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Nutrire il cuore: quali ingredienti per questa dieta speciale?

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L'allattamento influenza lo sviluppo affettivo del bambino e il suo comportamento alimentare negli anni

Allattamento e sviluppo affettivo

L’arrivo al mondo di ogni bambino prevede, fin dai primi momenti, l’incontro del piccolo con la vita e con l’abbraccio materno. Appena nato è circondato da un ambiente disponibile ad accoglierlo: i pensieri e i desideri che hanno accompagnato mamma e papà nei nove mesi della gravidanza, il corredino preparato dai nonni e le attenzioni dell’equipe medica. Nonostante la presenza di molte figure intorno alla nuova vita, è la sorpresa dell’abbraccio materno, capace di scaldare, contenere e rassicurare, che sigla la possibilità per il piccolo di potersi affidare al nuovo mondo.

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Inizialmente, il mondo per il nascituro è circoscritto alla sua mamma: i due costituiscono una sorta di microcosmo, un piccolo mondo, la prima e insostituibile relazione e la prima preziosa forma di scambio. Subito dopo il parto il piccolo è spinto verso la mamma alla ricerca sia di calore e contatto, sia di qualcosa che possa placare la sensazione di malessere dovuta alla secchezza della cavità orale. Il bambino, assetato, inizia ad esplorare il corpo della mamma ed è lì che incontra il seno e dunque il latte. Il latte rappresenta quindi il primo prezioso dono che la madre offre al proprio piccolo in grado di soddisfare sia un bisogno fisico (sete-fame) che un desiderio (calore, contatto, amore). Ecco perché il primo incontro del bambino con il cibo/ latte rappresenta l’incontro con l’amore: l’altro, prendendosi cura del neonato e soddisfacendo un suo bisogno, offre il proprio amore insostituibile rendendo, fin dall’origine, cibo e dimensione affettiva/relazione profondamente intersecati tra loro.

Il cibo sarà sempre, per la vita del soggetto, cibo per il cuore: una dieta che contiene ingredienti che possono riempire lo stomaco del bambino e quindi appagare il suo bisogno fisiologico ma che non bastano per riempire il cuore del bambino. Per nutrire il cuore occorre una dieta speciale fatta di sguardi, coccole, calore, tono della voce, contatto corporeo che rispondono al desiderio del bambino di “essere desiderato”. Una madre che desidera il proprio bambino è attenta a interpretare, ad esempio, il pianto del proprio figlio: piange perché ha fame oppure perché desidera la mia presenza, la mia vicinanza? Accade spesso che, durante l’allattamento, il bambino una volta sazio, non si stacchi dal seno: un bisogno è stato soddisfatto (ha la pancia piena) ma il desiderio è vuoto. Il piccolo che rimane attaccato al seno è come se dicesse “dammi qualcosa d’altro oltre al cibo”, “dammi la tua presenza, il tuo sguardo su di me”.

Nel comportamento alimentare del bambino è sempre presente uno scenario differente in cui il bambino veicola un messaggio: accade cioè che il bambino possa utilizzare il cibo e l’atto alimentare per esprimere qualcosa che non ha a che fare con il bisogno fisiologico ma, piuttosto, con la dieta che fa bene al cuore, una dieta speciale. Attraverso l’utilizzo distorto del cibo e dell’atto alimentare (selettività, bizzarrie, rifiuto, iperfagia) bambino, anche molto piccolo, può esprimere un malessere, una fatica evolutiva, una sofferenza e, in tal senso, mangiare o rifiutare il cibo può rappresentare la possibilità per il bambino di accettare o rifiutare qualcosa che proviene dall’altro.

Il comportamento alimentare diventa dunque, molto presto, veicolo di messaggi: la connessione “cibo- affetto- messaggio” fa sì che il piccolo possa manifestare la propria soggettività attraverso il comportamento alimentare e fa di quest’ultimo una metafora d’amore. Accanto al pianto e alla parola, il bambino può utilizzare il rifiuto del cibo o la voracità per esprimere le proprie emozioni, i propri dubbi e le proprie paure.

I benefici dell'allattamento materno

Fin dall’inizio, dunque, il combinarsi della dimensione affettiva con la funzione alimentare attraversa la relazione del piccolo prima con la propria madre e poi con l’ambiente familiare. Questi sono i motivi per i quali il cibo e il comportamento alimentare possono veicolare dinamiche complesse i cui riflessi possono avere delle conseguenze sia all’interno delle relazioni affettive, che nel rapporto stesso del piccolo con il cibo.

Come la madre, anche il bambino è un soggetto con una sua unicità e singolarità: non esiste una ricetta prestabilita che si adatti ad ogni coppia madre-bambino ma deve essere costruita insieme passo dopo passo. Riprendendo le parole di un grande pediatra e psicoanalista, Donald Winnicott, la miglior madre per un bambino è la propria madre.

L’alimentazione dei bambini non è soltanto qualcosa da educare ma, essendo strumento di comunicazione del bambino con il mondo, è importante che venga accolto, interrogato e compreso. Come abbiamo evidenziato finora, l’atto alimentare può diventare dunque “teatro” di una protesta, di atteggiamenti oppositivi, cioè una forma di comunicazione nella quale il vero messaggio è nascosto nel rapporto alterato con il cibo.

Le difficoltà che compaiono nella prima infanzia sono legate talvolta a difficoltà specifiche della crescita o della vita familiare: la ripresa del lavoro della mamma, la nascita di un fratellino, l’inserimento al nido o a scuola... Questi passaggi importanti, se non considerati o se minimizzati, possono cristallizzarsi fino a strutturare quadri di disagio alimentari : tra i più frequenti si trovano le bizzarrie alimentari, rigurgito pronunciato, inappetenza e selettività nella scelta del cibo. Proprio per questo l’ambito nutrizionale, in età evolutiva, non può essere affrontato solo come qualcosa da educare o da medicalizzare ma deve essere accolto, compreso e decifrato. Il compito non è certo dei più semplici ma a essere beneficiato non è solo il benessere fisico del bambino, ma anche la dimensione affettiva e la qualità del rapporto con l’ambiente famigliare prima e sociale poi.

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

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