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Simposio Internazionale sull'Allattamento al Seno: gli scienziati ci parlano dei benefici del latte materno

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Siamo state al XII Simposio Internazionale sull’allattamento al seno e sulla lattazione, dove i massimi esperti del settore ci hanno presentato i risultati delle loro ricerche e spiegato perché il latte materno è il dono più prezioso da mettere nel corredino di un figlio

XII Simposio Internazionale sull’allattamento al seno 

Previene l’obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari. Incide sullo sviluppo cognitivo, sul QI, sulle funzioni motorie, sullo stato nutrizionale e persino sulla corretta conformazione cranica dei bambini. Potere dell'allattamento e del latte materno, che, meglio di qualunque pozione magica, assicura a tutti i neonati molto più di ciò che qualunque altra formula in polvere possa offrirgli. Ad approfondire e rivelare i risultati di studi e ricerche in merito sono stati alcuni dei principali esperti mondiali nel campo del latte umano e dell'allattamento al seno, durante il XII Simposio Internazionale sull’allattamento al seno e sulla lattazione, organizzato da Medela il 7 e l'8 aprile a Firenze e al quale non potevamo certo mancare.

Un argomento questo che ci sta particolarmente a cuore, per l’importanza delle ricadute che ha, non soltanto sulla salute dei nostri bambini, ma anche di noi mamme (allattare previene anche il tumore al seno). Troppo spesso le donne si trovano, infatti, ad affrontare la sfida dell’allattamento completamente impreparate e inconsapevoli degli enormi benefici che questo gesto rappresenta per i propri figli. Tutte noi sappiamo quanta fatica e insicurezza si provino nelle prime e delicatissime ore vissute da mamme, ma tutte noi sappiamo anche quanta forza e determinazione sappiamo tirare fuori, per il bene dei nostri bambini.

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Allattarli non significa solo nutrirli, ma proteggerli da molte infezioni, assicurare loro il miglior sviluppo possibile e stabilire un legame unico e insostituibile. La scienza, qui, ci spiega perché.

Dieci cose che impariamo se allattiamo al seno

Latte materno: nemico dei tumori infantili e speranza concreta contro il cancro

Uno dei dati più impressionanti presentati durante l’evento riguarda la percentuale di riduzione del 64% del rischio per i bambini allattati al seno di contrarre tumori, quali la leucemia e il linfoma. Un numero impressionante, se si pensa che il 40% dei bambini che ogni anno muoiono a causa di cancro, sono colpiti proprio da queste forme tumorali. Ciò si tradurrebbe, dunque, nella possibilità di salvare ben 25 mila bambini, sui circa 100 mila che ogni anno muoiono, semplicemente garantendogli un nutrimento di latte umano. In questo solco si inserisce la ricerca portata avanti dal 1995 dalla professoressa Catharina Svanborg, della Lund University, in Svezia, che ha portato alla scoperta delle proprietà antitumorali del latte umano. Nel corso dei suoi studi la ricercatrice ha infatti identificato HAMLET (Human Alpha-lactalbumin Made Lethal to Tumor cells), un complesso molecolare straordinario, in grado di uccidere in vitro oltre 40 tipi diversi di cellule tumorali. Durante il simposio la professoressa ha annunciato che questa ricerca si trova ad un punto cruciale, che probabilmente consentirà di trasformare HAMLET in un farmaco, per curare i pazienti malati di tumore. Una notizia davvero eccezionale, che non fa che aumentare la percezione dell’immenso valore e dell’incredibile potenziale dell’”oro liquido” che ogni mamma porta dentro di sé.

Allattare fa bene anche alle mamme, riducendo il rischio di tumore al seno

E come spesso accade, ciò che fa bene al bambino fa bene anche alla mamma. Allattare al seno, infatti, riduce per una donna il rischio di ammalarsi di tumore alla mammella. In uno studio condotto su 50.302 donne affette da tumore al seno e 96.973 donne sane, i risultati hanno mostrato che l'allattamento al seno per 12 mesi può ridurre il rischio per una donna di contrarre il tumore al seno del 4,3% con un effetto cumulativo. Questo significa che più figli e più a lungo si allattano più questa percentuale cresce. Così, se una madre allatta al seno tre bambini per 2 anni, ciascuno di loro può ridurre il suo rischio di contrarre il tumore al seno del 25,8%. Non solo: anche qualora le mamme che hanno allattato si ammalassero di tumore al seno avranno una più alta probabilità di guarire. A dimostrarlo è stato un altro importante studio (Kwan et al., 2015) che nelle sue conclusioni afferma:

L'allattamento al seno era associato a una migliore prognosi e sopravvivenza tra le pazienti affette da tumore al seno, soprattutto quelle a cui erano stati diagnosticati tumori di tipo luminal A

Oltre a uno stile di vita e a un’alimentazione sana, dunque, l’allattamento al seno si classifica come la migliore strategia per prevenire questo tipo di tumore.

