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Parto in casa, mamme in rivolta a Modena

Partorire in casa è un privilegio in Italia. A Modena mamme e ostetriche sarebbero in rivolta contro il servizio pubblico

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C'era una volta il parto in casa. Quando l'ospedale non era vicino, ed era una necessità perchè si usava fare così: chiamare l'ostetrica, svegliare tutta la famiglia che accorreva numerosa per partecipare al grande evento e supportare la futura mamma e il papà. Oggi partorire in casa è invece una scelta, la legge lo prevede ma nella pratica non è sempre possibile.



GUARDA IL VIDEO: Parto in casa con l'ostetrica



Un gruppo di mamme di Modena con l'appoggio delle ostetriche sarebbero in rivolta per ottenere dal servizio pubblico che faccia ciò che una legge dovrebbe garantire: dare la possibilità alle donne di partorire a casa a spese del servizio sanitario. Costerebbe meno del ricovero in ospedale: 1.000-1.250  euro contro i 1.800 di un normale parto in clinica. In più le statistiche dicono che, se fatto seguendo regolarmente le procedure, il parto in casa (LEGGI) sarebbe il meno rischioso.



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L’ultima mamma a sollevare il caso è Emanuela Federzoni, una trentenne di Castelfranco Emilia che ha partorito il suo secondo figlio in casa, ma con l’assistenza di ostetriche private (LEGGI) in quanto il tentativo di farsi seguire dal servizio sanitario è stato molto complicato. Emanuela si rivolge infatti alla Ausl di Modena, dove il servizio è ufficialmente attivo dal 2004, aspetta qualche settimana che un'ostetrica sia disponibile, ma alla fine non ricevendo risposte certe decide di contattare un centro privato. La differenza di prezzo è rilevante, visto che in regime libero professionale il costo si aggira intorno ai 3 mila euro. La Regione a quel punto rimborsa alla donna l’80 % di quanto speso fino a un massimo di 1.280 euro, non un soldo in più. Nel frattempo i privati che offrono questo servizio prosperano e continuano a offrire ciò che dovrebbe garantire il pubblico. C'è da dire però che ci sono anche province in cui il servizio funziona, come a Reggio Emilia e Parma, in quest'ultima ci sono state 21 richieste di cui 17 accettate e 4 rifiutate per mancanza di requisiti.



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Ma cosa dice la legge regionale 26 del 1998 in merito? “La donna, debitamente informata sull’evento e sulle tecniche da adottare, liberamente può scegliere di partorire nelle strutture ospedaliere, nelle case di maternità o a domicilio” (GUARDA I VIDEO). Per far nascere un bimbo in casa ci sono delle procedure da seguire. Innanzitutto la donna deve essere convinta della scelta e avere una gestazione senza complicanze. L’abitazione deve avere adeguati impianti di riscaldamento, elettricità, acqua potabile e non può essere troppo distante da un ospedale. Due ostetriche devono essere reperibili 24 ore su 24 dalla settimana 37 alla 41 più cinque giorni. In quelle settimane incontrano più volte la futura mamma per conoscerla e prepararla nel modo migliore all’evento.



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Contrarie o meno al parto in casa, il caso sollevato dalle mamme e le ostetriche di Modena lascia spazio a molte discussioni e interrogativi sul perchè sembrerebbe un privilegio in Italia scegliere di mettere al mondo un bambino tra le mura domestiche

Fonte| Il Fatto Quotidiano