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Relazioni con–senso: i cinque sensi di madre e bambino nell’allattamento

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L'importanza della dimensione sensoriale dell'allattamento. L'associazione Pollicino Onlus ci spiega perché i suoni, gli sguardi, il contatto, gli odori e i sapori fanno dell'allattamento un momento unico di amore e comunicazione tra madre e figlio

Dimensione sensoriale dell'allattamento

La relazione tra madre e bambino comincia a tessersi ben prima della nascita di quest’ultimo e ancor prima del suo concepimento. La coppia, infatti, diventa coppia genitoriale nel momento in cui il figlio fa capolino nelle fantasie e nei pensieri dell’uomo e della donna, prendendo vita e forma sulla base dei sogni, delle speranze e dei timori di quelli che saranno il suo papà e la sua mamma. Il bambino reale è quindi preceduto dal suo corrispettivo immaginario o, prendendo in prestito un’elegante espressione della psicoanalista Silvia Vegetti Finzi, dal bambino della notte, che è il figlio del desiderio.

Aspettative e realtà vengono a confronto grazie a quell’evento unico e carico di emozioni, il parto, che rivoluziona la vita di una donna, da quel momento madre, e che sancisce il primo effettivo incontro tra lei e il proprio bambino. Oltre alla vista, è l’udito il senso della neo-mamma che si acuisce con maggiore rapidità: ciò che sente nell’immediato è infatti il pianto del neonato, segno di vita, di salute e prima forma di comunicazione. L’aria che comincia a respirare è un’aria nuova, alla quale non è abituato, e che gli provoca dolore e fastidio, sensazioni che si placano unicamente attraverso la stimolazione di un altro senso: il tatto. È proprio grazie al contatto pelle–a–pelle che il piccolo riesce a trovare tranquillità, accolto nell’abbraccio materno, che è fonte di calore, contenimento e sicurezza.

Relazione di con-senso tra genitore e bambino

Non servono le parole, non ancora: gli sguardi reciproci, i primi, colmi di stupore, curiosità e affetto, colorano la scena. Questa breve panoramica sull’incipit del rapporto tra madre e figlio e sulla sua poliedrica caratterizzazione sensoriale ci aiuta a introdurre quello che è il tema centrale dell’articolo: la relazione con–senso che si instaura tra genitore e bambino, in particolare nel momento dell’allattamento. Se proviamo a immaginarci il legame come un fiore, sappiamo, come scritto poco sopra, che i suoi germogli cominciano a vedere la luce nella rappresentazione immaginaria del piccolo, co-costruita dai futuri mamma e papà. È nell’allattamento, tuttavia, che i primi petali si aprono e si dispiegano. Questo perché tale esperienza costituisce una forma di contatto peculiare, nella quale si intrecciano nutrimento e amore, due dimensioni che si accompagnano sempre l’una all’altra, nel corso della vita. Venendo a soddisfare il bisogno fisiologico della fame, il latte è infatti cibo per lo stomaco del piccolo, ma è anche cibo per il suo cuore! Viene donato da un altro, la madre, all’interno di una relazione di cura, che prende vita in quell’abbraccio intimo, simbolo dell’allattamento: tenendo stretto a sé il proprio figlio, la mamma esercita la sua naturale capacità di holding (contenimento, raccolta, unione) e offre il proprio amore, unico e speciale, comunicando in maniera prelogica e preverbale al bambino che lei è lì ed è lì per lui.

Occorre in ogni caso ricordare che la relazione si inscrive sempre in un orizzonte bidirezionale, prevedendo cioè lo scambio e la compartecipazione di due soggetti: perché si possa parlare di legame, il piccolo, ben lungi dall’essere oggetto e in grado di esprimersi fin dalla nascita, deve quindi essere riconosciuto come persona, che può accettare di rimando l’offerta di cibo che viene dall’altro. Comunque, il latte di per sé non è il solo elemento che contribuisce a dar forma al rapporto madre–bambino.

I cinque sensi nel legame tra genitore e figlio

A giocare un ruolo importante, come fonti di nutrimento sia per il genitore sia per il figlio, sono anche i cinque sensi e le loro traduzioni operative. Ciò che sovente sollecita e promuove quell’incontro magico che si realizza nell’allattamento è infatti l’udito: il pianto è uno stimolo che viene recepito dalla mamma, la quale risponde accogliendo il piccolo tra le sue braccia e accompagnando il momento della poppata con parole dolci e affettuose. L’utilizzo di tali espressioni fa sì che il cibo non sia semplicemente “scodellato”, che il pianto non sia unicamente letto come esteriorizzazione del bisogno di nutrirsi e che venga valorizzata anche la dimensione dell’amore. Il bambino, inoltre, pur non essendo ancora capace di parlare, certamente è in grado di sentire e di capire: a sua volta, quindi, recepisce le frasi che l’adulto gli rivolge e comincia piano piano a integrarle dentro di sé. Di capitale importanza è poi il senso della vista.