Le proteine del latte umano: effetto protettivo e battericida

Spesso la mancanza di conoscenza e di approfondimento porta le neomamme a credere che il latte in polvere possa sostituire senza conseguenze il proprio latte. Gli studi confermano che non è così. Ospite del XII Simposio Medela anche il Prof. Bo Lönnerdal, dell’Università della California, Davis, ha spiegato chiaramente di come il latte umano non apporti solo nutrimento, “ma anche componenti bioattivi complessi che favoriscono la crescita e lo sviluppo del neonato”, impossibili da replicare nel latte in polvere. Le bioattività presenti all’interno di numerose proteine del latte materno hanno, infatti, un effetto protettivo contro “l’insorgenza di infezioni e disturbi dello sviluppo cognitivo”. Per esempio la Lattoferrina è la principale proteina ferro-legante nel latte materno e ha un’attività battericida e batteriostatica.

Il professor Lönnerdal ha parlato anche degli studi condotti sulle proteine del latte bovino, e di come alcune di esse potrebbero essere in grado di fornire effetti benefici similari a quelli del latte umano, tanto da poter essere in futuro aggiunte al latte in polvere.

Latte materno: una sostanza viva che si evolve e cambia da specie a specie

Ad approfondire il tema delle differenze sostanziali tra il latte proveniente da mammiferi diversi è stata Katie Hinde (Professoressa presso il Centro per l’evoluzione e la medicina, Arizona State University, USA), che ha spiegato come ad oggi gli scienziati abbiano identificato all'incirca 40 oligosaccaridi nel latte di mucca e oltre 200 oligosaccaridi nel latte umano. Questi ultimi, ha spiegato la professoressa Hinde, “fungono da prebiotici, favoriscono la digestione, distruggono i batteri intestinali nocivi e attivano il sistema immunitario del neonato”. Attraverso un affascinante excursus la relatrice ha mostrato come le ricerche abbiano individuato una vera e propria evoluzione lungo la storia umana e delle specie nella composizione stessa del latte, che dimostra di essere in tutto e per tutto, una sostanza viva, che cambia e si adatta alle diverse esigenze e condizioni nel lattante. Un fatto incredibile è constatare che, a seconda, dell’età e delle esigenze del bambino, il latte cambi la sua composizione.

Se, per esempio, il bambino si ammala anche il latte della madre coopererà alla sua guarigione, fornendogli i globuli bianchi necessari in quella particolare circostanza. Vere e proprie “magie della natura”, ancora tutte da sondare.

Latte materno: una manna anche per i bambini prematuri

Esiste un preconcetto secondo il quale per i neonati prematuri il latte in polvere costituirebbe un alimento migliore del latte umano. Niente di più falso. A mettere il punto sulla questione è stato, nel corso del Simposio di Firenze, Luigi Corvaglia (Professore Associato di Pediatria presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Orsola-Malpighi di Bologna nonché Responsabile della Terapia Intensiva Neonatale e della Banca del Latte Umano di Bologna), che da anni indaga le proprietà ed i benefici del latte umano nell’alimentazione dei neonati prematuri. Questo evento è stata l’occasione per mostrare i risultati della ricerca, con la quale il professor Corvaglia ha dimostrato come il latte materno rappresenti

un alimento indispensabile a lungo termine sullo sviluppo neurologico e sulla prevenzione e riduzione di importanti patologie dei neonati prematuri, quali la Retinopatia del Prematuro, la Displasia Broncopolmonare e l’Enterocolite Necrotizzante

Non solo. Gli studi condotti dal gruppo del professor Corvaglia hanno, tra le altre cose, dimostrato che l’alimentazione con il latte materno durante la degenza in ospedale dei piccoli nati pretermine

porta ad un miglioramento notevole del punteggio del quoziente generale a 24 mesi di età, ma pure, in età più adulta, della funzionalità motoria e del rendimento scolastico

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la professoressa associata Donna Geddes, giunta a Firenze dalla sua University of Western in Australia. Secondo i suoi studi, infatti,

