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Negare la gravidanza: non volere o non capire di essere incinte

La donna non ammette o non capisce di essere incinta. Questo stato può durare pochi mesi o arrivare, addirittura, fino al giorno del parto e, nei casi più gravi, può portare all’infanticidio o all’abbandono

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    Redazione PianetaMamma 17 ottobre 2012
    di Lucia D’Addezio

    La donna non ammette o non capisce di essere incinta. Questo stato può durare pochi mesi o arrivare, addirittura, fino al giorno del parto e, nei casi più gravi, può portare all’infanticidio o all’abbandono. E' una conseguenza, spesso, nelle vittime di violenza, traumi, stupro. Esistono molti processi psichici e psicologici femminili che sono connessi in maniera differente alla gestazione. Un fenomeno generalmente poco conosciuto e per lo più “sommerso” è però la “negazione della gravidanza”. Nella negazione di gravidanza, a differenza per esempio della depressione post partum, la donna non riconosce (oppure non vuole riconoscere) i sintomi della gestazione, decidendo di comportarsi come se tutto fosse normale.



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    Questi delicati processi psicologici portano le donne a non preoccuparsi della propria alimentazione durante i fatidici nove mesi, e, cosa ancora più grave, a non smettere di fumare, bere ed in generale a non attuare le fondamentali cure prenatali di base. La negazione può durare pochi mesi o arrivare, addirittura, fino al giorno del parto. Proprio a causa della negazione della gravidanza, il parto viene percepito in maniera più traumatica e shockante del normale (LEGGI) e, non di rado, la nascita di un bambino “negato” culmina con l’infanticidio o l’abbandono.

    Esistono diversi tipi di negazione: quella “totale” in cui mancano addirittura tutti i segnali fisici collegabili alla nascita di un bambino, come il pancione; e quella “parziale”, che comunque può condurre ad episodi post-natali gravissimi, mettendo a rischio la vita del bimbo e della madre. Alcuni studiosi francesi hanno deciso di studiare questo preoccupante fenomeno. Il monitoraggio é durato 7 anni ed ha preso a campione 2.550 donne in cura presso il reparto maternità di “Denain e Valenciennes”. Come riportato da Donna Moderna: “Gli autori hanno osservato e descritto 56 casi di negazione di gravidanza, di cui 29 casi di ‘negazione totale’  (con 6 decessi di neonati), durata fino al momento del parto. Caratteristica essenziale del diniego: il corpo non presenta sintomi di gravidanza (non c’è il pancione, per intenderci) e le donne non avvertono i movimenti del piccolo nel loro addome.”



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    In aggiunta, va notato come la donna di frequente venga abbandonata a sé stessa sia dal partner che dai familiari che non si accorgono della situazione oppure si accontentano delle giustificazioni negazioniste della gestante.
    “L’assenza di mestruazioni – continua Donna Moderna - può essere attribuita a periodi irregolari, oppure possono esservi dei sanguinamenti, in gravidanza, che possono far pensare alle mestruazioni. Il partner della donna o i suoi familiari non riconoscono anch’essi lo stato di gravidanza, oppure colludono con la gestante nella sua negazione". Spesso gli stessi medici cadono in errore e attribuiscono i segni della gravidanza ad altre patologie.

    Gli studiosi hanno messo in luce i problemi psicologici collegati a questi eventi traumatici: la negazione della gravidanza spesso coincide con violenze subite durante l’infanzia o con una gestazione conseguente ad uno stupro. “Quanto ai casi di ‘negazione parziale’, la maggior parte delle donne scopre di essere incinta tra il quinto e il nono mese di gravidanza. Si tratta comunque di un fortissimo shock, anche perché spesso il parto avviene tra i dolori e nella più estrema solitudine. Ma il dolore più grande viene forse dopo, quando ci si rende conto di come sono andate le cose e (in alcuni casi) di aver ucciso, o lasciato morire, il proprio bambino.







    In quest’ottica va evidenziata l’importanza della famiglia, del partner e delle strutture sanitarie che dovrebbero individuare il problema (ma che spesso non lo fanno) garantendo la salute sia della madre che del futuro nascituro.


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    Commenti

    Frédérique Noko giovedì, 7 febbraio 2013

    Dottoressa

    Diniego o negazione ? la questione è piu rilevante di quello che sembra. In effetti, nel contesto psicanalitico, queste due parole ricoprono due meccanismi diversi.
    La negazione a concede ai pensieri turbanti l’accesso alla coscienza , alla condizione di essere negati. Cosi facendo, l’idea turbante è presente nella mente ma risulta inocua.
    Il diniego è un meccanismo di difesa diverso. I pensieri sono una fonte di sofferenze tale da non potere nemmeno essere concepiti. Quindi la loro esistenze è occultata dalla mente, in modo di proteggere l’individuo.
    Nel primo caso, il fatto è negato ma comunque presente, nel secondo, il fatto doloroso è come cancellato, inesistente.
    Quindi , nel caso in cui la donne non è consapevole di essere incinta, si parla di diniego di gravidanza. Una sfumatura determinante : in 2009, nel caso “Courjault”, avvenuto in Francia, la madre è stata condannata a 8 anni di reclusione perché 2 esperti su 3 hanno accertato che la donna era consapevole delle sue 3 gravidanze. ”Siamo nella negazione, ha spiegato Simone Lamiraud-Laudinet, psicologa. Lei sa ma rifiuta questa realtà senza tenere conto delle conseguenze. L’imputata sapeva di essere incinta”.

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