Pianetamamma logo pianetamamma.it

strip1-ros
1 5

Educazione dei figli: la pedagogia secondo Rosseau

Come educare al meglio i nostri figli? Una buona strada potrebbe essere leggere i libri giusti, come il datato ma ottimo 'Emilio' di Rosseau

adsense-foglia-300
Ci sono i no che aiutano a crescere e i no che tarpano le ali, le punizioni severe ma giuste e quelle gratuite, le sfuriate commisurate al guaio commesso e quelle frutto di una giornata andata storta. Come educare al meglio i nostri figli? Come farne adulti felici, responsabili, rispettosi del prossimo? Questa è una domanda che moltissime mamme, se non tutte, iniziano a porsi quando il loro bambino è ancora in fasce, o quasi.
Una buona strada potrebbe essere leggere i libri giusti, non per riempirsi la testa di informazioni e confusione, ma per estrapolare ciò che veramente serve alla nostra situazione e al nostro bambino, che è ovviamente diverso da tutti gli altri. Di ottimi libri di pedagogia ce ne sono molti, alcuni dei quali già trattati qui su Pianeta Mamma; oggi abbiamo scelto di presentarvi un testo decisamente datato, ma al tempo stesso incredibilmente moderno e ricco di spunti di riflessione: l'Emilio di Rosseau.

Caposaldo della teoria illuministica sull'educazione, l'Emilio, scritto e pubblicato nel 1762, si articola in quattro fasi: dalla nascita a quando il bimbo è in grado di parlare;
fino ai dodici anni;
dai dodici ai quattordici;
dai quattordici all'ingresso in società.
Rousseau si cala nei panni del tutore del fanciullo immaginario Emilio, anche se, come chiarisce nell'introduzione, l'autore critica aspramente la figura stessa del precettore, incarico che dovrebbe essere sempre ricoperto dal padre.

L'educazione del ragazzo si fonda essenzialmente sulla premessa della natura buona dell'uomo; ogni male scaturirebbe solo dalla società e, naturalmente, da una formazione non corretta. L'educazione, quindi, dovrà essere essenzialmente preventiva, e mirare soprattutto ad "insegnare a vivere". In quest'ottica, Rousseau critica sia le madri distanti (promuovendo contestualmente l'allattamento materno in luogo dell'assunzione di una balia) sia quelle eccessivamente protettive. "Si tratta meno di impedire che muoia quanto di farlo vivere. Vivere non è respirare, è fare uso dei nostri organi, dei nostri sensi, delle nostre facoltà, di tutte le parti di noi stessi che ci danno il sentimento della nostra esistenza."

L'educazione di Rousseau è in sostanza una "palestra" attraverso cui il bambino si prepara ad affrontare al meglio l'età adulta. "Quello fra noi che sa meglio sopportare i beni e i mali di questa vita è, a parer mio, il meglio educato."  E all'altra domanda che spesso le mamme si pongono, ovvero quando un bambino inizia a dover essere educato, Rousseau risponde con toni decisi. Un bambino si educa a partire dal primo giorno di vita "prima di parlare, prima ancora d'intendere, egli si istruisce già". Ma come si può educare un neonato, un esserino che ancora non può ne' parlare ne' camminare, e nemmeno stare seduto? Il segreto per non dare vizi, è non dare alcun tipo di abitudine, poiché "ben presto il desiderio non proviene più dal bisogno, ma dall'abitudine, o piuttosto l'abitudine aggiunge un nuovo bisogno a quello della natura". Insomma, i neonati vanno conservati il più possibile nella loro purezza originaria, quando i bisogni e i desideri coincidono perfettamente.

Rousseau affronta peraltro un tema oggi molto discusso tra i neogenitori e non solo: come far sì che i propri bambini non diventino dei tiranni, che non si crei una situazione familiare in cui i figli comandano i genitori. I figli vanno aiutati solo in misura di quello che l'autore chiama "l'utile reale", e al contempo vanno osservati e ascoltati, al fine di capire al meglio le loro necessità senza creare falsi desideri, false pretese; il fine ultimo è quello di far crescere degli individui il più possibile liberi e felici, persone non schiavizzate dalla corruzione e dai vizi della società. I temi affrontati dall'Emilio sono poi i più svariati, dal linguaggio all'esempio, al ruolo delle favole, all'esperienza del dolore. Un viaggio attraverso i mille aspetti dell'educazione, ai dubbi che ogni genitore prima o poi si trova ad affrontare; i consigli devono ovviamente essere rapportati ad un'epoca molto lontana da noi a livello di cultura, costume e società, ma spesso forniscono degli spunti davvero interessanti.

Si tratta insomma di un trattato che non si direbbe mai scritto da un padre mancato, una persona che abbandonò tutti i suoi figli, ben cinque, ad un ospizio di trovatelli, ma che tuttavia caldeggia l'importanza di un ambiente umano sereno, di una famiglia unita, al fine di garantire il benessere dei bambini. Un testo che, con i suoi oltre 250 anni splendidamente portati, rimane una pietra miliare della pedagogia e un punto di riferimento per tutte noi che, diventate mamme, ci ritroviamo ben presto a vestire i panni di educatrici per i nostri figli

Laura Losito