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I lavori a rischio in gravidanza

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Quali sono i lavori a rischio in gravidanza? La legge tutela la donna incinta che non deve svolgere mansioni potenzialmente pericolose

Lavori a rischio in gravidanza

La donna in gravidanza è tutelata dalla legge. Se il suo lavoro e/o l’ambiente lavorativo presentano dei rischi per la gravidanza devono essere opportunamente valutati e identificati al fine di garantire sicurezza alla madre e al feto. Quali sono i lavori a rischio in gravidanza?

Diciamo innanzitutto che il datore di lavoro deve valutare i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, adottare le misure necessarie affinché l'esposizione al rischio delle lavoratrici sia evitata, affidare alla lavoratrice altre mansioni, se non si riesce ad eliminare il rischio.

Elenco lavori a rischio in gravidanza

La donna in gravidanza può avere un lavoro a rischio se ha mansioni di:

  • lavoro pesante in posizioni scomode
  • lavori svolti in ambienti dal clima sfavorevole: troppo rumorosi, polverosi, troppo caldi o troppo freddi
  • lavori che comportano il sollevamento di carichi pesanti
  • lavori rumorosi
  • lavori che obbligano a stare in piedi per più di metà dell'orario di lavoro
  • lavori soggetti a vibrazioni continue
  • lavori che espongono a sostanze chimiche dannose (a contatto o inalate), esposizione ad agenti biologici, esposizione a radiazioni ionizzanti

La donna, assieme al datore di lavoro, valuterà se è soggetta ad obbligo di cambio mansione o dovrà avvalersi dell'astensione anticipata per lavoro a rischio.

Se la gravidanza prosegue regolarmente e non sussistono problemi di salute della madre e del feto l’ambiente di lavoro dovrà essere adeguatamente studiato per valutare se da esso provenga un eventuale rischio di salute.

Nel caso che si verifichi questa eventualità la donna potrà essere spostata in un ambiente sicuro e salubre dove espleterà:

  • Lavori di  ricerca
  • Lavori amministrativi
  • Lavori in biblioteca
  • Lavori di portineria

I lavori sopra citati sono ritenuti salubri qualora la gestante debba espletare mansioni compilative, di organizzazione, di scrittura, di rilegatura. Non dovrà usare scale portatili, moderare l’utilizzo della fotocopiatrice, presenziare in luoghi dove vi è possibile contagio biologico, chimico o radioattivo. Inoltre deve limitare l’uso del videoterminale a 20 ore la settimana.

Naturalmente tutto ciò deve essere valutato soggettivamente dalla gestante. Se nel quadro clinico della gravidanza subentrano piccoli problemi che possono essere peggiorati dai lavori sopra citati è logico valutare caso per caso prima di definire il lavoro salubre per lei al 100%.

Un esempio è la presenza della lombalgia: anche la postura seduta l’aggrava, o la nausea mattutina, che può essere aggravata dall’uso dei mezzi di trasporto o da odori particolari. Inoltre è da valutare la destrezza e l’equilibrio materno e da capire se i lavori a lei consigliati le permettano di non esporsi a inutili pericoli: ad esempio pavimenti scivolosi o spazi ristretti

Parto prematuro, come evitarlo

Maternità anticipata per lavoro a rischio

Il congedo obbligatorio sarà anticipato a tre mesi prima del parto se sussistono problemi di salubrità lavorativa, e vigerà il divieto assoluto di adibire la gestante a lavoro insalubre fino a sette mesi dopo il parto se non può essere adeguatamente spostata a mansione migliore.

Il datore di lavoro assieme al medico competente dichiara se sono presenti problemi per il mantenimento della salute della gestante e del piccolo,  provvederà a fare della prevenzione e dell’informazione chiara sui rischi possibilmente presenti. Deciderà se spostare la donna ad una mansione più sicura qualora fosse possibile altrimenti, previa comunicazione alla direzione provinciale del lavoro, consentirà alla lavoratrice di usufruire del congedo anticipato dal lavoro.

Le esposizioni ai raggi ionizzanti nei particolari lavori che le sfruttano sono vietate anche alle donne che allattano e per quanto riguarda il lavoro con turni di notte ricordiamo che non sono sono obbligati a prestare lavoro notturno:

  • la donna incinta per tutta la durata della gravidanza e fino al compimento del primo anno di vita del bambino
  • la madre di un figlio di età inferiore a 3 anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
  • la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a 12 anni.
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Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
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