gpt skin_web-bambino-0
gpt strip1_generica-bambino
gpt strip1_gpt-bambino-0
1 5

"Bebè a costo zero": intervista a Giorgia Cozza

"Guida al consumo critico per neo mamme e futuri genitori”: qualche consiglio per non essere sopraffatte dallo shopping compulsivo quando arriva un bebè

Ho incontrato per caso la copertina del libro di Giorgia su facebook e mi sono molto incuriosita così ho deciso di contattarla:"Bebè a costo zero. Guida al consumo critico per neo mamme e futuri genitori”

Che vuol dire Giorgia, ce lo spieghi?

“Nell’immaginario collettivo della nostra società e dei futuri genitori, c’è un bambino bisognoso di tutto: vestiti, giocattoli, carrozzina e passeggino, alimentazione, ciuccio e biberon. Prima che il bambino nasca i genitori acquistano per lui una serie di oggetti che, il più delle volte, risulteranno superflui. “

Ma raccontaci un po’ di te e di come è nato Bebè a costo zero?

“Mi hanno proposto di scrivere questo libro e mi sono appassionata subito all’idea perché sono mamma di tre bambini e con il mio primo figlio ho ceduto anche io alle avances del consumismo. So come ci si sente all’inizio della maternità quando tutti sanno cosa fare e cosa acquistare, quando tutti sanno tutto tranne te. Quando aspettavo il mio primo bimbo sono entrata in un negozio, ero incinta di sei mesi, e ho chiesto alla commessa: ”Di cosa può aver bisogno un bimbo?”  Quando ho cominciato a documentarmi per scrivere il libro ho tratto tanti spunti dalla mia esperienza di mamma, ma anche dal mio lavoro di giornalista (collaboro con delle riviste del settore materno-infantile e da anni ho occasione di intervistare vari esperti del settore). Ci sono degli oggetti che sono davvero superflui e costosi. Molte future mamme, ad esempio, acquistano un ciuccio ed un biberon. Anche se pensano che allatteranno al seno, comprano questi oggetti perché un bambino piccolo DEVE averli. Poi il bambino nascerà, loro allatteranno e biberon e ciucci non saranno forse necessari; gli esempi di accessori e gadget che la pubblicità definisce indispensabili e poi si rivelano superflui, sono numerosi...”

E quindi Giorgia, di cosa ha bisogno un neonato?

“Non c’è un assoluto che vale per tutti. Credo che dovremmo spostare l’attenzione dei bisogni dei lattanti da quelli materiali ad altri tipi di necessità. Quando è nato il mio primo figlio, ad esempio, molti vestitini che avevo comprato durante la gravidanza sono rimasti con il cartellino. Ne avevo talmente tanti che non ho fatto in tempo a farglieli indossare tutti. Con la mia terza figlia si è creata una rete di mamme con le quali scambiarsi indumenti ed accessori, senza bisogno, il più della volte di acquistarli. Nel mio libro cerco di spiegare che l’unico vero, reale bisogno di un bambino non è la sdraietta iper griffata ma l’amore dei suoi genitori, le attenzioni che la mamma dedica al neonato, l’osservazione dei bisogni fisiologici del piccolo. La frenesia dell’acquisto a tutti i costi dovrebbe essere messa da parte per lasciare spazio ai reali bisogni del bambino piccolo. Siamo troppo concentrate, come madri, a dare al neonato tutto ciò di cui pensiamo abbia bisogno perdendo di vista le sue esigenze. Perché ciò di cui ha veramente bisogno un bimbo piccolo non si può comprare al negozio e non ha un cartellino. Mi riferisco in particolare al contatto, la rassicurazione, la vicinanza dei genitori. La mamma e il papà nei primi mesi di vita sono la risposta a tutti i bisogni primari dei bambini. Un neonato non è un piccolo consumatore, è un piccolo di mammifero!
Ma anche per altre esigenze non sono necessari acquisti costosi, pensiamo ai prodotti per l’igiene (shampoo, detergenti, bagnoschiuma ad hoc) ma i pediatri raccomandano di usare solo l’acqua tiepida per lavare i neonati!”


E dunque, cosa consigli alle future mamme e alle neo mamme?

“Il business dei gadget e degli accessori per i bambini è molto cresciuto negli ultimi anni, in gravidanza si fanno gli acquisti più “pericolosi”, soprattutto se è in arrivo il primo figlio. L’unico consiglio che mi sento di dare è di aspettare che il bambino sia nato per vedere quello di cui si ha bisogno realmente. Fasciatoio, carrozzina, culla, sono oggetti che si utilizzano davvero pochissimo e non sappiamo nemmeno se li utilizzeremo davvero. Magari ci troveremo più comode con la fascia porta bebè, o preferiremo cambiarlo sul letto.”

Finché il bimbo è piccolo si può scappare, in qualche modo, dalla griffe ma quando cresce e va a scuola come ritieni possibile che un genitore riesca a rimanere lontano da abiti firmati e accessori scuola all’ultimo grido? Senza griffe il bambino non si sentirà emarginato?

“Dipende da quello che gli insegniamo.  Il mio primo figlio, ha avuto la stessa cartella per tutti e 5 gli anni delle elementari e quando ho insistito per fargliene acquistare una nuova, con l’ingresso alle scuole medie, mi ha risposto che quella che aveva gli andava benissimo e che era in buono stato! Il mio secondo figlio, a 8 anni, mi ha fatto notare, al supermercato, che due prodotti erano identici solo che uno aveva la marca e costava 30€, l’altro non l’aveva e ne costava 10!”

Si Giorgia ma la wii, il nintendo ds, la tv e la pubblicità…come è possibile, nella società di oggi, che i bambini non ne siano attratti?

“Mattia (il più grande) quando è a casa dei cugini gioca volentieri ai videogiochi. A casa non ne abbiamo, ma i miei figli si divertono giocando tra loro, giocando a pallone, in giardino, ecc. ecc. In famiglia amiamo i giochi da tavolo, le carte, la dama, i giochi di ruolo. E gli amici dei miei figli apprezzano molto questo approccio, vengono spesso a casa nostra e si divertono per ore, anche senza l’ausilio di videogiochi&co”

Mariaelena la Banca
gpt native-bottom-foglia-bambino
gpt inread-bambino-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-bambino-0