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Capezzolo introflesso: può impedire l'allattamento

Allattare al seno è uno dei gesti più naturali che una donna può compiere; esistono situazioni in cui però questo diventa complicato, difficile se non impossibile. Questo accade ad esempio in presenza di un capezzolo denominato introflesso

allattare_2Allattare al seno è uno dei gesti più naturali che una donna può compiere; esistono situazioni in cui però questo diventa complicato, difficile se non impossibile. Questo accade ad esempio in presenza di un capezzolo denominato introflesso, un’anomalia che può essere sia monolaterale che bilaterale.
Si tratta, almeno nella maggior parte dei casi di un problema di origine genetica ma in alcuni casi può essere la diretta conseguenza di alcuni processi infiammatori.
Oltre all’impossibilità di allattamento, durante il periodo dell’adolescenza questo problema può determinare disturbi a livello psicologico. Questa condizione a volte viene descritta ricorrendo ai termini di ‘capezzolo cieco’ o ‘capezzolo invertito’.

Il capezzolo introflesso è determinato dalla presenza di dotti galattofori troppo corti che trattengono il capezzolo verso la ghiandola mammaria impedendone la normale espansione verso l’esterno. Esistono diverse forme di capezzolo introflesso, alcune più lievi ed altre invece più evidenti.
Per curare il capezzolo introflesso solitamente si ricorre ad un intervento chirurgico; quello più diffuso è un intervento chirurgico di sezione dei dotti galattofori, che elimina la causa di retrazione. Sebbene il successo di questo intervento risulti garantito è quello che purtroppo nella maggior parte dei casi compromette la possibilità di allattare al seno. Ecco perché se possibile si cercano altre soluzioni.

Accanto a trattamenti di tipo chirurgico esistono anche trattamenti non chirurgici, come l’utilizzo di una piccola “ventosa” (Niplette), che mantiene il capezzolo estroflesso aspirandolo verso l’ esterno. Si tratta di un trattamento non particolarmente gradito perché visibile al di sotto dei vestiti ed inoltre presenta parecchie complicanze.
Potrà sembrarvi strano ma nel 2001 è stato introdotto, ad opera di Erick Sholten un trattamento senza subbio innovativo che ricorre ad un metodo semplice (e se vogliamo anche alla moda) per trattenere il capezzolo in posizione: il piercing. Con questo metodo non viene preclusa la possibilità di allattare al seno e nei casi in cui è stato applicato il piercing fino a questo momento non si sono presentate recidive.
Se siete interessate a questa possibilità potete prenotare una visita specialistica e gratuita on line a questo sito http://www.xthetic.com/capezzolo_int.htm Il costo dell’operazione è di euro 600 se monolaterale e euro 950 se bilaterale.

Martina Braganti
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