«C’è una strada che va dagli occhi al cuore, senza passare per l’intelletto» (Gilbert Keith Chesterton): durante l’allattamento, gli sguardi di madre e figlio si incontrano e “si parlano”. I due possono guardarsi e osservarsi, senza studiarsi, cercando e creando un intimo contatto attraverso la vista. I sorrisi del genitore contengono, proteggono e veicolano sentimenti positivi, permettendo al bambino di sentirsi a suo agio. Quest’ultimo, sorridendo a propria volta, entra in relazione, restituendo all’altro il significato profondo del legame e trasmettendogli una sua generale sensazione di benessere. L’abbraccio, le carezze e il tocco della mano appartengono invece alla dimensione tattile dell’allattamento.

L'importanza del tatto nel rapporto madre-bambino

Il tatto è il primo senso che si sviluppa nell’utero e, a partire dalla precoce disposizione dell’embrione a percepire e dare una risposta a stimoli che appartengono a questo regime sensoriale, si può presumere che il bisogno di contatto sia uno dei bisogni primari. In una situazione simile a quella propria del periodo immediatamente successivo al parto, il bambino percepisce il calore materno e beneficia del fatto di potersi appoggiare e affidare a qualcosa di morbido. La vicinanza garantita dal momento e la rassicurante esperienza pelle–a–pelle, che si realizza in quell’incontro esclusivo e riservato, costituiscono la base sicura di un percorso che, a poco a poco, porterà i due a scoprirsi e a conoscersi reciprocamente.

Olfatto e gusto

Non bisogna infine dimenticare che anche l’olfatto e il gusto hanno una particolare rilevanza. Ciascuna persona è unica: percepisce gli stimoli in maniera peculiare e reagisce agli eventi in un modo differente da quello degli altri. Se prendiamo in esame questi ultimi due sensi, la componente di specificità che caratterizza ogni essere umano si accentua. Madre e figlio hanno odori propri e singolari, che consentono loro di riconoscersi e ritrovarsi “a occhi chiusi”. Il gusto del latte, parimenti, non è universale e svolge inoltre un ruolo decisivo nell’orientare le successive preferenze del piccolo: come afferma uno studio dell’Università di Philadelphia, condotto nel 2011 dai biologi Gary Beauchamp e Julie Mennella, i sapori assorbiti attraverso il latte materno, in particolare nel periodo tra i due e i cinque mesi, possono influenzare i gusti del bambino e contribuire a “formare” il suo palato.

Prima di giungere alla fine di questo articolo, è necessario operare qui un’importante precisazione. È opportuno accennare alla modalità con cui la psicoanalisi intende i differenti metodi di allattamento: affinché il momento non si qualifichi come meccanico, e per far sì che affetto e nutrimento siano saldamente legati l’uno all’altro all’interno dell’esperienza, non conta tanto il tipo di allattamento in sé (naturale o “artificiale”) scelto dalla madre, quanto il grado di libertà e sintonia che accompagna tale scelta. Se il genitore mostra una preferenza per il biberon e questa predilezione risulta in armonia con la sua vita e la sua soggettività, allora i sensi di madre e bambino saranno ugualmente stimolati e gratificati e il latte riuscirà a riempire sia lo stomaco, sia il cuore del piccolo.

In conclusione, dunque, i suoni, gli sguardi, il contatto, gli odori e i sapori fanno dell’allattamento (sia esso al seno, o attraverso il biberon) un momento intimo e significativo, permettendo alla mamma di veicolare, insieme al cibo, l’amore per il figlio. Quest’ultimo, a propria volta, ha così la possibilità di registrare, tramite i suoi organi di senso, una serie di informazioni che lo aiuteranno a costruirsi, al suo interno, l’oggetto buono, vero nutrimento psicologico. Il pianto che precede la poppata, le parole affettuose che l’accompagnano, i sorrisi e le carezze non rappresentano allora un surplus, un semplice arredo: sono parte integrante di quell’esperienza, prime forme di scambio che concorrono a rendere ogni relazione madre–bambino un unicum.

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