I neonati prematuri alimentati con latte umano donato mostrano una miglior forma e struttura cardiaca in età adulta, rispetto a quelli alimentati con latte in polvere per prematuri ad elevato contenuto proteico, il che si traduce potenzialmente in un miglior sviluppo cardiopolmonare a distanza di anni

I benefici ottenuti nei neonati prematuri grazie al latte materno (o comunque donato da altre madri, attraverso le Banche del Latte), sarebbero anche di carattere neurologico, con una miglior crescita cerebrale, QI, memoria, rendimento scolastico e funzione motoria. La suzione al seno rende i bambini più “belli” Ma c’è di più. A fare bene ai neonati non sarebbe soltanto il latte in sé, ma anche il meccanismo stesso della suzione al seno, molto diverso da quello al biberon, come spiegato dalla professoressa Geddes, sottolineando come “l’allattamento renda i bambini anche più belli”. Il motivo è molto semplice e inequivocabilmente scientifico:

Siamo di fronte ad nuovo campo evolutivo, quello della “Odontoiatria Darwiniana”, che analizza l’impatto dei meccanismi orali della suzione non solo sulla struttura oro-facciale (come lo sviluppo di un palato più ampio e piatto), ma pure sui disturbi del sonno e sui disturbi da deficit di attenzione. Ecco perché è necessario abilitare quanto prima i prematuri all’allattamento al seno, studiandone i meccanismi di suzione-deglutizione-respirazione, per renderli atti a trasferire la maggior quantità di latte possibile

Assistenza e promozione dell’allattamento: un passaggio fondamentale

Alla luce di quanto detto finora fa veramente impressione il dato secondo il quale oggi solo il 40% dei neonati viene allattato esclusivamente al seno. Un numero dovuto, secondo gli esperti, alla scarsa informazione in merito e alla mancanza di sostegno alla lattazione nelle prime e decisive ore dopo la nascita. In quella delicatissima fase immediatamente successiva al parto il contatto madre-figlio è fondamentale non solo per l’avvio dell’allattamento, ma per una serie di ragioni, che, nel corso del Simposio, è stato il dottor Riccardo Davanzo (Reparto di Pediatria e Neonatologia, Ospedale “Madonna delle Grazie”, Matera (Italia) e Reparto di Neonatologia, Istituto per la Salute Materno Infantile – IRCCS Burlo Garofolo – Trieste, Italia) a ripercorrere. Alcune di queste sono “l’adattamento termico, cardiorespiratorio e metabolico alla vita extrauterina e la colonizzazione delle pelle e del tratto gastrointestinale del neonato da parte dei microrganismi non patogeni della madre”.

Allattamento al seno: la situazione in Italia

Interessanti i dati forniti dal dottor Davanzo circa la specifica situazione in Italia sulle percentuali di allattamento al seno:

Purtroppo non abbiamo informazioni precise, perché non esiste un monitoraggio nazionale. In linea generale possiamo dire che circa il 75% dei bambini viene nutrito con allattamento esclusivo al seno alle dimissioni dall’ospedale, ma si tratta di informazioni che arrivano soprattutto dalle regioni del Nord del Paese. A tre mesi il 45% è ancora allattato esclusivamente al seno. La percezione, che ho anche maturato personalmente lavorando molto al Sud nell’ultimo anno, è quella che nel Nord Italia si allatti di più e molto più a lungo. Questo dipende soprattutto dalla mancanza di iniziative e di adeguato supporto sociale

Infermiere e ostetriche: un ruolo fondamentale

Grandissimo impegno nella diffusione della cultura dell’allattamento al seno è quello che, da oltre vent’anni, mette Diane Spatz (professoressa di allattamento perinatale all’Università della Pennsylvania e direttrice di un programma di allattamento all’ospedale infantile di Philadelphia). “Nel corso degli anni devo dire che le cose non sono migliorate molto su scala mondiale”, ha ammesso la professoressa Spatz, famosa anche per aver stilato il modello Spatz in dieci passi, applicato già in diversi Paesi e pensato proprio per promuovere e proteggere la produzione di latte umano.

Uno dei punti cruciali è il ruolo di infermiere e ostetriche. Se queste figure non sono in grado di dare prove e spiegazioni scientifiche sull’allattamento al seno, difficilmente le persone raggiungeranno l’obiettivo. Insegnando il modello alle mamme e alle famiglie, noi vediamo che più facilmente l’allattamento proseguirà bene e a lungo anche una volta tornati a casa

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