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La rosolia in gravidanza

la rosolia è una malattia che si risolve positivamente nella gran parte dei casi tuttavia, se viene contratta durante la gravidanza, può avere delle conseguenze molto gravi. È infatti la malattia infettiva che più delle altre può provocare malformazioni fetali

di Beatrice Spinelli

La rosolia è una malattia infettiva caratterizzata solitamente dalla comparsa di esantemi su alcune parti del corpo. È causata da un virus, definito rubeovirus (LEGGI), che si trasmette attraverso le goccioline disperse dalle secrezioni respiratorie delle persone infette, ad esempio tramite tosse e starnuti. La trasmissione del virus può avvenire da 10 giorni prima fino a 15 giorni dopo l’eruzione degli esantemi.

I sintomi in genere comprendono febbre lieve, rigonfiamento doloroso delle ghiandole dietro il collo a cui segue l’eruzione cutanea generalizzata che provoca rossore in particolare nella zona del viso. Quest’ultimo sintomo è spesso di brevissima durata o addirittura inapparente.
La malattia può dare corso a delle  complicazioni che possono essere di lieve entità, nel caso dei dolori articolari o artrite temporanea (soprattutto negli adolescenti e negli adulti), o molto gravi come trombocitopenia (1 caso ogni 3.000) ed encefalite (1 caso ogni 5.000).


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Si tratta quindi di una malattia che si risolve positivamente nella gran parte dei casi tuttavia, se viene contratta durante la gravidanza, può avere delle conseguenze molto gravi. È infatti la malattia infettiva che più delle altre può provocare malformazioni fetali (LEGGI). Se si è già contratta la rosolia si diventa immuni, è importante quindi sottoporsi al Rubeo test all’inizio della gravidanza se si sa di non aver avuto la malattia o anche solo se si ha il dubbio.

Se non si è immuni è necessario fare il test con una certa frequenza durante tutto il corso della gravidanza mentre se si risulta immuni il test non viene più ripetuto. In caso di infezione durante la gravidanza il virus viene trasmesso al feto attraverso la placenta e può essere responsabile della rosolia congenita, una sindrome pericolosissima per il feto.

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La maggior parte dei casi di rosolia congenita si verifica come conseguenza di un’infezione materna primaria, inoltre il rischio aumenta nella seconda gravidanza e così progressivamente anche nelle successive. È importantissimo infatti che le donne non immuni che hanno portato a termine una gravidanza vengano vaccinate subito dopo il parto allo scopo di evitare, in una gravidanza successiva, le conseguenze di un’eventuale infezione rubeolica (LEGGI). La sindrome della rosolia congenita (CRS) può provocare gravi danni al bambino. Si tratta infatti di una malattia che può causare sordità, ritardo mentale, cataratta ed altre affezioni degli occhi, malattie congenite del cuore, malattie del fegato e della milza.
C’è da dire anche che un bambino con sindrome da rosolia congenita può eliminare il virus attraverso le urine per circa un anno dalla nascita e quindi essere fonte di infezione per altre donne non immuni.



L’epoca gestazionale durante la quale la madre contrae l’infezione costituisce un fattore determinante per stabilire le probabilità di trasmissione della malattia al bambino e del grado di gravità dei danni al feto. Infatti dalla 12° alla 28° settimana di gestazione la placenta risulta molto efficace per contrastare l’infezione mentre il feto è maggiormente esposto al rischio nel corso del I e del III trimestre.

Nel caso in cui la madre contragga la malattia durante il primo trimestre (LEGGI), i rischi maggiori sono l’infezione della placenta, l’aborto, la morte fetale e saranno anche elevate le probabilità che il bimbo nasca con la sindrome da rosolia congenita. Il rischio di danni per il feto si riduce con il progredire dell’età gestazionale: 52% in caso di infezione materna prima dell’8a settimana, 36% tra la 9a e la 12a, 10% tra la 13a e la 20a e nessun danno, o comunque un rischio bassissimo, oltre la 20a settimana.
Purtroppo non esiste alcuna terapia specifica per contrastare l’infezione in atto, né alcuna possibilità di prevenire la trasmissione materno-fetale del virus nel caso in cui la madre contragga l’infezione in gravidanza. L’unica strategia efficace per la prevenzione della rosolia congenita consiste nella vaccinazione. Tutte le donne in età fertile nelle quali l’immunità dalla malattia non è certa dovrebbero essere vaccinate e i medici consigliano di evitare una gravidanza per tre mesi successivi alla vaccinazione.


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Il vaccino contro la rosolia è combinato con il vaccino contro il morbillo e la parotite (vaccino MPR). E' costituito da virus vivi attenuati, cioè modificati in modo da renderli innocui, ma capaci di stimolare le difese naturali dell'organismo. Prima dell’introduzione del vaccino erano molto frequenti le epidemie di rosolia ed era molto alta l’incidenza della malattia nelle donne in gravidanza con gravissimi rischi di aborto e sindromi da rosolia congenita per il feto. Con l’avvento del vaccino le epidemie sono diminuite e  il numero dei casi di rosolia congenita si è notevolmente ridotto.

Complicanze della rosolia - Frequenza nei casi

- enfacelite 1 su 5 - 6.000

- trombocitopenia 1 su 3000

- Sindrome da rosolia congenita 85% dei bambini se la madre si infetta nel 1° trimestre di gravidanza

- morte 1 su 30.000