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Allattare al seno quando si torna al lavoro è possibile

Molte mamme, quando rientrano al lavoro dalla maternità, decidono di smettere di allattare, spesso per mancanza di organizzazione, ma invece si può continuare: ecco come

Tornare al lavoro dopo i 5 mesi di maternità obbligatoria non è semplice per molte mamme. Parecchie donne, fino a quel momento, sono vissute in simbiosi col proprio figlio. 24 ore su 24. E l'idea di lasciarlo a casa (con i nonni o una baby-sitter) o di portarlo all'asilo nido è difficile da digerire. Ma non tutte le mamme possono permettersi di prendere la maternità facoltativa e così il rientro al lavoro è quasi una scelta obbligata.



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A questo punto, per le mamme che allattano al seno il proprio bambino il dubbio è atroce: tornando al lavoro si può continuare ad allattare oppure è meglio passare al latte artificiale? Molte mamme, in concomitanza con il rientro al lavoro, scelgono di smettere l'allattamento. Magari perché non sanno come organizzarsi.

In base alla legge, ogni mamma, che ha un contratto di lavoro stabile, ha diritto, nel momento in cui rientra al lavoro, a 2 ore di permesso retribuite per l'allattamento, fino al compimento del primo anno di età del bambino. Quindi il problema resta per le ore in cui la mamma si trova sul posto di lavoro.

Se il bambino va al nido, probabilmente la scuola non accetterà il latte materno (sono poche quelle che lo accettano) ma preferirà dare al bambino o il latte artificiale o passare direttamente alle pappe (sempre in accordo con i genitori). Se il bambino invece resta a casa, allora sarà più semplice continuare l'allattamento. La mamma dovrà solo trovare il tempo di utilizzare un tiralatte per fare una scorta di latte da far utilizzare nei momenti in cui è lontana da chi si occupa del bambino.



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E' vero però che ci sono alcune mamme che non amano particolarmente tirarsi il latte e preferiscono per questo rinunciare. Ad ogni modo, il latte si può conservare in frigorifero per 24 ore oppure si può anche congelare (e può rimanere nel congelatore anche per 3 mesi). Una volta scongelato o riscaldato, per essere dato al bambino, se avanza, non può essere riscaldato di nuovo e deve essere buttato via.

Ci vuole un po' di organizzazione, ma continuare l'allattamento al seno è possibile per le mamme che devono rientrare al lavoro. Sopratutto per quelle che hanno ancora molto latte, perché non approfittarne? Tiziana Catanzani, consulente professionale in allattamento materno IBCLC (International Board Certified Lactation Consultant certification) ha da poco pubblicato un libro, "Lavoro e allatto. Metodi semplici ed efficaci per farlo bene e senza stress" (Bonomi editore), in cui risponde ai dubbi delle mamme sulla possibilità di conciliare lavoro e allattamento.



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Nel libro, che può essere molto utile a tutte le mamme che non sanno se continuare o no l'allattamento, si legge: "In Italia ancora oggi la maternità è percepita come fatto privato nonostante nei principi teorici si affermi il contrario. A fronte di una legislazione in materia di tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori tra le più avanzate del mondo, nel nostro paese è drammaticamente alta la percentuale delle donne che smette di lavorare dopo la nascita di un figlio e la maternità è al primo posto tra le cause di tale abbandono. Lavorare e proseguire l’allattamento si può. Basta conoscere alcune fondamentali regole di buonsenso e di organizzazione per gestire la separazione dal neonato, il suo affidamento ad altri familiari e/o all’asilo, la sua nutrizione in assenza della mamma".

E voi cosa avete fatto? Avete continuato ad allattare al seno il vostro bambino anche dopo il rientro al lavoro oppure avete preferito smettere?

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