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In gravidanza niente “cin, cin”… solo acqua!

Anche piccole quantità di alcol giungono al feto perchè superano la barriera della placenta e possono causare la sindrome alcolica fetale

La sindrome alcolica fetale (FAS) è causata dal consumo di alcool durante la gravidanza. È stata scoperta agli inizi degli anni ’70 e nel bambino può portare a: anomalie craniofacciali (tra cui microcefalia), disfunzioni del sistema nervoso centrale (iperattività, deficit di attenzione, ritardo mentale e disfunzioni dell’apprendimento) e rallentamento della crescita. Possono essere presenti complicazioni renali, cardiache (difetto del setto) e gastriche. I bambini colpiti da FAS hanno caratteristiche facciali tipiche: occhi piccoli e distanziati tra loro, naso piccolo e rivolto in su, mento "sfuggente" (anormale sviluppo mandibolare), danni alla cornea, ipotonicità muscolare a livello della muscolatura estrinseca dell'occhio.

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L’abuso di alcol in gravidanza è causa di danni ai fattori di crescita e può provocare anche con ritardo mentale. Ad affrontare l’argomento è una ricerca pubblicata sulla rivista Neurobiology of Aging realizzata dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr e dal Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio (Università La Sapienza di Roma).
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Niente alcool in gravidanza!
A parità di statura, il corpo delle donne contiene una minore percentuale di acqua rispetto agli uomini, per cui, dopo aver bevuto un uguale quantitativo di una bevanda alcoolica, la concentrazione di alcool nel sangue delle donne è maggiore rispetto a quella degli uomini. I tempi di eliminazione dell’alcool, già lunghi nella donna, sono per il feto ancora più dilatati. Se una donna incinta consuma bevande alcoliche, l’alcol e, soprattutto, l’acetaldeide (prodotto della metabolizzazione dell’alcol) giunge direttamente nel sangue del nascituro attraverso la placenta. Il feto non essendo in grado di metabolizzare l’alcool come un adulto, viene di conseguenza esposto più a lungo ai suoi effetti nocivi.

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Le donne fertili, sessualmente attive, che consumano più di 7 bevande a settimana e non usano contraccettivi efficaci, rischiano una gravidanza esposta all’alcool e di dare alla luce un bambino con deficit intellettivi, cognitivi e psicosociali. La probabilità di danneggiare il feto aumenta proporzionalmente al consumo di alcol da parte della madre: ad alto rischio sono i bambini la cui madre ha consumato almeno 80 grammi di alcool puro al giorno. Tuttavia, anche l’assunzione abbondante, ma sporadica, di alcool rappresenta un pericolo per lo sviluppo del feto, poiché il consumo di alcool può influire sul suo sviluppo in ogni momento della gravidanza.

La ricerca
Abusare di alcolici è già di per sé dannoso. Ma lo è ancor di più durante la gestazione, quando può provocare seri danni e gravi malformazioni al nascituro. A spiegarlo una ricerca realizzata dall’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) con l’Istituto superiore di sanità e il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio presso l’Università La Sapienza di Roma, pubblicata sulla rivista Neurobiology of Aging. Per l’indagine è stato utilizzato un modello animale sperimentale di sindrome feto alcolica.

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I risultati della ricerca”, spiega Marco Fiore dell’Ibcn-Cnr, “hanno mostrato che nei topi anziani nati da madri esposte durante la gravidanza ad alcol i fattori di crescita Ngf, Bdnf, Hgf e Vegf hanno subito delle alterazioni, sia nel cervello sia nel fegato e nel rene. In particolare l’Ngf (Nerve growth factor) scoperto da Rita Levi-Montalcini, ha un ruolo chiave nella vita delle cellule nervose del cervello e del sistema nervoso periferico, il Bdnf (Brain derived neurotrophic factor) previene la degenerazione delle cellule cerebrali, l’Hgf regola crescita e metabolismo delle cellule epatiche e ha un ruolo di protezione delle cellule nervose del cervello, il Vegf, partecipa ai processi rigenerativi dei tessuti vascolari e del fegato a seguito del danno indotto da epatiti”.

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I dati evidenziano effetti diversi a seconda della modalità dell’esposizione ad alcool durante la gravidanza.

Il danno cerebrale nel topo anziano a livello dei fattori di crescita non si osserva se l’esposizione avviene sotto forma di vino rosso, grazie alla presenza di composti con proprietà antiossidante e neuroprotettiva come polifenoli e antociani”, prosegue Mauro Ceccanti del Centro di riferimento alcologico.

Dati più recenti, in via di pubblicazione, hanno dimostrato come tale protezione a livello dell’Ngf e del Bdnf è stata osservata anche su tessuti del sistema endocrino come la tiroide. Pur tuttavia gli effetti deleteri dell’alcool sul fegato e sul rene ‘anziano’ sono osservabili anche se l’alcool viene somministrato sotto tale forma, vale a dire che gli effetti antiossidanti e neuroprotettivi non sono comunque sufficienti a contrastare totalmente il danno indotto dall’alcool durante la gravidanza”.

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Sono circa il 4,7% i bambini che presentano alla nascita forme non conclamate di sindrome feto alcolica e di questi ben lo 0,8% dei nuovi nati mostra addirittura un ritardo mentale con dismorfologie facciali, alterato sviluppo delle ossa del cranio e deficit di crescita”, conclude Fiore.

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La relazione tra esposizione all’alcool nel grembo materno e gravità del danno nel nascituro, così come gli effetti a lungo termine, non sono ancora determinati con certezza. Il rischio di partorire un bambino con sintomi della sindrome fetale alcolica comunque esiste. Alcuni fattori come fumo di sigarette, consumo di droghe o farmaci, stress ambientali o maggiore sensibilità della madre all’alcool anche per cause genetiche possono amplificare tale danno. Altri, per esempio una dieta equilibrata e ricca di verdure o l’assunzione di vitamine soprattutto del gruppo B, come l’acido folico o la tiamina, possono invece contribuire a limitare il danno”.

Silvia Casini
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