento di condivisione e dialogo che influenzerà positivamente il suo rapporto col cibo anche durante i periodi successivi.

Laura Losito
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