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Congedo maternità più lunghi? Parlamento europeo dice no

Il parlamento europeo ha rinviato alla commissione parlamentare Diritti della donna e uguaglianza di genere la proposta di direttiva sul congedo maternità. I punti più controversi la durata del congedo e l’ipotesi di un congedo di paternità o co-maternità obbligatorio

Il parlamento europeo ha rinviato alla commissione parlamentare Diritti della donna e uguaglianza di genere la proposta di direttiva sul congedo maternità. I punti più controversi la durata del congedo e l’ipotesi di un congedo di paternità o co-maternità obbligatorio. La relazione chiedeva di prolungare fino a 20 settimane il periodo di congedo maternità (contro le 18 proposte), di cui 6 da prendere obbligatoriamente dopo il parto e remunerate con il 100% dell'ultimo stipendio.
Proponeva inoltre di rafforzare i diritti delle donne prima e dopo il parto e di introdurre un congedo paternità – o co-maternità - di due settimane obbligatorie, regolarmente retribuite. Proposte non condivise in Parlamento a quanto pare, infatti si procederà a un ulteriore esame della questione a livello di commissione parlamentare.

Il Parlamento si è però pronunciato sulla direttiva relativa alla parità di trattamento delle lavoratrici autonome e dei coniugi coadiuvanti, specie in materia di sicurezza sociale.
Il rinvio alla commissione "donne" della relazione di Edite ESTRELA (PSE, PT) è stato deciso con 347 voti favorevoli, 256 contrari e 10 astensioni. Di conseguenza sarà il Parlamento risultante dalle prossime elezioni di giugno a trattare la questione. La relazione accoglieva con favore la proposta della Commissione volta a migliorare la protezione offerta a lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, permettendo loro di conciliare meglio la vita familiare con quella professionale e di essere maggiormente in grado di restare sul mercato del lavoro o di rientrarvi.

Approvando con 550 voti favorevoli, 14 contrari e 57 astensioni la relazione di Astrid LULLING (PPE/DE, LU), il Parlamento ha accolto con favore la proposta di modificare il quadro giuridico comunitario relativo all'applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto concerne i lavoratori autonomi e i relativi coniugi, al fine di attuarlo in modo più efficace. Ha però presentato taluni emendamenti.
 
Contrariamente alla Commissione, che propone un'affiliazione ai regimi di sicurezza sociale su base volontaria, il Parlamento ritiene che questa dovrebbe essere obbligatoria e, pertanto, sostiene che gli Stati membri dovrebbero prendere le misure necessarie affinché i coniugi coadiuvanti possano beneficiare di un livello di protezione almeno equivalente a quello dei lavoratori autonomi, alle stesse condizioni applicabili a questi ultimi. Tali misure, precisa un emendamento, dovrebbero garantire l'affiliazione autonoma dei coniugi coadiuvanti ai regimi di previdenza sociale esistenti per i lavoratori autonomi per quanto riguarda l'assistenza sanitaria e le pensioni d'invalidità e vecchiaia. I contributi previdenziali dei coniugi coadiuvanti, inoltre, dovrebbero essere detraibili dalle imposte in quanto spese di gestione, alla stessa stregua della remunerazione effettivamente corrisposta al coniuge.
 
Un altro emendamento chiede agli Stati membri di adottare i provvedimenti necessari affinché le lavoratrici autonome e le coniugi coadiuvanti possano beneficiare di un periodo di congedo di maternità «adattato alle loro esigenze specifiche» e che consenta loro di scegliere la durata nei limiti previsti per i lavoratori dipendenti

Fonte: http://www.europarl.europa.eu/

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