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Aborto tardivo e parto pretermine

Quali sono i fattori di rischio di un aborto tardivo o di un parto pretermine? E quali sono i sintomi?

PARTO PRETERMINE E ABORTO - Secondo le indicazioni fornite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità si definisce parto pretermine il parto che avviene prima della 37sima settimana di gravidanza. Tuttavia i maggior rischi e complicanze, anche legati alle probabilità di sopravvivenza, riguardano i parti che avvengono prima della 32sima settimana.

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SOPRAVVIVENZA DOPO UN PARTO PRETERMINE - Se dopo la 32sima settimana le probabilità di sopravvivenza del bambino sono piuttosto alte così come sono più basse le complicanze sul piano neurologico, i problemi insorgono con maggiore frequenza nei bambini nati estremamente prematuri. Ad esempio un parto pretermine prima della 26sima settimana di gestazione è altamente collegato ad un danno neurologico importante.
Secondo le classificazioni attualmente in uso viene definito parto pretermine quello che va da dalla 24sima alla 32sima settimana di gestazione e molto precoce quello che avviene prima della 24sima gestazione.
In tal senso il confine legato alle possibilità di sopravvivenza del feto, e che in qualche modo  distingue il parto estremamente precoce da un aborto tardivo, è molto labile. Generalmente si fissa alla 22sima settimana perchè a quest'epoca sono estremamente rari i casi di feti sopravvissuti alla nascita.

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PARTO PRETERMINE, CAUSE - Il parto pretermine può essere classificato come spontaneo (rappresenta il 70-80 percento del totale) oppure iatrogeno, cioè eseguito dietro indicazione medica.
Nel primo caso le cause che possono favorire le contrazioni, la rottura del sacco amniotico e il parto  possono essere di diversa natura: dalle infezioni vaginali all'incontinenza cervicale che porta la cervice ad aprirsi anche in assenza di contrazioni, fibromiomi e malformazioni all'utero, anomalo aumento della quantità di liquido amniotico (polidramnios), preeclampsia, ritardo nella crescita, gravidanza multipla, distacco della placenta o emorragia da placenta previa, rottura delle acque.



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VALUTAZIONE DEL RISCHIO DI PARTO PRETERMINE - E' piuttosto difficile predire l'evenienza di un parto pretermine, a meno che non ci siano precedenti in tal senso (tuttavia presente solo nel 30% dei parti prematuri). E' bene fare una cervicometria, misurazione della lunghezza della cervice che deve essere di almeno 15 mm nelle gravidanze singole e almeno 25 nelle gravidanze gemellari. In caso di un valore troppo basso il rischio di un parto pretermine è del 55%.
Inoltre è utile valutare la dilatazione dell'orifizio uterino interno

MINACCIA DI PARTO PRETERMINE O DI ABORTO TARDIVO - In caso di minaccia di parto pretermine (che si presenta con contrazioni, perdite ematiche, valore anomalo della cervicometria) si procede con una terapia farmacologica che ha lo scopo non tanto di impedire la nascita prematura ma di indurre la maturazione del polmoni del feto e di prolungare la gravidanza il tempo necessario per trasferire la gestante in un ospedale attrezzato.

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In caso di cervicometria inferiore a 15 mm è utile il cerchiaggio dell'utero, che consiste in un intervento chirurgico che si effettua in anestesia totale. Consiste nell'inserimento di una piccola fascetta circolare nella cervice uterina, finalizzata a “chiuderla” e ad evitare che questa dilatandosi e raccorciandosi scateni un parto prematuro.
Si può eseguire già dalla 12°/14° settimana laddove la storia clinica confermando una incompetenza cervicale preveda la possibilità di un aborto o di un parto estremamente prematuro (prima della 32° settimana) e quindi si esegue a livello "preventivo" o di "emergenza" in qualsiasi epoca della gravidanza, in genere tra la 20° e la 26° settimana

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