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La maternità non è una malattia e non impedisce di lavorare

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La gravidanza non è una malattia ! Le riflessioni dell'ostetrica sulle donne alle quali viene negato il diritto di svolgere la loro professione perché aspettano un bambino

La gravidanza non è una malattia

È di pochi giorni fa la notizia di una donna, una professionista, che non potrà essere un medico perché, essendo in gravidanza, non le è stato concesso di sostenere il periodo di tirocinio obbligatorio prima dell'esame di abilitazione alla professione. Al primo impatto potrebbe essere una notizia qualunque e si potrebbe pensare: il tirocinio è molto pesante e rischioso in alcuni reparti per una donna in gravidanza. E infatti la visita della medicina del lavoro aveva detto alla dottoressa che avrebbe dovuto evitare reparti come malattie infettive e pronto soccorso e invece è stata totalmente esclusa dalla possibilità di sostenere esame di abilitazione e tirocinio.

Mi viene spontanea una riflessione su questo argomento, è possibile che ancora una donna debba essere considerata "malata" e non idonea ad un lavoro solo perché decide di avere un figlio? Ancora la gravidanza viene considerata come una malattia? Esistono dei casi con diagnosi specifiche da parte del ginecologo curante in cui la gravidanza è considerata a rischio, ad esempio minaccia di parto prematuro, ipertensione, gestosi ma sono casi selezionati e certificati. In tutti gli altri casi, la gravidanza è semplicemente una condizione in cui si trova la donna, che non è patologica e non ha un aumento di rischio superiore a quello della popolazione generale.

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Tutto questo è documentato da studi di tantissimi anni e considerare una donna con una gravidanza fisiologica come una malata è semplicemente una discriminazione. Purtroppo credo che la dottoressa in questione non sia l'unico caso e soprattutto, l'area medica non sia l'unico campo in cui questo avviene. La condizione è trasversale per tutte le professioni, capita a molte donne che non vengano assunte se in gravidanza o con intenzione di creare una famiglia. Se vengono assunte capita che le mansioni a loro affidate siano inferiori a quelle che spettano loro solo perché "tanto tra poco tempo resta a casa".

Mamme, donne, esiste una legge, una legge che dice che la gravidanza fisiologica non è una malattia invalidante e non impedisce il lavoro. Se tutto procede in maniera fisiologica e voi ne avete voglia potete addirittura lavorare fino alla fine dell'ottavo mese di gravidanza. Certo ci vogliono delle tutele e delle attenzioni alla tipologia di lavoro che andrete a svolgere ma nessuno dovrebbe negarvi il lavoro solo sulla base dello stato di gravidanza. Nel caso in cui succeda vi sono molte associazioni onlus che si occupano dei diritti della donna in gravidanza, rivolegetevi a loro come tramite con i datori di lavoro.

Permettetemi ora una riflessione da donna e da professionista della nascita. Le donne che desiderano un bambino spesso si trovano costrette a rimandare per conquistare una condizione economica più stabile, si dedicano allo studio e al lavoro, alla formazione personale e professionale. Spesso questa è una scelta obbligata e quando finalmente riescono a raggiungere la stabilità necessaria il lavoro crea loro problemi. Il genere umano dovrebbe ogni tanto ricordarsi da dove viene, che solo attraverso il percorso, l'avventura di una donna in gravidanza la vita è possibile, la continuazione della specie è possibile e persino il lavoro è possibile.

Non concepisco proprio come, in nome di una fantomatica sicurezza della donna, si privi la donna, la professionista, della possibilità di lavorare (dopo aver tanto faticato) e di diventare mamma.

Una società che non rispetta la maternità, la donna e la nascita è, a mio parere, una società destinata all'estinzione. La nascita è la vita stessa, è l'inizio di ogni cosa e ogni donna dovrebbe poter scegliere quando e come senza rinunciare alla sua identità di professionista. Mamme, donne e professioniste penso che tanto dobbiamo fare insieme per consentirci di vivere al meglio questa esperienza. Facciamo sentire la nostra voce in tutti i modi possibili e non smettiamo mai di pretendere rispetto e uguaglianza per il nostro corpo e per il nostro lavoro.

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